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Codice di identificazione sbagliato: cartella da annullare?

4 febbraio 2017


Codice di identificazione sbagliato: cartella da annullare?

> Diritto e Fisco Pubblicato il 4 febbraio 2017



Ho ricevuto una cartella Equitalia per omessi pagamenti. Nel 2015 mi sono accorto che le sanzioni sono esposte col codice tributo 1600 eliminato dal 2002. Posso chiederne l’annullamento (sto pagando a rate)?

La cartella di pagamento, come ogni altro atto relativo a tasse ed imposte, può essere impugnato dinanzi alle competenti Commissioni Tributarie entro sessanta giorni dalla notificazione. È pertanto ampiamente scaduto, nel caso esaminato, il termine per poter validamente impugnare la cartella in sede giurisdizionale (cioè dinanzi alla competente Autorità Giudiziaria); la cartella cioè è divenuta definitiva e ad oggi non è più impugnabile e contestabile.

Si tenga comunque conto che anche se l’atto fosse stato ancora impugnabile:

1) la sottoscrizione, senza esprimere alcuna riserva, di un piano di rateizzazione viene considerata in copiosa giurisprudenza come riconoscimento del debito, cioè come ammissione della permanente sussistenza dell’obbligo di pagare l’importo richiesto [1];

2) la nullità della cartella è riconosciuta in giudizio solo nei casi in cui espressamente la legge la sancisca e solo per errori che possano comportare una significativa compressione del diritto di difesa del contribuente (e l’errore del codice di identificazione non rientra in alcuno dei predetti casi).

Da notare, infine, che è pure scaduto il termine (di 90 giorni) per poter richiedere in autotutela l’annullamento della cartella all’Ente della Riscossione (con atto che avrebbe potuto presentarsi direttamente all’Agente della riscossione e con obbligo di risposta, da parte dell’Ente creditore, entro 220 giorni dalla presentazione sotto pena di estinzione dell’obbligo di pagamento).

Articolo tratto da una consulenza dell’avv. Angelo Forte 

note

[1] Corte App. Roma sent. n. 6602 del 04.09.2014; Corte App. Milano sent. n. 25 del 2008; Trib. Como sent. n. 95 del 31.03.2008.

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