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Risarcimento del danno da errore medico

11 febbraio 2017 | Autore:


> Diritto e Fisco Pubblicato il 11 febbraio 2017



Sempre più spesso si sente parlare di errore medico: come tutelarsi? Di seguito ne esamineremo gli aspetti di fondo per essere preparati di fronte a questa eventualità.

Medico: responsabilità penale

Se la condotta del medico ha provocato al paziente lesioni personali o, peggio, ne ha determinato il decesso, sarà configurabile  a suo carico una responsabilità di natura penale: il soggetto danneggiato dal reato (il paziente o i suoi eredi, in caso di morte dello stesso) potrà presentare una denuncia-querela al fine di ottenere la condanna del responsabile e potrà costituirsi parte civile nel relativo procedimento, chiedendo il risarcimento dei danni (anche morali) subiti.

Medico: responsabilità civile

Come specificato in Responsabilità contrattuale ed extracontrattuale, la responsabilità civile può assumere tradizionalmente due forme:

  1. contrattuale (derivante dall’inadempimento di un contratto);
  2. extracontrattuale (conseguente alla commissione di un fatto illecito).

La responsabilità medica può manifestarsi in entrambe le forme che spesso, anzi, ricorrono congiuntamente.

In particolare, si ha responsabilità civile per inadempimento contrattuale quando ci si rivolge ad un medico e si conclude con lo stesso un contratto di prestazione di opera intellettuale avente ad oggetto l’attività di cura finalizzata alla guarigione. L’obbligazione che il medico assume nei confronti del proprio paziente è, come per ogni altro professionista intellettuale, di regola, un’obbligazione di mezzi e non di risultato: in parole povere, significa che l’operatore sanitario dovrà fare tutto il possibile per ottenere la guarigione del paziente pur non essendo tenuto a garantire il risultato. Quindi, nel caso in cui il medico si renda inadempiente al predetto contratto, il paziente avrà diritto al risarcimento del danno a meno che l’operatore sanitario non provi che l’inadempimento è dovuto ad impossibilità della prestazione derivante da causa a lui non imputabile (ad esempio, deve provare che se anche l’intervento fosse riuscito a regola d’arte il paziente sarebbe comunque morto per le sue già precarie condizioni di salute).

Nell’ipotesi di responsabilità contrattuale, pertanto, a differenza di quanto accade nel campo della responsabilità extracontrattuale, il paziente non è tenuto a provare la colpa (negligenza, imprudenza, imperizia, ecc…) del medico. Non è tutto: nel caso di interventi di routine (ad esempio, un’operazione di appendicite), la stessa mancanza di risultato può far presumere l’inadempimento del medico; in altre parole, il paziente adempie l’onere a suo carico provando solo che l’operazione era di facile esecuzione e che ne è derivato un risultato peggiorativo, dovendosi presumere l’inadeguata o non diligente esecuzione della prestazione professionale del chirurgo [1]. Una volta provato che l’intervento operatorio era di facile esecuzione e che il paziente non ha ottenuto la guarigione o, addirittura, che il suo stato si è aggravato, l’onere della prova spetta al medico il quale, per andare esente da responsabilità, dovrà fornire la prova contraria, dimostrando, cioè, che la prestazione era stata correttamente eseguita e che l’esito negativo è stato causato dal sopravvenire di un evento imprevisto ed imprevedibile oppure dalla preesistenza di una particolare condizione fisica del malato, non accertabile con il criterio della ordinaria diligenza professionale.

Nel caso in cui, invece, la prestazione del professionista comporti la soluzione di problemi tecnici di speciale difficoltà (casi, cioè, che, per essere stati oggetto, nella stessa letteratura medica, di dibattiti e studi dagli esiti tra loro opposti, per la loro novità o per essere caratterizzati dalla straordinarietà e particolare eccezionalità del loro manifestarsi, non possono considerarsi ricompresi nel patrimonio culturale, professionale e tecnico del professionista, avuto riguardo, anche in questo caso, alle peculiarità del settore dove svolge la sua attività e ad uno standard medio di riferimento [2]), il medico risponderà dei danni solo in caso di dolo o colpa grave (sono, cioè, escluse la colpa lieve e lievissima).

Medico: quali danni deve risarcire?

Oltre ai danni di natura patrimoniale (spese sostenute, mancato guadagno) e morale (sofferenze psichiche, ma solo se è stato commesso un reato), il danneggiato ha diritto al risarcimento del danno alla salute (il cosiddetto danno biologico), calcolato in relazione all’età del paziente ed al grado di invalidità provocato dalla condotta del medico. Secondo gli orientamenti più recenti, occorre tenere conto anche del cosiddetto danno alla vita di relazione, consistente nell’impossibilità di svolgere le normali attività ricreative (culturali, sociali, sportive, ecc…). Per un approfondimento sulle diverse tipologie di danno risarcibile si legga Danno biologico, morale, esistenziale: risarcimento.

Medico: quali sono i termini per agire?

La legge stabilisce limiti temporali ben precisi per esercitare il diritto al risarcimento dei danni subiti, pena la perdita del diritto stesso.

Nel caso in cui sia configurabile una responsabilità di tipo contrattuale tale termine è di 10 anni, mentre nell’ipotesi di responsabilità extracontrattuale il danneggiato avrà solo 5 anni per proporre un’azione di risarcimento.

 

Medico: cosa fare se si è stati danneggiati?

Se si ritiene che il medico al quale ci siamo rivolti ci abbia provocato un danno, il primo passo da compiere consiste nel procurarsi tutta la documentazione medica relativa alla prestazione ricevuta. Tale materiale è indispensabile per ottenere un parere sull’esistenza o meno di una responsabilità a carico dell’operatore sanitario e sulla possibilità di ottenere il risarcimento dei danni subiti.

Se ci si è rivolti ad una struttura sanitaria, pubblica o privata, ci si dovrà far rilasciare una copia della cartella clinica relativa all’intervento o all’esame diagnostico effettuato.

Una volta verificato che ci sono gli estremi per ottenere un risarcimento, occorre inviare alla controparte, medico e/o struttura sanitaria, una raccomandata con ricevuta di ritorno in cui, dopo aver  esposto i fatti da cui deriva il danno subito, si chiede il risarcimento.

Generalmente, il professionista o l’ente coinvolti trasmettono la pratica alla compagnia assicurativa con la quale hanno stipulato una polizza per la responsabilità civile professionale. La società di assicurazione, normalmente, chiede al soggetto che lamenta di aver subito un danno di farsi visitare da un proprio medico legale e, sulla base di quanto risulterà dalla consulenza medico legale, deciderà se offrire una certa somma a titolo di risarcimento o se respingere la richiesta avanzata dal danneggiato. In tale ultima ipotesi, o nel caso in cui la somma offerta appaia inferiore a quanto dovuto, al paziente non resterà che agire in giudizio, per vedere riconosciuto il diritto al risarcimento del danno subito.

note

[1] Cass. sent. n. 18307 del 18.09.2015.

[2] Cass. sent. n. 3389 del 07.05.1988.

Corte di Cassazione, sez. III Civile, sent. 18.09.2015, n. 18307

Anche per le prestazioni di particolare difficoltà non può farsi gravare sul paziente l’onere di dimostrare l’addebitabilità dell’insuccesso al sanitario.

Corte di Cassazione, Sez. IV Penale, sent. 28.07.2015, n. 33342

La regola di giudizio della ragionevole, umana certezza vale anche per la causalità omissiva in ambito di responsabilità medica. Tale apprezzamento va compiuto tenendo conto da un lato delle informazioni di carattere generale relative al coefficiente probabilistico che assiste il carattere salvifico delle misure doverose appropriate, e dall’altro delle contingenze del caso concreto.

Corte di Cassazione, sez. II Civile, sent. 07.05.1988, n. 3389

La responsabilità del prestatore d`opera intellettuale è normalmente regolata dall’art. 1176 c.c., che fa obbligo al professionista di usare la diligenza del buon padre di famiglia, da valutarsi con riguardo alla natura dell’attività esercitata, e, solo nel caso di prestazione implicante la soluzione di problemi tecnici di speciale difficoltà, detta normale responsabilità è attenuata, a norma dell’art. 2236 c.c., nel senso che il professionista è tenuto al risarcimento del danno unicamente per dolo o colpa grave.

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