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Lo sai che? Se urto lo specchietto retrovisore e non mi fermo che rischio?

Lo sai che? Pubblicato il 15 gennaio 2017

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> Lo sai che? Pubblicato il 15 gennaio 2017

Chi non si ferma dopo aver urtato con il proprio specchietto retrovisore lo specchietto di un’altra auto transitante dal senso opposto commette reato?

Chi non si ferma dopo un incidente stradale può essere accusato del reato di fuga o, nei casi più gravi, del delitto di omissione di soccorso (o meglio detto «omissione dell’assistenza a persona ferita»). Ma questo discorso ha valore generale e in ogni occasione, pure quando si tratta di danni minimi? Ad esempio, che succede se urti con lo specchietto retrovisore quello di un’altra auto proveniente nel senso opposto e non ti fermi? Hai responsabilità penali nel non essere sceso dalla tua macchina per verificare che non ci siano stati feriti e nel non aver fornito gli estremi della tua polizza di assicurazione? Possiamo subito dire che se, dopo un incidente stradale, un tamponamento o solo dopo l’urto contro lo specchietto retrovisore di un’altra macchina, non ci si ferma e non ci sono danni a persone, non si commette reato, ma solo un illecito amministrativo. Ma procediamo con ordine.

Omissione di soccorso dopo l’incidente stradale

Il codice della strada [1] stabilisce l’obbligo di fermarsi tutte le volte in cui ci sia stato un incidente stradale comunque ricollegabile al proprio comportamento che abbia prodotto danni alla persone. Quest’obbligo è necessario sia per attendere l’intervento della polizia che effettui i rilievi sul luogo e raccolga le opportune dichiarazioni, sia per prestare assistenza a coloro che si siano fatti male.

Così una norma del codice della strada prevede due autonomi reati:

  • fuga: questo reato mira a impedire che, verificatosi un incidente stradale, i responsabili possano eludere le investigazioni dell’Autorità o sottrarsi alle sue ricerche, per evitare la punizione dei reati eventualmente connessi al sinistro. Perciò si stabilisce che il conducente ha l’obbligo di fermarsi per prestare assistenza e mettersi a disposizione degli organi di polizia per i rilevamenti tesi ad assicurare la ricostruzione della dinamica dell’incidente e l’identificazione dei responsabili. Il reato risulta, quindi, ravvisabile anche nei casi in cui la persona si sia fermata (eventualmente anche prestando l’assistenza necessaria), ma si sia allontanata prima dell’arrivo degli appartenenti agli organi di polizia preposti all’accertamento dell’esistenza di eventuali reati o comunque agli accertamenti in materia di infortunistica stradale. Il delitto di fuga è punito con la reclusione da 6 mesi a 3 anni;
  • omissione di assistenza a persona ferita (spesso impropriamente chiamato «omissione di soccorso»): il delitto, più grave del precedente, consiste nel non prestare assistenza alle persone ferite a seguito dell’incidente. La reclusione in tal caso va da 1 a 3 anni. Il delitto trova il suo limite nell’effettivo bisogno di cure e assistenza da parte della persona ferita. Pertanto, il reato non è configurabile in caso di assenza di lesioni o di morte sul colpo.

Soggetto attivo per ambedue le figure non è solo il conducente di un veicolo, ma ogni «utente della strada», compreso il pedone al cui comportamento sia riconducibile l’incidente (ad esempio un pedone che attraversa d’improvviso e colpevolmente la strada facendo sbandare un’auto che passava di lì e che, di conseguenza, va a finire contro il muro).

In tutti gli altri casi in cui non si applicano i due reati appena indicati ci possono essere gli estremi del reato di omissione di soccorso, che – a differenza di quelli appena visti – non è contenuto nel codice della strada, ma nel codice penale [2]. Immaginiamo un passante (in auto o a piedi) che si trovi a passare da una strada dove si è appena verificato un incidente e riscontri che le persone sul luogo necessitano assistenza: egli non può girarsi dall’altro lato e far finta di niente, ma deve prestare assistenza ai feriti e a dare immediato avviso all’autorità, per non incorrere nel delitto di omissione di soccorso [2].

Se non ci sono feriti, ma solo danni a cose

Diverso è il discorso nel caso in cui, dopo l’incidente, non ci sono feriti, ma solo danni alle automobili (cosiddetti «danni a cose»). È proprio l’ipotesi dell’urto dei soli specchietti retrovisori. Qui l’unica responsabilità del conducente che non si ferma, pur avendo invaso l’altrui carreggiata, è di tipo amministrativo e non penale. In particolare, la fuga in caso di incidente con danno alle sole cose costituisce un mero illecito amministrativo sanzionato dal codice della strada [3]: responsabilità derivante per il fatto di non aver fornito gli estremi della propria assicurazione per la pratica del risarcimento del danno. La legge, a riguardo, stabilisce quanto segue: chiunque, in caso di incidente con danno alle sole cose, incidente comunque ricollegabile al suo comportamento, non ottempera all’obbligo di fermarsi, è soggetto alla sanzione amministrativa del pagamento di una somma da euro 296 a euro 1.184. In tale caso, se dal fatto deriva un grave danno ai veicoli coinvolti tale da determinare l’applicazione della revisione dell’auto, si applica la sanzione amministrativa accessoria della sospensione della patente di guida da quindici giorni a due mesi.

Ovviamente, la sanzione amministrativa richiede la possibilità di individuare il conducente che, nonostante l’urto dello specchietto, sia scappato immediatamente. Qualora, infatti, il danneggiato non riesca a recuperare il numero della targa di quest’ultimo, verosimilmente la farà franca. Il danneggiato non potrà neanche ricorrere al Fondo di Garanzia Vittime della Strada, la cui operatività, nel caso di danni a solo cose, scatta dopo una franchigia di 500 euro (in pratica solo per danni superiori a tale importo). Lo specchietto retrovisore, di norma, non costa più di qualche centinaio di euro (a seconda dell’auto e delle funzionalità elettroniche in esso contenute).

note

[1] Art. 189 cod. str.

[2] Art. 593 cod. pen.

[3] Art. 189, co. 5, cod. str.

Autore immagine 123rf com


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