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Come stabilire il compenso del medico legale?

4 febbraio 2017


Come stabilire il compenso del medico legale?

> Diritto e Fisco Pubblicato il 4 febbraio 2017



Dopo la liberalizzazione delle tariffe, i medici legali che prestano la loro opera nel corso dei giudizi o in previsione di essi, possono concordare un patto di quota lite ed in che misura?

 

La posizione dei medici legali che svolgono la funzione di consulenti tecnici di parte nell’ambito dei procedimenti giudiziali o che prestano funzioni di natura consulenziale (prestazioni rese a livello privatistico) sono soggetti alle regole codicistiche previste per coloro che esercitano una professione intellettuale per la quale è necessaria l’iscrizione ad un albo od elenco [1]: nel caso di specie, si tratta dell’Albo dei Medici Chirurghi e degli Odontoiatri [2].

Il compenso per l’attività professionale prestata dai medici è, dunque, soggetto alla regola secondo la quale l’onorario, se non è convenuto tra le parti e non può essere determinato secondo le tariffe o gli usi, è determinato dal giudice [3].

Oggi la determinazione del compenso del professionista è rinviata alla libera contrattazione, nel caso di specie, tra medico e paziente, in ossequio alle regole generali previste a livello codicistico, sulla base della stipulazione di un contratto di prestazione d’opera.

Il nostro legislatore è recentemente ritornato a disciplinare la materia [4], disponendo definitivamente l’abrogazione delle tariffe professionali regolamentate nel sistema ordinistico, con conseguente conferma della determinazione del compenso professionale su base contrattuale:

  1. a) il compenso per le prestazioni professionali va, quindi, pattuito al momento del conferimento dell’incarico professionale;
  2. b) il professionista deve rendere noto al cliente il grado di complessità dell’incarico;
  3. c) il professionista deve fornire tutte le informazioni utili circa gli oneri ipotizzabili dal momento del conferimento fino alla conclusione dell’incarico;
  4. d) il professionista deve altresì indicare i dati della polizza assicurativa per i danni provocati nell’esercizio dell’attività professionale.

La misura del compenso va, inoltre, previamente resa nota al cliente con un preventivo di massima, essere adeguata all’importanza dell’opera e pattuita indicando per le singole prestazioni tutte le voci di costo, comprensive di spese, oneri e contributi.

La questione della determinazione del compenso può inoltre avere importanti ripercussioni sul piano deontologico [5]. Fermo restando il principio dell’intesa diretta medico-paziente e nel rispetto del decoro professionale, l’onorario deve essere commisurato alla difficoltà, alla complessità e alla qualità della prestazione, tenendo conto delle competenze e dei mezzi impegnati. Inoltre, nell’esercizio libero professionale, come nel caso in esame, il medico è tenuto a far conoscere il suo onorario preventivamente al cittadino e la corresponsione dei compensi per le prestazioni professionali non deve essere subordinata ai risultati delle prestazioni medesime.

Si può, dunque, in definitiva affermare che il cosiddetto patto di quota lite possa essere di per sé consentito nell’ambito del rapporto di consulenza medico legale svolto dal professionista quale consulente di parte, pur con le precauzioni previste dalla normativa richiamata.

Sul punto la giurisprudenza ha infatti evidenziato che il consulente tecnico, medico di parte, può legittimamente stipulare un patto di quota lite, cioè commisurare il suo compenso in percentuale al risarcimento del danno che la parte assistita consegua tramite la sentenza o mediante una transazione [6].

Non si ritiene, infatti, applicabile al caso di specie, la restrizione prevista dal codice civile [7] che vieta la cessione di diritti sui quali è sorta una contestazione davanti all’autorità giudiziaria così come avviene invece per magistrati, funzionari di cancelleria, avvocati, procuratori, patrocinatori e notai.

Non essendo previsto un ammontare limite ed essendo lo stesso rimesso alla libera contrattazione delle parti, si ritiene tuttavia che la misura del compenso concordato con la stipulazione del patto di quota lite (da stipularsi per iscritto ai fini della sua validità) debba essere sempre commisurato ai principi di proporzionalità, adeguatezza e decoro della professione (la valutazione di congruità può essere fatta, ad esempio, facendo ricorso alle tariffe professionali precedentemente vigenti come parametro di riferimento). Non si può, infatti, escludere che il patto di quota lite possa essere contestato per i motivi patologici di natura contrattuale per invalidità (nullità – annullabilità – rescissione), dovendo essere tenuti in debito conto anche i risvolti di natura deontologica.

Articolo tratto da una consulenza dell’avv. Leonardo Serra

note

[1] Ai sensi dell’art. 2229 cod. civ.

[2] D.P.R. n. 221 del 05.04.1990.

[3] Art. 2233 cod. civ.

[4] Art. 9 d. l. n. 1 del 24.01.2012.

[5] In quanto ricollegabile al disposto dell’art. 54 del Codice di Deontologia Medica.

[6] Corte App. Milano sent. del 10.04.1984.

[7] Art. 1261 cod. civ.

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1 Commento

  1. Buon giorno a tutti, sto cercando di capire se quando a seguito di problemi irrisolti, anzi aggravati di cure odontoiatriche (impiantologia) e prima di poter proseguire le cure, presso altro studio odontoiatrico è indispensabile contattare un medico legale per cristallizzare la situazione per ottenere una perizia medico legale e quanto dovrebbe essere il costo.

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