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Qual è il regime fiscale per l’acquisto di una pertinenza?

4 febbraio 2017


Qual è il regime fiscale per l’acquisto di una pertinenza?

> Diritto e Fisco Pubblicato il 4 febbraio 2017



Abbiamo acquistato in comunione di beni un appartamento e due posti auto, grazie all’agevolazione prima casa. Vogliamo acquistare una soffitta. Qual è il regime fiscale previsto?

Il nostro lettore pone sostanzialmente due domande:

1) se l’acquisto di una soffitta (con categoria C/2) è soggetto a Iva oppure, essendo passati più di 5 anni dal primo acquisto, a imposta di registro;

2) se può godere per l’acquisto della pertinenza (categoria C/2) del beneficio prima casa e, quindi, dell’Iva al 4% o dell’imposta di registro al 2%, a seconda della risposta di cui al punto precedente.

Occorre partire dalla seconda domanda: egli può godere dell’agevolazione prevista per acquisto di prima casa trattandosi di pertinenza (soffitta) della prima casa, di cui non sembra aver goduto di alcuna agevolazione. Ciò è stato chiarito dall’Agenzia delle Entrate [1] che ha specificato come le agevolazioni prima casa si possono applicare alle pertinenze, purché queste siano classificate o classificabili nelle categorie catastali C/2, C/6 e C/7 e limitatamente a una sola pertinenza per ciascuna categoria. Per potergli confermare l’agevolazione occorre, tuttavia, conoscere come è stato accatastato l’immobile (il box) acquistato in precedenza, poiché se risulta anche con categoria C/2 allora non potrà effettuare un nuovo acquisto agevolato con la stessa categoria: la circolare precisa, infatti, che oltre all’abitazione è possibile acquistare in modo agevolato una sola pertinenza per ciascuna categoria e, quindi, un C/2, un C/6 e un C/7.

Con riferimento alla prima domanda, con molta probabilità il curatore fallimentare in sede di decreto di trasferimento deciderà di optare per l’applicazione del regime Iva, anziché quello naturale dell’esenzione [2]. La scelta del curatore non è opinabile e non può essere contestata dall’acquirente poiché il curatore così facendo (richiesta dell’opzione Iva anziché l’esenzione) evita di dover restituire l’Iva detratta sugli acquisti per la costruzione dell’immobile.

In conclusione, la scelta se applicare l’Iva o chiedere l’esenzione (e, quindi, applicare l’imposta di registro) spetterà esclusivamente al curatore, che potrebbe anche decidere (ove non conoscesse nel dettaglio quanto detto) di richiedere l’esenzione, facendo pagare l’imposta di registro al 2%, certamente più conveniente rispetto all’Iva al 4%.

Al lettore si può consigliare di attendere la decisione del curatore (se applicare Iva o l’imposta di registro) manifestando allo stesso solo il diritto ad avere l’agevolazione prima casa: sarà il curatore poi a comunicargli se pagare l’Iva (4%) o l’imposta di registro (2%).

Articolo tratto da una consulenza dell’avv. Paolo Florio

note

[1] Circ. 12/E del 01.03.2007.

[2] Entrambi previsti dall’art. 10, co. 8-bis, d.P.R. n. 633 dell’11.11.1972.

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