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Lo sai che? Colite nervosa, permessi e diritti del dipendente

Lo sai che? Pubblicato il 16 gennaio 2017

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> Lo sai che? Pubblicato il 16 gennaio 2017

Se il dipendente soffre di attacchi di colite può assentarsi per malattia o per sottoporsi a esami e visite?

 

Per colite, in campo medico, si intende l’infiammazione del colon, ma, nell’uso comune, il termine sta ad indicare, in modo generico, disturbi diversi tra loro che riguardano l’intestino e l’apparato digerente in generale, come la malattia di Crohn; la colite, talvolta, può degenerare in ulcere, dissenteria e in patologie croniche invalidanti.

La causa di questi disturbi è spesso l’intolleranza alimentare nei confronti di determinati cibi; talvolta, però, la patologia può essere originata da problemi come ansia e stress: in questi casi si parla, genericamente, di colite nervosa.

Sono molto numerosi i lavoratori che soffrono di colite nervosa: problemi interni all’azienda, sovraccarichi di lavoro, precarietà, difatti causando ansia e stress contribuiscono al manifestarsi di questa patologia. Ci si chiede, allora, se il dipendente che ne soffre spesso possa assentarsi per malattia, o per sottoporsi a terapie, visite mediche ed esami. Inoltre, ci si chiede se, in determinati casi, la colite possa comportare il riconoscimento dell’invalidità per chi ne soffre.

Colite nervosa: assenza per malattia

Se il lavoratore ha difficoltà a svolgere la sua attività per via della colite, o del diverso disturbo dell’apparato digerente (ad esempio perché i dolori sono troppo forti o perché ha dei frequenti attacchi di diarrea), la prima cosa da fare è recarsi dal proprio medico curante.

Questi, dopo una visita, sarà in grado di stabilire se la gravità dei dolori o dei disturbi è tale da risultare incompatibile con lo svolgimento dell’attività lavorativa; nel caso in cui riscontri la temporanea incapacità lavorativa, provvede ad assegnare i dovuti giorni di riposo. Deve dunque trasmettere telematicamente all’Inps il certificato di malattia e fornire il numero di protocollo del certificato al lavoratore; quest’ultimo, oltre ad avvertire immediatamente l’azienda dell’assenza, deve inviare il protocollo della trasmissione del certificato medico al datore di lavoro.

Colite nervosa: visita fiscale

Come per tutte le assenze per malattia, anche per l’assenza dovuta alla colite il lavoratore è tenuto ad essere reperibile durante le fasce orarie previste per la visita fiscale:

  • dalle 10:00 alle 12:00 e dalle 17:00 alle 19:00, per i lavoratori del settore privato;
  • dalle 9:00 alle 13:00, e dalle 15:00 alle 18:00, per i dipendenti pubblici.

Sono giustificabili le assenze alla visita fiscale dovute all’effettuazione di terapie o visite specialistiche (per le quali il lavoratore deve comunque preavvertire il datore di lavoro e fornire idonea attestazione), nonché le assenze necessitate.

Ricordiamo, poi, che non esiste obbligo di reperibilità in caso di ricovero ospedaliero o in una diversa struttura sanitaria, anche se in regime di day-hospital.

Colite nervosa: visite e trattamenti ambulatoriali in day hospital

Se a causa della colite il dipendente si assenta per effettuare delle visite mediche, o per sottoporsi a terapie ambulatoriali in regime di day hospital, l’assenza beneficia dello stesso trattamento delle assenze per malattia, come confermato dall’Inps in una sua nota circolare [1].

In particolare, secondo l’Inps, è verificato il requisito della temporanea incapacità lavorativa del dipendente, come avviene per la malattia, quando:

  • la permanenza nel luogo di cura si protrae per tutta la giornata lavorativa;
  • i tempi per rientrare dal luogo di cura non consentono la presenza in azienda del lavoratore;
  • la terapia a cui il dipendente si sottopone è considerata dal medico incompatibile con l’attività svolta.

Il possesso del requisito dell’incapacità lavorativa permette di indennizzare l’assenza come se si trattasse di un normale caso di malattia.

Naturalmente, perché l’assenza sia indennizzata come malattia occorre che la struttura o il centro medico producano un apposito certificato, da inviare on line all’Inps; se non è possibile la trasmissione telematica del certificato, è necessario che il personale sanitario rilasci un certificato, redatto su carta intestata, che indichi:

  • i dati del dipendente;
  • la data di rilascio;
  • l’inizio e il termine del ricovero;
  • la firma del medico e la descrizione della diagnosi.

Il documento deve essere inviato all’Inps entro due giorni dal rilascio.

In ogni caso devono essere indicati i dati del datore di lavoro, l’indirizzo di reperibilità ed un eventuale recapito per controlli.

Colite nervosa: analisi

Se, a causa della colite, il dipendente vuole sottoporsi ad analisi, bisogna considerare che gli accertamenti diagnostici di breve durata solitamente non sono assimilabili alle assenze per malattia, a meno che non si tratti di controlli:

  • urgenti e non effettuabili al di fuori dell’orario lavorativo;
  • talmente invasivi da richiedere una convalescenza.

Colite nervosa e permessi per visite mediche: altri casi

Al di fuori delle situazioni descritte, le assenze per visite mediche, analisi o terapie dovute alla colite possono essere indennizzate o meno, in base a quanto disposto dal contratto collettivo, anche di 2° livello. In particolare, la contrattazione collettiva o aziendale può concedere, per questi casi:

  • dei permessi retribuiti: il dipendente deve però presentare un’attestazione medica che certifichi le prestazioni sanitarie effettuate e l’orario in cui sono state eseguite;
  • lo scomputo delle assenze, su base oraria, dal monte di ore di permessi retribuiti spettanti, come rol (riduzione dell’orario di lavoro) o ex festività;
  • la concessione di permessi non retribuiti.

Alcuni contratti collettivi, inoltre, possono indennizzare il tempo impiegato per recarsi sul luogo di effettuazione della visita o delle terapie.

Colite nervosa e invalidità

Secondo le linee guida dell’Inps sull’accertamento degli stati invalidanti, la colite nervosa, di per sé, non è collegata direttamente a una determinata percentuale d’invalidità.

Tuttavia, sono riconosciute delle percentuali d’invalidità per alcune patologie che presentano la colite, o comunque dei disturbi all’apparato digerente, tra le conseguenze. È il caso della celiachia refrattaria alla dieta priva di glutini, per la quale è riconosciuta una percentuale d’invalidità che va dal 41 al 50%.

Per la sindrome da malassorbimento enterogeno da patologia pancreatica o intestinale stenotica, o infiammatoria, o da resezione, è riconosciuta un’invalidità, a seconda della gravità, sino all’80%.

Infine, per le malattie croniche intestinali è riconosciuta, a seconda della gravità, un’invalidità sino al 100%.


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5 Commenti

  1. Mi date i riferimenti normativi di quanto scritto in questo articolo? In particolare della circolare in cui si parla di visita incompatibile con l’attività svolta? Grazie

  2. e invece chi ha un endometriosi intestinale di grado severo? che ha gli stessi sintomi se non peggio? che invalidita’? che diritti lavorativi?

  3. Buongiorno :Ma quando un dipendente ha un infarto acuto miocardico per lo stress subito dal lavoro cosa deve fare ????????

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