HOME Articoli

Lo sai che? Società cancellata, ma Pec ancora attiva: notifica valida

Lo sai che? Pubblicato il 15 gennaio 2017

Articolo di




> Lo sai che? Pubblicato il 15 gennaio 2017

Se la società si è cancellata dal registro delle imprese ma ha lasciato la Pec attiva, le notifiche possono essere eseguite tramite la posta elettronica certificata.

Se la società si è cancellata dal registro delle Imprese, ma ha lasciato ancora attivo l’indirizzo di posta elettronica certificata, le notifiche ad essa indirizzate possono eseguirsi regolarmente sulla Pec. È quanto chiarito dalla Cassazione con una recente e importante sentenza [1]. La pronuncia ha effetti particolarmente delicati e interessanti per quanto attiene ai ricorsi per la dichiarazione di fallimento. Ma procediamo con ordine.

Dopo la cancellazione della società, fallimento entro 1 anno

La legge fallimentare [2] prevede che gli imprenditori individuali o le società possono essere dichiarati falliti fino a massimo un anno da quando hanno provveduto alla loro cancellazione dal registro delle imprese, sempre però che l’insolvenza si sia manifestata prima della predetta cancellazione o entro l’anno successivo alla stessa.

La legge “finge” che l’impresa sia ancora esistente anche dopo la sua cancellazione (per il limitato periodo di un anno), ma solo ai fini della dichiarazione di fallimento. Questo significa che se un creditore non è stato pagato e la società, per evitare che quest’ultimo ricorra in tribunale per farla dichiarare fallita, si cancella subito dal registro delle imprese, il fallimento può essere ugualmente dichiarato.

Il ricorso va ugualmente notificato alla società secondo le regole stabilite dalla legge fallimentare [3] e dal codice di procedura civile [4]. Secondo tali norme, l’istanza di fallimento deve essere notificata a cura della cancelleria all’indirizzo di posta elettronica certificata del debitore come risultante dal Registro delle Imprese.

Nel caso in cui ciò non sia possibile, la notifica va effettuata a mezzo Ufficiale Giudiziario presso la sede legale del debitore comunicata al Registro Imprese. Nell’ipotesi in cui neanche questo tentativo dovesse andare a buon fine, per via dell’irreperibilità del destinatario, l’ufficiale giudiziario dovrà depositare l’atto nella casa comunale della sede iscritta nel registro delle imprese.

Se la Pec è ancora attiva

Se la società si è cancellata dal registro delle imprese, ma ha dimenticato la propria Pec ancora attiva, le notifiche possono essere eseguite tramite invio alla sua posta elettronica certificata. E ciò vale anche per le notifiche, provenienti dalla cancelleria, con cui si mette a conoscenza l’impresa del deposito, da parte di un creditore, dell’istanza di fallimento. Pertanto, se la società non controlla più la vecchia casella di posta elettronica certificata, non sarà neanche in grado di costituirsi nel giudizio prefallimentare (non avendone conoscenza), né potrà difendersi. Con sua somma sorpresa, così, l’impresa potrebbe trovarsi ad essere dichiarata fallita senza neanche aver preso parte all’udienza e controbattuto alle eccezioni dell’avversario.

Secondo la sentenza in commento, la notifica è regolare perché, nonostante la cancellazione della società dal registro delle imprese, se l’indirizzo di posta elettronica non è stato disattivato la notifica ha raggiunto il proprio scopo e l’imprenditore ne avrebbe potuto prendere conoscenza se solo avesse prestato più attenzione al proprio account Pec.

Cosa cambia da oggi

Il suggerimento che si può trarre dalla sentenza in commento è di provvedere immediatamente alla disattivazione dell’indirizzo di posta elettronica certificata non appena la società è stata cancellata dal Registro delle imprese, senza attendere la natura scadenza del servizio e il mancato rinnovo del prezzo al gestore.

Difatti, in caso contrario, anche nel caso di società cancellata dal Registro delle Imprese, il ricorso per la dichiarazione di fallimento è validamente notificato all’indirizzo ancora attivo di posta elettronica certificata della società cancellata, in precedenza comunicato al predetto registro.

note

[1] Cass. sent. n. 602/2017 del 12.01.2017.

[2] Art. 10 legge fall.

[3] Art. 15 legge fallimentare: «Il procedimento per la dichiarazione di fallimento si svolge dinanzi al tribunale in composizione collegiale con le modalità dei procedimenti in camera di consiglio.

Il tribunale convoca, con decreto apposto in calce al ricorso, il debitore ed i creditori istanti per il fallimento; nel procedimento interviene il pubblico ministero che ha assunto l’iniziativa per la dichiarazione di fallimento.

Il decreto di convocazione è sottoscritto dal presidente del tribunale o dal giudice relatore se vi è delega alla trattazione del procedimento ai sensi del sesto comma. Il ricorso e il decreto devono essere notificati, a cura della cancelleria, all’indirizzo di posta elettronica certificata del debitore risultante dal registro delle imprese ovvero dall’Indice nazionale degli indirizzi di posta elettronica certificata delle imprese e dei professionisti. L’esito della comunicazione è trasmesso, con modalità automatica, all’indirizzo di posta elettronica certificata del ricorrente. Quando, per qualsiasi ragione, la notificazione non risulta possibile o non ha esito positivo, la notifica, a cura del ricorrente, del ricorso e del decreto si esegue esclusivamente di persona a norma dell’articolo 107, primo comma, del decreto del Presidente della Repubblica 15 dicembre 1959, n. 1229, presso la sede risultante dal registro delle imprese. Quando la notificazione non può essere compiuta con queste modalità, si esegue con il deposito dell’atto nella casa comunale della sede che risulta iscritta nel registro delle imprese e si perfeziona nel momento del deposito stesso. L’udienza è fissata non oltre quarantacinque giorni dal deposito del ricorso e tra la data della comunicazione o notificazione e quella dell’udienza deve intercorrere un termine non inferiore a quindici giorni.

Il decreto contiene l’indicazione che il procedimento è volto all’accertamento dei presupposti per la dichiarazione di fallimento e fissa un termine non inferiore a sette giorni prima dell’udienza per la presentazione di memorie e il deposito di documenti e relazioni tecniche. In ogni caso, il tribunale dispone che l’imprenditore depositi i bilanci relativi agli ultimi tre esercizi, nonché una situazione patrimoniale, economica e finanziaria aggiornata; può richiedere eventuali informazioni urgenti.

I termini di cui al terzo e quarto comma possono essere abbreviati dal presidente del tribunale, con decreto motivato, se ricorrono particolari ragioni di urgenza. In tali casi, il presidente del tribunale può disporre che il ricorso e il decreto di fissazione dell’udienza siano portati a conoscenza delle parti con ogni mezzo idoneo, omessa ogni formalità non indispensabile alla conoscibilità degli stessi.

Il tribunale può delegare al giudice relatore l’audizione delle parti. In tal caso, il giudice delegato provvede all’ammissione ed all’espletamento dei mezzi istruttori richiesti dalle parti o disposti d’ufficio.

Le parti possono nominare consulenti tecnici.

Il tribunale, ad istanza di parte, può emettere i provvedimenti cautelari o conservativi a tutela del patrimonio o dell’impresa oggetto del provvedimento, che hanno efficacia limitata alla durata del procedimento e vengono confermati o revocati dalla sentenza che dichiara il fallimento, ovvero revocati con il decreto che rigetta l’istanza.

Non si fa luogo alla dichiarazione di fallimento se l’ammontare dei debiti scaduti e non pagati risultanti dagli atti dell’istruttoria prefallimentare è complessivamente inferiore a euro trentamila. Tale importo è periodicamente aggiornato con le modalità di cui al terzo comma dell’articolo 1».

[4] Art. 145 cod, proc. civ.

Autore immagine: 123rf com

Corte di Cassazione, sez. I Civile, sentenza 6 ottobre 2016 – 12 gennaio 2017, n. 602
Presidente Bernabai – Relatore Cristiano

Svolgimento del processo

La Corte d’appello di Genova ha respinto il reclamo proposto da (omissis) s.r.l. contro la sentenza del Tribunale di La Spezia dichiarativa del suo fallimento.
La corte del merito ha ritenuto che il ricorso per la dichiarazione di fallimento depositato dalla creditrice Nuova Gelomarket s.r.l. fosse stata correttamente notificato, ai sensi dell’art. 15, 3 comma l. fall., all’indirizzo di posta elettronica certificata di (omissis) risultante dal R.I., che non era stato disattivato dopo l’avvenuta cancellazione della società dal registro medesimo; ha inoltre affermato che il ricorso notificato, pur se rivolto nell’intestazione all’inesistente “(omissis) s.r.l.”, aveva raggiunto lo scopo al quale era destinato, atteso che l’identificazione dell’effettiva debitrice era ricavabile sia dalla relazione di notificazione (in cui la denominazione della s.r.l. era stata correttamente riportata) sia dall’indicazione del corretto n. di partita IVA della società; ha pertanto escluso che la sentenza dichiarativa dovesse dichiararsi nulla per violazione del diritto di difesa della reclamante, non comparsa all’udienza di convocazione fissata dal tribunale.
La sentenza, pubblicata il 10.3.015, è stata impugnata da F.G. , in proprio e nella qualità di liquidatore della cancellata (omissis) s.r.l., con ricorso per cassazione affidato a due motivi ed illustrato da memoria.
Il Fallimento intimato ha resistito con controricorso, anch’esso illustrato da memoria. La creditrice istante non ha svolto attività difensiva.

Motivi della decisione

1) Con il primo motivo il ricorrente lamenta il rigetto dell’eccezione di nullità della notificazione del ricorso e del decreto di convocazione, eseguita a mezzo PEC anziché ai sensi dell’art. 145 c.p.c..
Deduce che, nel rispetto dei diritti di difesa e del contraddittorio, costituzionalmente garantiti, l’istanza di fallimento avanzata nei confronti di una società cancellata dal R.I., e perciò estinta, deve essere necessariamente notificata al soggetto che, per fictio iuris, ai sensi dell’art. 10 I. fall., continua a rappresentarla ed è legittimato a contraddire nel procedimento.
Il motivo è infondato.
L’art. 15, 3 comma l. fall. (nel testo, novellato dalla l. n. 221/012, applicabile ratione temporis) stabilisce che il ricorso per la dichiarazione di fallimento ed il relativo decreto di convocazione devono essere notificati, a cura della cancelleria, all’indirizzo di posta elettronica certificata del debitore (risultante dal R.I. o dall’indice nazionale degli indirizzi pec delle imprese e dei professionisti). Solo quando, per qualsiasi ragione, la notificazione via PEC non risulti possibile o non abbia esito positivo, la notifica andrà eseguita dall’U.G. che, a tal fine, dovrà accedere di persona presso la sede legale del debitore risultante dal R.I., oppure, qualora neppure questa modalità sia attuabile a causa dell’irreperibilità del destinatario, depositerà l’atto nella casa comunale della sede iscritta nel registro.
La norma ha dunque introdotto in materia una disciplina speciale, del tutto distinta da quella che, nel codice di rito, regola le notificazioni degli atti del processo: va escluso, pertanto, che residuino ipotesi in cui il ricorso di fallimento e il decreto di convocazione debbano essere notificati, ai sensi degli artt. 138 e segg. o 145 c.p.c. (a seconda che l’impresa esercitata dal debitore sia individuale o collettiva), nei diretti confronti del titolare della ditta o del legale rappresentante della società.
Come sottolineato dal Giudice delle leggi, con la recente sentenza n. 146/016 (che ha respinto la q.l.c. dell’art. 15, 3 co. cit. sollevata con riferimento agli artt. 3 e 24 Cost.), il legislatore della novella del 2012 si è infatti proposto di “coniugare le finalità del diritto di difesa dell’imprenditore con le esigenze di specialità e di speditezza cui deve essere improntato il procedimento concorsuale“, prevedendo che “il tribunale sia esonerato dall’adempimento di ulteriori formalità quando la situazione di irreperibilità deve imputarsi all’imprenditore medesimo“: l’introdotta semplificazione del procedimento notificatorio in ambito concorsuale trova perciò la sua ragion d’essere nella specialità e nella complessità degli interessi che esso è volto a tutelare, che ne segnano l’innegabile diversità rispetto a quello ordinario di notifica; il diritto di difesa del debitore – da declinare nella prospettiva della conoscibilità, da parte di questi, dell’attivazione del procedimento fallimentare a suo carico – è, d’altro canto, adeguatamente garantito dal predisposto, duplice meccanismo di ricerca, tenuto conto che, ai sensi dell’art. 16 del dl. n. 185/08, convertito con modificazioni dalla l. n. 2/09, l’imprenditore è obbligato a dotarsi di un indirizzo PEC, e che anche la sede legale dell’impresa deve essere obbligatoriamente indicata nell’apposito registro, la cui funzione è proprio quella di assicurare un sistema organico di pubblicità legale, così da rendere conoscibili ai terzi, nell’interesse dello stesso titolare, i dati e le principali vicende che riguardano l’impresa medesima.
Può ben dirsi, in definitiva, che, introducendo uno speciale procedimento per la notificazione del ricorso di fallimento – che fa gravare sull’imprenditore le conseguenze negative derivanti dal mancato rispetto degli obblighi di cui si è appena detto – il legislatore del 2012 abbia inteso codificare, ed anzi rafforzare, il principio (consolidato nella giurisprudenza formatasi nel vigore della l. fall. non ancora riformata dal d.lgs. n. 5/06) secondo cui il tribunale, pur essendo tenuto a disporre la previa comparizione in camera di consiglio del debitore fallendo e ad effettuare, a tal fine, ogni ricerca per provvedere alla notificazione dell’avviso di convocazione, è esonerato dal compimento di ulteriori formalità allorché la situazione di irreperibilità di questi debba imputarsi alla sua stessa negligenza e/o ad una condotta non conforme agli obblighi di correttezza di un operatore economico.
Le conclusioni, contrariamente a quanto sostenuto dal ricorrente, valgono anche nella fattispecie prevista dall’art. 10 l. fall., che contempla un’eccezione alla regola della perdita della capacità di stare in giudizio della società estinta.
La possibilità che una società sia dichiarata fallita entro un anno dalla sua cancellazione dal registro delle imprese implica infatti, necessariamente, che tanto il procedimento per la dichiarazione di fallimento quanto le eventuali, successive fasi impugnatorie, continuino a svolgersi nei confronti della stessa: si tratta, come si è precisato, di una fictio iuris, che postula come esistente ai soli fini del procedimento fallimentare un soggetto ormai estinto (cfr. Cass. S.U. n. 6070/013).
Se dunque, in ambito concorsuale, la società cancellata non perde la propria capacità processuale, appare del tutto conseguente ritenere che, nel medesimo ambito (ed in assenza di specifiche previsioni sul punto dell’art. 15, 3 comma l. fall.), operi nei suoi confronti anche la disciplina speciale introdotta in tema di notificazione del ricorso per la dichiarazione di fallimento (Cass. n. 17946/016).
Con riguardo al regime anteriormente vigente, questa Corte, del resto, aveva già affermato che il ricorso poteva essere utilmente notificato, ai sensi del 1 comma dell’art. 145 c.p.c., presso la sede sociale della società cancellata, posto che la “sopravvivenza” per un anno di detta sede rispetto all’estinzione, espressamente prevista dall’art. 2495 c.c. – sebbene al limitato fine della notificazione delle domande proposte contro i soci ed i liquidatori – deve ritenersi dato oggettivo e non meramente virtuale (Cass. n. 24968/013).
A maggior ragione, nel regime attuale, deve ritenersi valida la notifica regolarmente eseguita, come nella specie, all’indirizzo PEC della società, rimasto attivo dopo la cancellazione.
La ricevuta di avvenuta consegna (RAC), rilasciata dal gestore di posta elettronica certificata del destinatario, dimostra infatti, fino a prova contraria, che il messaggio è pervenuto all’indirizzo elettronico dichiarato dal debitore, ovvero nella sfera di conoscibilità del medesimo: dal momento della ricezione del messaggio questi è perciò posto in grado di sapere della pendenza del procedimento e di approntare le proprie difese.
Né può condividersi l’assunto del ricorrente, secondo il quale l’indirizzo telematico risulterebbe “obliterato” dall’estinzione della società cancellata, posto che la disattivazione di tale indirizzo non costituisce effetto automatico della cancellazione dal R.I., ma è conseguenza di un’espressa richiesta di chiusura del contratto rivolta al gestore della casella PEC.
Va, in definitiva, ribadito, in adesione al principio già enunciato da Cass. n. 17946/016 cit., che, anche nel caso di società cancellata dal registro delle imprese, il ricorso per la dichiarazione di fallimento è validamente notificato, ai sensi dell’art. 15, 3 comma l. fall. (nel testo novellato dal d.l. 18 ottobre 2012 n. 179, convertito, con modificazioni, dalla l. 17 dicembre 2012 n. 221) all’indirizzo di posta elettronica certificata della società cancellata, in precedenza comunicato al predetto registro.
2) Col secondo motivo il ricorrente, denunciando violazione degli artt. 160 e 156 c.p.c., si duole del rigetto dell’ulteriore eccezione di nullità della notifica del ricorso, proposto nei confronti dell’inesistente “(omissis) s.r.l.” Anche questo motivo deve essere respinto.
Non è contestato che il ricorso sia stato notificato all’indirizzo PEC della “(omissis) s.r.l. in liquidazione”, correttamente individuata nella relazione di notifica.
Non ricorre, pertanto, alcuna delle ipotesi di nullità della notificazione contemplate dall’art. 160 c.p.c..
Nel caso in cui il ricorrente avesse invece inteso denunciare la nullità del ricorso di Nuova Gelomarket ai sensi dell’ad. 164, 1 comma c.p.c., per l’inesistenza del requisito di cui al n. 2 dell’art. 163 c.p.c., è sufficiente rilevare che, in tema di persone giuridiche, l’omessa od errata denominazione del soggetto chiamato a contraddire determina la nullità dell’atto introduttivo solo quando vi sia incertezza assoluta sull’identificazione dell’ente (Cass. nn. 14789/08, 23816/07, 16076/02): ciò che, nella specie, la corte del merito ha motivatamente escluso, con accertamento che avrebbe dovuto essere specificamente censurato (anche) attraverso il richiamo del tenore letterale dell’istanza di fallimento e del contenuto dei documenti ad essa allegati.
Il ricorso va, in conclusione, integralmente respinto.
Le spese del giudizio seguono la soccombenza e si liquidano in dispositivo.

P.Q.M.

La Code rigetta il ricorso e condanna il ricorrente al pagamento delle spese processuali in favore del Fallimento, che liquida in Euro 3.200, di cui Euro 200 per esborsi, oltre rimborso forfetario e accessori di legge.
Ai sensi dell’art. 13 comma 1 quater d.P.R. n. 115/2002, introdotto dall’art. 1, 17 comma, della l. n. 228 del 24.12.2012, si dà atto della sussistenza dei presupposti per il versamento da parte del ricorrente di un ulteriore importo a titolo di contributo unificato, pari a quello dovuto per la stessa impugnazione.


Per avere il pdf inserisci qui la tua email. Se non sei già iscritto, riceverai la nostra newsletter:
Informativa sulla privacy

ARTICOLI CORRELATI

Lascia un commento

Usa il form per discutere sul tema. Per richiedere una consulenza vai all’apposito modulo.

 


NEWSLETTER

Iscriviti per rimanere sempre informato e aggiornato.

CERCA CODICI ANNOTATI