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Fondo patrimoniale: che succede dopo la morte del titolare?

11 Febbraio 2017
Fondo patrimoniale: che succede dopo la morte del titolare?

In caso di morte del coniuge e relativo scioglimento del fondo patrimoniale, gli eredi devono rispondere con il bene dell’ex fondo dei debiti del de cuius?

Con la morte di uno dei coniugi viene a cessare, oltre che il vincolo coniugale, anche la destinazione dei beni al fondo patrimoniale costituito in costanza di matrimonio [1]. Pertanto il bene già facente parte del fondo e a suo tempo destinato al soddisfacimento esclusivo dei bisogni della famiglia, perde tale ultima specifica destinazione e rientra nella garanzia patrimoniale generica del coniuge titolare dello stesso [2]: il codice civile stabilisce, infatti, il principio generale secondo cui il debitore risponde dell’adempimento delle obbligazioni con tutti i suoi beni presenti e futuri. Una volta cessato il fondo per la morte di uno dei coniugi occorre, quindi, verificare se, al momento della costituzione, il disponente si era riservato o meno la proprietà sul bene inserito nel fondo.

Nel primo caso, se a decedere è il titolare del bene, quest’ultimo andrà inserito in dichiarazione di successione e si trasferirà agli eredi secondo quanto previsto dalla legge o dal testamento, costituendo garanzia per i creditori del defunto.

Se, invece, a decedere è l’altro coniuge, tale bene non entrerà a far parte dell’asse ereditario e, quindi, gli eredi di quest’ultimo non risponderanno dei debiti del defunto con tale cespite.

Nel secondo caso, invece, quando cioè nella costituzione del fondo non è prevista la riserva di proprietà, il bene è da considerarsi in effettiva comproprietà dei coniugi al 50% e, quindi, solo una metà farà parte del patrimonio ereditario costituendo perciò, solo per tale misura, garanzia dei creditori del defunto.

Articolo tratto da una consulenza dell’avv. Enrico Braiato


note

[1] Artt. 149 e 171 cod. civ

[2] Art. 2740 cod. civ.


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