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Sono costretto a dire perché mi hanno licenziato?

31 gennaio 2017 | Autore:


> Diritto e Fisco Pubblicato il 31 gennaio 2017



Il datore di lavoro può licenziare il lavoratore che non dice il motivo per cui il suo vecchio contratto è terminato?

 

Il mio nuovo datore insiste molto per sapere come mai è finito il mio precedente rapporto di lavoro, ma io non voglio dirgli che sono stato licenziato per giusta causa: se non glielo dico può licenziarmi?

Il lavoratore è libero di non rivelare il motivo per cui un suo precedente rapporto di lavoro è terminato e non può essere licenziato per questo: lo ha stabilito la Cassazione, con una recente sentenza [1]. In particolare, quand’anche il dipendente sia stato licenziato, nel precedente rapporto, per giusta causa, per quanto grave sia il motivo che ha portato alla fine del rapporto il nuovo datore non può obbligarlo a rivelarlo, né può muovere una così grave sanzione disciplinare per la reticenza del lavoratore.

Tuttavia, questo non vuol dire che al dipendente non possa essere mossa alcuna contestazione disciplinare, in quanto la condotta reticente ha rilevanza sulla complessiva valutazione del datore circa l’affidabilità del lavoratore. Ma sino a che punto il lavoratore è tenuto a “rivelare” in merito ai vecchi rapporti d’impiego e come può il datore di lavoro scoprire se c’è stato un licenziamento per giusta causa? Cerchiamo di fare chiarezza.

Licenziamento per giusta causa: compare nella scheda anagrafica?

Il motivo per cui è terminato il precedente rapporto di lavoro non compare nella scheda anagrafica del dipendente, rilasciata dal centro per l’impiego: il datore di lavoro, dunque, non ha la possibilità, attraverso la scheda, di risalire alla causale della cessazione del rapporto, per valutare se assumere o meno il candidato.

Licenziamento per giusta causa: compare nel curriculum?

Anche all’interno del curriculum scritto dal candidato, così come nella scheda del centro per l’impiego, non deve essere inserito il motivo per cui il rapporto di lavoro è terminato: nel formato di curriculum vitae più diffuso, difatti, il cosiddetto Cv europeo, appare soltanto, per ogni esperienza, un campo nel quale inserire la data di inizio ed un campo in cui inserire la data di fine.

Licenziamento per giusta causa: compare nell’estratto conto dell’Inps?

Non è possibile risalire all’esistenza di un licenziamento per giusta causa nemmeno dall’estratto conto dell’Inps: nell’estratto conto contributivo, difatti, appaiono soltanto i periodi di lavoro, i datori di lavoro, le retribuzioni percepite dal lavoratore ed eventuali altri accrediti, come i contributi figurativi per disoccupazione o malattia. Peraltro, il dipendente non è tenuto a esibire l’estratto conto dell’Inps all’azienda, che non può richiederlo se non in casi molto particolari, ad esempio per il prepensionamento.

Licenziamento per giusta causa: che cosa succede se non lo dico?

Il fatto che il licenziamento per giusta causa non compaia nei documenti elencati non significa che il lavoratore possa “tacere per sempre e dormire sonni tranquilli”.

Il datore di lavoro, difatti, potrebbe chiedere delle referenze nelle aziende in cui il dipendente ha lavorato, attenendosi, però, a quanto disposto dallo Statuto dei lavoratori [2], che vieta qualsiasi indagine sul candidato non strettamente inerente al rapporto di lavoro.

Il lavoratore, dal canto suo, deve considerare che tacere su un precedente licenziamento per giusta causa potrebbe compromettere irrimediabilmente, a seconda dei casi, la fiducia che sta alla base del rapporto di lavoro. Insomma, non dire la verità può essere comunque un rischio.

note

[1] Cass. sent. n.27585/2016.

[2] L. 300/1970.


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