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Fermo auto: si può sostituire con un’altra garanzia?

4 febbraio 2017


Fermo auto: si può sostituire con un’altra garanzia?

> Diritto e Fisco Pubblicato il 4 febbraio 2017



Ho una cartella con Equitalia di oltre € 300.000. È entrato in vigore il fermo amministrativo sull’auto. È possibile sostituirlo con libretto a garanzia, assegno circolare o altro mezzo idoneo a garantire Equitalia?

Purtroppo, la società di riscossione non permetterà di sostituire il provvedimento di fermo amministrativo della autovettura con una garanzia che, per quanto valida, sia limitata al valore di mercato del mezzo colpito da provvedimento amministrativo. Difatti, nell’ipotesi in cui dovesse accettare tale accordo, una volta ricevuto il relativo pagamento, equivalente al valore della macchina, l’Ente in questione si ritroverebbe con un credito nei suoi confronti ancora molto alto e, per assurdo, potrebbe agire con un nuovo preavviso di fermo nei confronti della medesima vettura fino alla prospettata soddisfazione del credito vantato. Né, tantomeno, accetterebbe mai un accordo per cui, in cambio del valore in moneta dell’autovettura colpita da fermo, ne revocherebbe gli effetti in modo definitivo, poiché la finalità nascosta di questi provvedimenti incidenti su beni di valore modesto – rispetto a posizioni creditorie decisamente più alte – non è quella di soddisfarsi economicamente sull’autovettura fermata, ma quella di rendere difficile la vita al contribuente che, messo alle strette, sarebbe costretto a pagare (anche se, è evidente come, nella maggior parte dei casi, il contribuente non paga perché non può pagare).

Ci sarebbero, comunque, altri modi finalizzati alla revoca del provvedimento in questione. Se, ad esempio, il lettore esercitasse attività di impresa o professione, potrebbe impedire gli effetti dell’iscrizione del fermo dimostrando che il veicolo “bloccato” è strumentale alla propria attività d’impresa o professionale.

Sul punto, esistono due filoni giurisprudenziali:

  1. chi sostiene che, per la revoca, l’autovettura debba far parte del complesso di beni aziendali e, pertanto, dimostrare che il bene sia stato registrato come “strumentale” nella contabilità dell’azienda e negli stessi bilanci o nella dichiarazione dei redditi;
  2. chi supporta una tesi più elastica dove, per la revoca, basterebbe che il contribuente utilizzi l’autovettura anche solo per lavorare o recarsi sul posto di lavoro, sia esso da dipendente o da autonomo; quest’ultima tesi sembra, ultimamente, trovare più consensi.

Ovviamente per la presentazione della domanda di cancellazione del fermo sull’auto strumentale, il legislatore ha previsto un termine di 30 giorni dal ricevimento del preavviso di fermo anche se, c’è chi sostiene che tale termine non sia perentorio (cioè previsto a pena di decadenza dal legislatore).

Secondo tale ultimo orientamento, il lettore potrebbe invocare, in presenza dei requisiti sopra detti, l’illegittimità del fermo e la relativa revoca del provvedimento in essere.

Inoltre, parte della giurisprudenza (come la Commissione Provinciale di Macerata) sostiene che il mezzo cointestato a due soggetti, di cui uno solo debitore verso lo Stato, non può essere oggetto di fermo amministrativo in quanto comune a più proprietari. In questi casi, il soggetto non obbligato (ad esempio, la moglie del lettore) può chiedere la cancellazione del fermo al Pra, previa citazione dell’Ente della Riscossione davanti all’autorità giudiziaria, oltre a poter circolare. Va sottolineato, tuttavia, che anche qui si tratta di un orientamento giurisprudenziale e, pertanto, non esiste sicurezza nel buon esito dell’azione giudiziaria. In conclusione, nel caso esaminato, la possibilità di trovare un accordo sulla revoca del fermo in cambio di una garanzia limitata al valore dell’autovettura è assai remota. Tuttavia, si può consigliare di verificare, laddove ne sussistano le condizioni, una eventuale strategia volta a dimostrare la strumentalità dell’autovettura soggetta a fermo con il suo lavoro o, in caso di contitolarità dell’auto con un altro soggetto, intentare un’azione personale volta a recuperare l’utilizzo del bene fermato.

Articolo tratto da una consulenza dell’avv. Salvatore Cirilla

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