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Lo sai che? Come difendermi se qualcuno mi registra mentre parlo

Lo sai che? Pubblicato il 15 gennaio 2017

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> Lo sai che? Pubblicato il 15 gennaio 2017

La registrazione all’insaputa degli altri è possibile solo se questi è presente ed è fuori dai propri luoghi di dimora o di lavoro o nella propria auto.

La prova è un elemento cardine del processo e, senza di essa, pur avendo ragione, si rischia di non essere tutelati; così, per evitare il ricorso ai testimoni (specie quando questi non ci sono), è possibile registrare una conversazione all’insaputa dei presenti di modo da dimostrare le parole da questi espresse: una minaccia, una promessa di pagamento, un’ammissione di qualsiasi altro tipo, ecc.

Ma non sempre è possibile registrare una persona che parla. Ci sono dei luoghi o delle circostanze in cui è vietato, perché lesivo della privacy, ed altre invece in cui è consentito dalla legge. Volendo sinteticamente riepilogare queste ipotesi, eccole qui di seguito in modo schematico.

Quando è lecito registrare una conversazione

Si può registrare l’audio o anche il video di una conversazione tra presenti, a loro insaputa, quando la registrazione avviene:

  • in un luogo pubblico o aperto al pubblico come una strada, un parcheggio pubblico, anche se chiuso da una sbarra, all’interno di un supermercato, ecc.;
  • attraverso il telefono: è infatti lecito registrare una telefonata intrattenuta con un’altra persona;
  • all’interno di una stanza, durante una riunione, se il soggetto che registra è presente o partecipa alla conversazione;
  • in un treno, un autobus o la metro;
  • durante una festa o a casa di amici o di estranei;
  • durante una riunione di condominio;
  • a casa o nello studio del soggetto che registra.

Quando è illecito registrare una conversazione

È vietato registrare l’audio o anche il video di una conversazione tra presenti, a loro insaputa, quando la registrazione avviene:

  • all’interno del luogo di lavoro del soggetto registrato;
  • all’interno della casa di residenza o del domicilio anche provvisorio del soggetto registrato;
  • all’interno di una camera di albergo dove dorme il soggetto registrato;
  • all’interno dell’automobile del soggetto registrato o comunque nella sua disponibilità (ad esempio, se di proprietà del coniuge);
  • all’interno di una stanza, durante una riunione, se il soggetto che registra non è presente, ma si è limitato a lasciare il registratore e ad andarsene subito dopo;
  • quando il coniuge o il convivente registra, dentro casa, le conversazioni dell’altro coniuge o convivente anche se con terzi (si pensi al marito che esce di casa e lascia il registratore acceso);
  • durante un rapporto sessuale con la persona registrata, anche se questa ha prestato il consenso solo a delle fotografie.

Come difendersi dalla registrazione illecita

La registrazione, anche quando lecita, non può mai essere pubblicata a meno di nascondere l’identità del soggetto registrato (non solo il nome e il cognome, ma anche il contesto in cui essa è stata rilasciata e qualsiasi altro elemento che possa far risalire al soggetto che parla). Così, ad esempio, non si può pubblicare sul profilo Facebook la dichiarazione di un soggetto che ammette di avere un debito nei confronti di un’altra persona.

Invece, quando la registrazione avviene in modo illecito (ossia in uno di quei luoghi ove non è possibile procedere all’intercettazione) essa non può essere utilizzata come prova in un eventuale processo.

Chiaramente se ci si accorge di essere registrati in modo illecito durante una conversazione, pur non potendo costringere fisicamente il soggetto a darci il supporto sul quale sta procedendo alla memorizzazione, potremo interrompere la conversazione così come procedere alla successiva querela per il reato di interferenze illecite nella altrui vita privata.

Secondo la Cassazione [1], il reato di interferenze illecite nella vita privata è configurabile anche nel caso di indebita registrazione di conversazioni che, in ambito domestico, il convivente intrattenga con un terzo. Il concetto di «vita privata» si riferisce a qualsiasi atto o vicenda della persona in luogo riservato, da intendersi non in astratto, ma come luogo riservato a quel soggetto (o, quanto meno, anche a quel soggetto) nei confronti del quale la captazione (di immagini, parole, ecc.) è avvenuta. La Corte ha poi affermato che per far scattare il reato in commento per luogo di privata dimora deve ritenersi anche quello in cui si svolge parte significativa della vita affettiva di chi si trattiene, anche non abitualmente, in detto luogo.

Integra ancora il reato interferenze illecite nella vita privata la condotta di chi riprende la vittima nel corso di un rapporto sessuale allorchè la stessa abbia prestato il proprio consenso all’effettuazione di alcune fotografie e non alla videoripresa del rapporto, che dunque deve essere considerata abusiva (nella specie, la persona offesa aveva prestato il proprio consenso, successivamente, al rapporto sessuale, allo scatto di alcune fotografie, ma non era stata informata delle riprese video-audio, che l’imputato aveva effettuato posizionando su modalità di registrazione l’apparecchio fotografico elettronico in uso) [2].

note

[1] Cass. sent. n. 8762/2012.

[2] Cass. sent. n. 7361/2012


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