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Come leggere e contestare la bolletta della luce

31 gennaio 2017 | Autore:


> Diritto e Fisco Pubblicato il 31 gennaio 2017



Dove si trovano consumi e letture? Quanto pago di imposte? Dove vedo il canone Rai? Che cosa sono F1, F2 e F3? Che cosa fare se la fatturazione è sbagliata?

Tra numerini, codici e imposte, leggere la bolletta della luce non è un’impresa facile per tutti. Tuttavia, è importante per il consumatore (oltre che un diritto) capire che cosa paga quando arriva la fattura dell’energia elettrica: è l’unico modo che ha per sapere se e come ha esagerato con i consumi e poter, così, correggere il tiro. Qualunque sia il fornitore o la tariffa applicata, il contenuto della bolletta è sempre lo stesso: deve riportare quanto disposto dall’Autorità Garante in materia, cioè i servizi di vendita, i servizi di rete e le imposte. Vediamo, allora, come leggere la bolletta della luce (prendendo come esempio quella del fornitore più diffuso, cioè l’Enel, oggi chiamato Servizio Elettrico Nazionale) ed, in caso di anomalie, come contestare il pagamento.

Bolletta della luce: i dati di fornitura e della fattura

La prima pagina della bolletta della luce inizia con i dati relativi alla fornitura:

  • l’indirizzo presso il quale arriva la corrente elettrica;
  • il tipo di tariffa pattuito tra fornitore ed utente;
  • la tipologia del cliente (se è domestico residente oppure se si tratta di un’attività commerciale o di un’azienda);
  • la tipologia di pagamento (online, tramite domiciliazione bancaria, bollettino postale, ecc.);
  • la data in cui sono state attivate le condizioni contrattuali con l’utente;
  • la tipologia di contatore: se si tratta di un contatore elettronico gestito per fasce (EF), elettronico gestito monorario (EM) oppure tradizionale (T);
  • la potenza contrattualmente impegnata e quella disponibile;
  • la tensione di fornitura (di norma, per le utenze domestiche, 230 v).

Subito dopo, vengono riportati i dati relativi all’utente: il suo numero di cliente, il suo codice Pod che identifica il contatore di fornitura (sarà sempre lo stesso anche se l’utente decidesse di cambiare fornitore) ed il codice fiscale del cliente. Accanto, i dati che normalmente interessano di più al consumatore: il periodo di fatturazione ed il totale da pagare, con la relativa data di scadenza della fattura. Vicino a questi dati, sono riportati anche il numero di fattura e la data di emissione. E’ importante dare un’occhiata a quest’ultima: ci devono essere almeno una ventina di giorni tra la data in cui è stata emessa la fattura e la scadenza della bolletta della luce.

Dove si vedono i dettagli della spesa

Ci sono, poi, quelli che abbiamo chiamato i “numerini”, cioè i dettagli, voce per voce, del totale della spesa per l’energia elettrica. Nel leggere la bolletta della luce, si trova una sintesi degli importi fatturati che riporta:

  • la spesa per la materia energia, cioè il consumo effettivo di corrente ed il margine destinato al fornitore. Di solito è la parte più onerosa della bolletta ma anche quella che può variare di più, in base al fornitore e alle tariffe applicate;
  • la spesa per il trasporto dell’energia e la gestione del contatore, cioè per i servizi di rete;
  • la spesa per oneri di sistema, cioè per le attività di interesse generale del servizio elettrico, pagata da tutti i clienti finali. E quali sono queste attività? Eccole:
  • la messa in sicurezza del nucleare e le misure di compensazione territoriale;
  • gli incentivi alle fonti rinnovabili e assimilate;
  • la copertura delle agevolazioni tariffarie riconosciute per il settore ferroviario;
  • il sostegno alla ricerca di sistema;
  • la copertura del bonus elettrico (non viene pagato dai clienti cui è stato riconosciuto il bonus sociale);
  • la copertura delle agevolazioni per le imprese a forte consumo di energia;
  • le integrazioni delle imprese elettriche minori e promozione efficienza energetica;
  • il totale delle imposte e l’Iva. Il dettaglio fiscale della bolletta viene riportato in basso, sulla prima pagina. Alle tre voci precedenti viene sommata l’accisa. Sulla cifra che risulta, si applica l’Iva del 10%.

Per fare un esempio: su una bolletta della luce di 122,23 euro avrò pagato:

  • 46,84 euro di spesa per la materia energia;
  • 23,73 euro di spesa per trasporto e gestione del contatore;
  • 31,23 euro di spesa per oneri di sistema;
  • 20,43 euro di imposte e Iva, di cui:
    • 9,32 euro di accisa;
    • 11,11 euro di Iva.

Nel dettaglio fiscale, sulle bollette del bimestre luglio-agosto e di settembre-ottobre, viene incluso anche il canone Rai (80 euro sulla prima, 20 euro sulla seconda), sul quale non viene calcolata l’Iva.

Bolletta della luce: dove vedo i consumi e le letture?

La bolletta della luce del Servizio Elettrico Nazionale (cominciamo ad abituarci a chiamare così le bollette dell’Enel) riporta sul retro i dettagli di consumi e letture. Chi possiede un contatore elettronico gestito per fasce (il contatore EF) fasce orarie (F1, F2, F3). Queste tre fasce vengono così applicate:

  • fascia F1 (la più cara): dalle 8 alle 19, da lunedì a venerdì;
  • fascia F2: dalle 7 alle 8 e dalle 19 alle 23 da lunedì a venerdì e tutta la giornata del sabato fino alle 23;
  • fascia F3: dalle 23 alle 7 del mattino da lunedì a venerdì, il venerdì dalle 23 alle 24, il sabato dalle 23 e tutti i giorni festivi (la domenica, l’1 ed il 6 gennaio, il lunedì dell’Angelo, il 25 aprile, il 1 maggio, il 2 giugno, il 15 agosto, l’1 novembre e l’8, il 25 ed il 26 dicembre).

In realtà, tra le fasce orarie F2 ed F3 cambia solo il costo del dispacciamento, quindi quasi sempre vengono fatturate insieme.

La bolletta della luce riporta il consumo annuo per fasce, quello rilevato dalle letture e quello fatturato. E’ utile all’utente in quanto può verificare l’andamento dei suoi consumi negli ultimi 12 mesi.

Come contestare una bolletta della luce

Nel caso in cui arrivi una bolletta della luce con una cifra esorbitante o, comunque, non conforme ai calcoli fatti dal consumatore, il primo passo da fare per contestare la bolletta di qualsiasi operatore è chiedere delle spiegazioni di persona o per telefono all’ufficio commerciale del fornitore. E’ sempre cosa buona e giusta evitare l’interruzione della fornitura di energia elettrica. A questo proposito, è necessario pagare entro la scadenza fissata nella bolletta della luce l’importo che si ritiene dovuto (non quello che viene chiesto ma quello che corrisponde ai calcoli fatti relativi al consumo) compreso di Iva e darne comunicazione all’operatore. Se il fornitore taglia la corrente perché pretende che venga versato l’intero importo richiesto, è possibile chiedere all’autorità giudiziaria un provvedimento cautelare di urgenza [1] per riavere l’erogazione di energia elettrica.

Nel caso in cui la risposta ottenuta non fosse soddisfacente, conviene inviare alla compagnia una lettera di reclamo tramite raccomandata a/r. Occorre riportare, oltre ai dati personali dell’intestatario dell’utenza, anche il numero di cliente (quello sulla prima pagina della bolletta) e l’indirizzo servito dalla fornitura di energia. Di seguito, sarà necessario spiegare il motivo del reclamo e riportare il calcolo per la rettifica, allegando ogni tipo di documentazione utile.

Il fornitore è tenuto a dare una risposta entro 40 giorni dalla data in cui ha ricevuto la raccomandata. Se il reclamo sarà accolto, verranno restituiti entro 90 giorni i soldi pagati in più tramite accredito sulla bolletta della luce, bonifico bancario o assegno circolare. Oltre il 90mo giorno, il fornitore sarà obbligato a pagare un’indennità da 20 a 60 euro a seconda dei giorni di ritardo.

Se, invece, il fornitore di energia nemmeno risponde al reclamo inviato per raccomandata, c’è la possibilità di fare una segnalazione all’Autorità per l’Energia Elettrica e il Gas (l’Aeeg), presso lo Sportello per il consumatore di energia, con sede a Roma. Attenzione, però: l’Autorità potrà sanzionare l’operatore scorretto ma non imporgli di restituire i soldi al consumatore.

Ci sono, tuttavia, altre due strade. La prima, quella della conciliazione (tramite, ad esempio, un’associazione di consumatori) per trovare un accordo tra le parti. Se l’accordo non fosse raggiunto, resta la via legale, cioè la denuncia in Tribunale. Le controversie fino a 2.500 euro finiscono sul tavolo del Giudice di pace, il quale potrà condannare il gestore al pagamento di tutte le spese sostenute dal consumatore e ad un risarcimento per il disagio materiale e psicologico subìto. Il termine di prescrizione della bolletta della luce è di 5 anni.

note

[1] Art. 700 cod. civ.

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3 Commenti

  1. Troppi costi e troppi balzelli, personalmente da quando ho effettuato il passaggio da enel ad edison qualcosa riesco a risparmiare, ma niente di che. Saluti da Lorenzo

  2. La denuncia in Tribunale? E che vuol dire?
    Sarà semmai una causa civile per ottenere la ripetizione di quanto indebitamente pagato, ma in tal caso il G.d.P. nel migliore dei casi condannerà alla restituzione dei soldi versati in più ed alla rifusione delle spese. Ma di certo non pronuncerà mai una condanna anche al risarcimento del disagio e del danno psicologico (non è mica un procedimento penale con costituzione di parte civile).

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