Diritto e Fisco | Articoli

Si è aperta la stagione della caccia al pensionato estero

16 gennaio 2017 | Autore:


> Diritto e Fisco Pubblicato il 16 gennaio 2017



I Comuni devono inviare all’Agenzia delle Entrate i nomi degli italiani che hanno trasferito la residenza all’estero e comunicare chi si è trasferito a partire dal primo gennaio 2010.

I nuovi controlli su pensionati ed expats

La legge precisa che i nominativi di tutti i pensionati e di tutti gli espatriati iscritti all’Aire dopo il  primo gennaio 2010 saranno inseriti in una lista per i controlli relativi alle attività e agli investimenti finanziari all’estero non dichiarati in Italia e che, per formare le liste selettive dei controlli si incroceranno i dati dei residenti all’estero e di coloro che hanno presentato istanza di collaborazione volontaria [1].

Occorre ricordare che tutti coloro che hanno presentato istanza di collaborazione volontaria sono già stati inseriti nella banca dati Cover proprio allo scopo di individuare le persone fisiche, residenti, che hanno dichiarato al fisco, nel regime agevolato, le attività finanziare estere da essi possedute.

Tuttavia l’incrocio dei dati delle liste suddette appare una contraddizione ed una forzatura, infatti i residenti all’estero non avevano la facoltà di aderire al regime di collaborazione volontaria, riservata solo alle persone fisiche residenti in Italia, quindi, a parte casi limite per meri motivi prudenziali o per effettiva volontà di disvelamento di una fittizia residenza all’estero, non vi sarà alcun dato da incrociare in quanto per i  cittadini italiani residenti all’estero, come individuati nelle liste selettive consegnate dai comuni all’AF,  sarebbe stato impossibile presentare l’istanza.

Pertanto tutte le persone fisiche espatriate: pensionati, giovani, ricercatori, imprenditori, cercatori di speranza, sono potenzialmente nel mirino dell’Agenzia delle Entrate, che cercherà di ricondurne la residenza, e dunque l’assoggettamento a tassazione, in Italia.

Quanti sono gli italiani all’estero

Gli ultimi dati dell’Aire[2], dicono che nel 2015 sono espatriate circa 107 mila persone fisiche, mentre nel 2014 erano state circa 100 mila.

Dal 2010, quando gli italiani residenti all’estero erano 2,3 milioni, oggi, nel 2016 siamo giunti a circa 4,5 milioni, raddoppiando in soli 5 anni la popolazione che ha deciso di trasferirsi stabilmente fuori dal Paese, per i motivi più diversi, ma sostanzialmente, per cercare di sopravvivere alla crisi ed alle problematiche socio-politiche interne.

Il trend è crescente e continuo, ma sembra che il Governo, invece di favorire il rientro dei connazionali, sebbene fosse stata emanata un norma temporanea di favore di cui alcuni avevano usufruito, cerchi di sottoporre a controlli severi tutti coloro che sono andati all’estero, anche giovani in cerca di lavoro o anziani, che cercano di trascorrere più agevolmente gli anni della pensione.

Chi rischia maggiormente

Certo che le modalità del controllo più che un segnale forte a chi pensasse di evadere redditi prodotti all’estero, sembrano un modo per salvaguardare le esigenze di cassa con i «nuovi» emigranti.

Dunque la caccia è aperta!

Le categorie più a rischio sono sicuramente i lavoratori autonomi all’estero ed i lavoratori specializzati (ricercatori), per i quali l’Af potrebbe cercare di ricondurre la effettiva residenza in Italia sulla base di criteri territoriali anche famigliari e personali.

Ma una categoria sicuramente a rischio è quella dei pensionati, che sono più di 500.000, con un trend in crescita addirittura del 40% nel 2014, e che hanno deciso di trasferire la residenza in quei Paesi dove possono spendere meno e vivere meglio, come in genere i Paesi più caldi (Portogallo, Marocco, Canarie, Paesi sud-americani e caraibici, ecc.).

Essi oggi usufruiscono della esenzione quasi totale dalla tassazione italiana e della percezione della pensione al lordo delle ritenute fiscali e previdenziali, in quanto le Convenzioni in essere con l’Italia consentono ai Paesi di emigrazione di tassare al posto nel nostro Paese, pertanto abbassando le aliquote sui redditi da pensione essi riescono ad attrarre quanti più residenti possibile.

Su di essi grava già la spada di Damocle dell’Inps il cui presidente, poco tempo fa, aveva già suggerito di intervenire con una norma che riducesse la parte non tassabile delle pensioni pagate ai cittadini italiani residenti all’estero.

Conclusione – Il test della resistenza delle residenze estere

Purtroppo ci sarebbe solo da sperare che all’estero decidessero di emigrare anche parecchi pensionati d’oro, considerato che questi ultimi difficilmente perderanno il proprio trattamento di favore, forse questo potrebbe contribuire a salvare anche la posizione dei pensionati normali.

Per quanto riguarda tutti gli altri soggetti emigrati all’estero post-crisi, il suggerimento è di affidarsi ad un professionista esperto in materia di fiscalità internazionale che possa valutare adeguatamente la resistenza della residenza all’estero attraverso gli strumenti istituzionali disponibili.

note

[1] Dl n. 193 del 2016 – Art. 7 co. 5

[2] Aire – Anagrafe Italiani residenti all’estero.


Per avere il pdf inserisci qui la tua email. Se non sei già iscritto, riceverai la nostra newsletter:

Informativa sulla privacy
DOWNLOAD

ARTICOLI CORRELATI

27 Commenti

  1. ‘Caccia aperta’ per l’Agenzia delle Entrate che continuerà nella sua attività pretestuosa al limite della legalità. Quando le riserve di caccia sono troppo vaste, le aree di caccia diventano terre senza vita, terre di morte, senza crescita e sviluppo.

  2. strano: intendo dire che le tasse si pagano nel paese dove si risiede almeno o piu’ di 7 mesi all’ anno. Quindi come fa l’ Italia a voler tassare una persona che risiede legalmente, pure iscritta all’ AIRE, all’ estero?
    Non capisco. Capisco che l’ Italia vuol far cassa in ogni modo, ma qui non e’ possibile. Le tasse non si devono pagare in 2 paesi, quindi se io risiedoo legalmente ad es. in Francia o Brasile o Cina, paghero’ li’ le tasse e se me le fa pagare anche l’ Italia, e’ doppia tassazione e non e’ ammessa dalla legge internazionale.

  3. Perché la residenza estera sia giuridicamente valida e riconosciuta lo Stato italiano prevede che essa debba avere alcuni requisiti specificati nella legge tributaria.
    Spesso anche chi ritiene, in buona fede, di essere residente all’estero, in realtà non rispetta i requisiti fissati dalla legge per eliminare ogni collegamento dal territorio italiano.
    L’attività dell’AF sarà quindi quella di verificare se le residenze estere rispettino o meno i requisiti di legge.
    Purtroppo spesso chi si trasferisce all’estero non è sufficientemente informato su questi requisiti o, anche per sbadataggine, magari mantiene rapporti con l’ Italia, come ad es. la tessera della palestra o del tennis, una scheda telefonica italiana, un’auto da usare quando rientra in Patria, ecc.

    1. sia cortesemente più preciso, quali sarebbero questi requisiti specificati nella legge tributaria ? se sono elencati in una legge, ci voglia dire numero e coordinate … grazie

      1. Gentile Sig. Gaspari
        sarò lieto di essere più preciso nella risposta che le potrei dare qualora intendesse richiedere una consulenza specifica al portale de La Legge per Tutti, essendo l’articolo pubblicato solo un riferimento generale ad una situazione originata dalla norma specificata nell’articolo stesso e non in riferimento alle norme specifiche sulla residenza delle persone fisiche.
        Tuttavia, per quanto riguarda la specifica norma domestica che disciplina la residenza all’estero delle persone fisiche si deve fare riferimento all’art. 2 del Dpr 917/86 ed agli articoli 43 e 44 del codice civile.
        Tali riferimenti non sono comunque sufficienti essendo intervenute numerose circolari e risoluzioni ministeriali nonché sentenze di merito e di legittimità a precisare la materia.
        Cordialità

    2. Per i pensionati statali residenti all’estero la pensione gli viene tassata direttamente in Italia dall’INPS volendo lo potrebbero estendere anche ai privati, basta una leggina.

      1. quindi i dipendenti pubblici ex inpdap non hanno lo sgravio fiscale trasferendosi in un altro paese ? perchè?

        1. Non è vero anche i pensionati dipendenti pubblici hanno diritto dello sgravio fiscale ma solo in alcuni paesi che sono Tunisia Senegal e Cile c’era anche l’Australia ma ha messo delle restrizioni quasi impossibili.

  4. ciao Mauro Finiguerra, vorrei capire meglio, per l’agenzia delle entrate un residente all’estero regolarmente iscritto all’Aire , dove vive regolarmente per almeno 7/8 mesi l’anno, avere una scheda telefonica italiana o un’auto registrata in Italia presuppone che debba pagare le tasse in Italia? e come spiegherebbe il fisco Italiano il fatto che al cittadino italiano iscritto all’Aire non gli viene dato il medico di famiglia o i farmaci molto necessari specie per le persone anziane? grazie per la risposta

  5. Allora…l’iscrizione all’AIRE è solo un requisito formale e preliminare per dimostrare la residenza estera, infatti la legge prevede una presunzione legale relativa per chi è iscritto nelle anagrafi italiane e cioè la residenza fiscale in Italia, per cui iscriversi all’AIRE è solo un atto dovuto per il cittadino che si trasferisce all’estero e che vuole vincere la presunzione di legge.
    Dopo di che i criteri per verificare la validità della residenza all’estero sono di due categorie: una relativa alla residenza intesa come dimora ed una relativa al domicilio inteso come centro degli affari familiari e economici…dunque per tagliare ogni collegamento territoriale il cittadino che emigra dovrà curarsi di non lasciare niente indietro, nessun legame affettivo (moglie e figli), nessun legame economico prevalente (reddito principale all’estero), nessun legame sociale (amici in gruppi, associazioni, luoghi di sport, ecc.)…

  6. La maggior parte degli stati esteri rilascia , a semplice richiesta, il Certificato di residenza fiscale.
    In caso di contestazione dello status di residenza fiscale dovra’ preventivamente essere risolto il conflitto di competenza tra stati.
    La questione dovrebbe essere risolta di comune accordo fra gli stati: vorrei vedere quello che succede, tempi e modalita’.
    Il contribuente non e’ parte della disputa e quindi nei suoi confronti non pare sia applicabile la sospensione o interruzione della prescrizione.

  7. Nelle note si legge:
    Aire – Associazione Italiani residenti all’estero.
    La “A” sta per Anagrafe e non Associazione.

    1. probabilmente avran cambiato: io sono iscritta dal 1988 al AIRE e c’era scritto Anagrafe e non Associazione.

      1. Ho già fatto presente, scusandomi ancora, del refuso…al più presto dovrebbe essere modificato e corretto.
        grazie per l’osservazione

  8. Beh qui caro Guido entriamo nei dettagli tecnici…in effetti i casi di doppia residenza devono essere gestiti dagli Stati con le tie-breaker rules previste nelle Convenzioni contro le doppie imposizioni, dunque per poterle applicare occorre che esista la Convenzione…inoltre l’AF italiana ha già dimostrato la propria estrema spregiudicatezza nei confronti di molti italiani illustri residenti all’estero, soprattutto nei Paesi a fiscalità privilegiata dove l’interesse dello Stato estero a tassare il reddito del contribuente è molto ridotto se non nullo dunque pensare ad uno Stato che lotta con l’Italia per tassare un reddito ad una aliquota più bassa o addirittura zero …in ogni caso sempre disponibile a parlarne in sedi appropriate .. grazie…come va?

      1. Buongiorno Sig. Andrea
        Per contattarmi se intende richiedere una consulenza può utilizzare il tasto “consulenze” sul sito e richiedere esplicitamente che sia io a risponderle inserendo il mio nome nel testo del quesito ” voglio che risponda al mio quesito il dr. Mauro Finiguerra” ad esempio.
        Qualora avesse altre necessità, se ritiene, troverà il mio profilo ed i miei dati sul portale nello spazio dedicato agli autori.
        In questo caso, riservandomi di ottenere il preventivo consenso dei responsabili del portale, la contatterò direttamente.
        Cordialità

  9. Chiedo di sapere se i dipendenti pubblici ex inpdap hanno lo stesso sgravio fiscale trasferendosi in un altro paese e se è no perchè

    1. Buonasera ringrazio per il suo commento tuttavia per avere risposta al suo quesito dovrebbe cliccare sul tasto consulenze e chiedere, se lo ritiene, di indicare il nome del professionista che vorrebbe rispondesse, se vuole anche il mio nome ovviamente.

    2. Mi sembra evidente che con questo testo è soprattutto il consulente che dà la caccia all’emigrato. E’ noto che gli ex dipendenti pubblici non godono della possibilità di pagare le tasse all’estero salvo 3 paesi: Tunisia, Australia e un paese pococo vivibile in Africa: di fatto vanno tutti in Tunisia. Per sapere questo non occorre ovviamente rivolgersi a un consulente, basta informarsi su internet.

  10. Perché l’IVIE la tassa sugli immobili all’estero non è una tassa pretestuosa , l’Italia è l’Italia ottima per le cicale tremenda per le formiche , comunque se volete iscrivervi sul gruppo No IVIE

  11. Vito, la consulenza te la do io e gratuitamente: dipendenti pubblici Tunisia o Cile o, con alcune limitazioni, Marocco. Su forum dedicati (expat) troverai tutte le spiegazioni del caso.

  12. Buongiorno,
    se si è prevalentemente lavorato nel pubblico e per l’ultimo anno (o gli ultimi) prima della pensione, si lavora nel privato, si avrà sempre diritto ad accedere alla defiscalizzazione pensionistica per quei paesi che sono convenzionati con l’Italia?
    Ancora, una proprietà di un immobile in Italia è motivo sufficiente per considerare violati i criteri di prevalenza di cui parla? ( nessun legame economico prevalente – reddito principale all’estero – )
    Grazie

Lascia un commento

Usa il form per discutere sul tema. Per richiedere una consulenza vai all’apposito modulo.

 



NEWSLETTER

Iscriviti per rimanere sempre informato e aggiornato.

CERCA CODICI ANNOTATI