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Come dimostrare di avere la residenza all’estero?

4 febbraio 2017


Come dimostrare di avere la residenza all’estero?

> Diritto e Fisco Pubblicato il 4 febbraio 2017



Come dimostrare che ho la residenza all’estero? Avevo buoni postali e libretto postale cointestati con mia madre che ora ha messo i soldi su un libretto intestato solo a me. Come devo comportarmi?

Al fine di calcolare le imposte sul reddito sono considerati non residenti in Italia coloro che non sono iscritti presso gli uffici delle anagrafi comunali dei residenti per la maggior parte del periodo d’imposta, cioè per almeno 183 giorni (184 per gli anni bisestili), e non hanno nel territorio dello Stato italiano né il domicilio, inteso come sede principale di affari e interessi, né la residenza,  intesa come dimora abituale. In assenza di uno solo di questi elementi il contribuente viene considerato residente. I cittadini che hanno effettivamente trasferito la propria residenza in altra nazione devono essere pronti a fornire la prova del reale trasferimento all’estero e, quindi, dimostrare che non hanno più dimora abituale oppure il complesso dei rapporti riguardanti gli affari e gli interessi familiari, sociali e morali. Allo scopo, è possibile utilizzare qualsiasi mezzo di prova di tipo documentale: ad esempio, il certificato di matrimonio, il certificato di residenza, la documentazione relativa all’abitazione e al mutuo, la documentazione relativa al lavoro svolto e al sussidio di disoccupazione, in altre parole, ogni atto utile ad attestare la residenza all’estero, opportunamente datati, tradotti e muniti di postille, in base alla Convenzione de L’Aia del 5 ottobre 1961, apposta presso la Prefettura o ufficio equivalente, di riferimento. Si può suggerire al lettore, in maniera da rendere la procedura più rapida, di verificare se presso il Consolato italiano sito nello Stato in cui risiede è presente un ufficio che si occupa specificamente di tale incombenza.

Inoltre, i non residenti che hanno prodotto redditi o possiedono beni in Italia sono tenuti a versare le imposte allo Stato italiano, salvo eccezioni previste da eventuali Convenzioni per evitare le doppie imposizioni stipulate tra lo Stato italiano e quello di residenza. Tali convenzioni sono dei particolari accordi internazionali bilaterali che individuano quale dei due Stati contraenti debba esercitare il proprio potere impositivo nei confronti di soggetti residenti in uno di essi che abbiano maturato redditi nell’altro.  Oggetto delle convenzioni sono le imposte sul reddito e, in alcuni casi, alcuni elementi del patrimonio e disciplinano, inoltre, la cooperazione tra le amministrazioni fiscali degli Stati contraenti. Il loro intento è quello di eliminare le doppie imposizioni e prevenire l’evasione/elusione fiscale, frequente in caso di cambio di residenza internazionale.

Quanto detto viene confermato anche dalla giurisprudenza. La Corte di Cassazione ha evidenziato che ai fini delle imposte sui redditi si considerano residenti nello Stato le persone fisiche che per la maggior parte del periodo d’imposta si trovino in una delle seguenti condizioni (tra loro alternative):

  1. a) sono iscritte nelle anagrafi della popolazione residente;
  2. b) hanno la residenza o
  3. c) il domicilio nel territorio dello Stato ai sensi del codice civile [3].

Si considerano residenti, salvo prova contraria, anche i cittadini italiani cancellati dalle anagrafi della popolazione residente ed emigrati in Stati o territori aventi un regime fiscale privilegiato, individuati con decreto del ministro delle Finanze [4]. Tale norma prevede una presunzione relativa di residenza per i cittadini italiani che trasferiscono la propria residenza o il proprio domicilio in Paesi a fiscalità privilegiata: al fine di essere esclusi dal novero dei soggetti residenti in Italia ricade su di essi l’onere di provare di risiedere effettivamente in quei Paesi o territori.

In ultimo, con riferimento ai libretti e ai buoni postali, sarebbe consigliabile incassarli e portarli all’estero anche al fine di un più agevole utilizzo in caso di necessità.

Articolo tratto da una consulenza dell’avv. Rossella Blaiotta

note

[1] Decr. Ministero dell’Economia del 12.02.2014 che ha modificato il Decr. 04.05.1999.

[2] Cass. sent. n. 6501 del 31.03.2015.

[3] Art. 2 d.P.R. n. 917 del 22.12.1986 (Tuir).

[4] Art. 2, co. 2-bis TUIR (art. 10, co. 1, l. n. 448 del 23.12.1998.

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