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Lo sai che? Come non pagare gli alimenti alla ex moglie?

Lo sai che? Pubblicato il 1 febbraio 2017

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> Lo sai che? Pubblicato il 1 febbraio 2017

Sempre di più sono gli ex che non intendono pagare gli alimenti: dalle strategie più fantasiose alle più comuni, ecco tutti i modi – legali – per salvare il portafoglio.

Far sembrare il cliente più povero e consentirgli di pagare un assegno di mantenimento all’ex coniuge più ridotto: gli avvocati, sempre più spesso, si trovano ad arrovellarsi il cervello su questo punto, a fronte di richieste sempre più frequenti. E allora dal trust al prestanome al farsi assumere all’estero al contratto part time fittizio, ogni “scusa” è buona se… il fine giustifica i mezzi.

Alimenti: come non pagarli?

Un metodo usato per un imprenditore che possiede degli immobili consiste nel trasferirli in alcuni fondi, in modo da farli uscire dal patrimonio personale.

Altro caso frequente è quello del dirigente che lavora per una multinazionale: può chiedere di essere assunto dalla casa madre all’estero. Così facendo, anche se il giudice impone il pignoramento di 1/5 del suo stipendio, per l’ex coniuge sarà molto più difficile farlo eseguire.

Utili al fine anche prestanomi, società di comodo o terzi cui vengono affidati questi beni.

Come si comprende si tratta di strategie adottate per far risultare più esiguo il proprio stato patrimoniale, le stesse adoperate per non pagare le tasse.

Alimenti: e se la ex ha una nuova relazione?

Ma non serve andare troppo lontano per cercare di sfuggire a questo obbligo tanto odiato. Sul punto è recentemente intervenuta anche la Corte di Cassazione con un vero e proprio colpo di scena: per la prima volta, infatti, si è affermato il principio secondo cui, qualora un coniuge sia stabile in un nuovo nucleo di fatto, l’obbligo degli alimenti finisce per decadere definitivamente [1].

Una pronuncia che ha lasciato il segno a fronte di un sempre maggior numero di mariti che devono, loro malgrado, continuare a versare soldi all’ex pur in presenza di una situazione stabile dal punto di vista affettivo e famigliare.

D’altra parte, la strada sembrava già segnata: già nel 2011 [2] si affermava, per la prima volta, il venir meno del sostegno da parte dell’ex coniuge una volta che l’altro avesse definito la propria situazione familiare anche in maniera non ufficiale. Tuttavia, non si stabiliva che lo stop dovesse durare in maniera irrevocabile, ma solo limitatamente al periodo di convivenza con la nuova famiglia della moglie – o anche del marito – a cui spettavano gli alimenti.

Ora, invece, pur valendo sempre il principio dell’adeguatezza del tenore di vita a quello prima e dopo l’atto di separazione, se l’ex coniugato entra a far parte di una nuova famiglia, quest’ultima va intesa come nuova situazione di stabilità anche economica e dunque, non più passibile di assegno di mantenimento da parte del coniuge precedente.

Alimenti: sono dovuti se i coniugi hanno redditi molto diversi?

Altro fattore determinante da considerare è la disparità della situazione economica tra i due coniugi, fermo restando che, nel porre a confronto entrambe le posizioni reddituali, è doverosa la valutazione, da parte del giudice, dell’incidenza degli esborsi sulla complessiva situazione patrimoniale [3]: per capirci, ipotizziamo che Tizio, separato da Caia, pur godendo di un reddito più alto rispetto alla moglie, paghi interamente il mutuo per la casa comune. In un caso di questo genere, il giudice ne dovrà tenere conto e stabilire, eventualmente, la non corresponsione degli alimenti da parte del marito.

note

[1] Cass. sent. n. 6855 del 03.04.2015.

[2] Cass. sent. n. 17195 dell’11.08.2011.

[3] Cass. ord. 7053 del 08.04.2015.

Corte di Cassazione, sez. VI Civile, ord. 08.04.2015, n. 7053

Il motivo appare, nella sua prima parte, manifestamente fondato, atteso che, nel porre a confronto le due diverse posizioni reddituali dei coniugi, la corte territoriale ha totalmente omesso di considerare che il (OMISSIS) corrisponde un assegno per il mantenimento dei due figli; il giudice, inoltre, dopo aver dato atto che il ricorrente si è interamente accollato la rata del mutuo contratto per l’acquisto dell’appartamento che possiede in comproprietà con la moglie, non ha tenuto conto neppure di tale onere, affermando contraddittoriamente che sul ricorrente non gravano spese abitative. Risulta pertanto omessa la doverosa valutazione dell’incidenza di tali esborsi – certamente non esigui rispetto allo stipendio percepito dal (OMISSIS) – sulla complessiva situazione economica del ricorrente da porre a raffronto con quella della (OMISSIS), solo all’esito della quale potrà stabilirsi se, ed in quale misura, quest’ultima abbia diritto alla corresponsione dell’assegno di mantenimento.

Corte di Cassazione, sez. I Civile, sent. 03.04.2015, n. 6855

L’instaurazione da parte del coniuge divorziato di una nuova famiglia, ancorché di fatto, rescindendo ogni connessione con il tenore ed il modello di vita caratterizzanti la pregressa fase di convivenza matrimoniale, fa venire definitivamente meno ogni presupposto per la riconoscibilità dell’assegno divorzile a carico dell’altro coniuge, sicché il relativo diritto non entra in stato di quiescenza, ma resta definitivamente escluso. Infatti, la formazione di una famiglia di fatto – costituzionalmente tutelata ai sensi dell’art. 2 Cost. come formazione sociale stabile e duratura in cui si svolge la personalità dell’individuo – è espressione di una scelta esistenziale, libera e consapevole, che si caratterizza per l’assunzione piena del rischio di una cessazione del rapporto e, quindi, esclude ogni residua solidarietà postmatrimoniale con l’altro coniuge, il quale non può che confidare nell’esonero definitivo da ogni obbligo.

Corte di Cassazione, sez. I Civile, sent. 11.08.2011, n. 17195

In caso di cessazione degli effetti civili del matrimonio, l’instaurazione di una famiglia di fatto, quale rapporto stabile e duraturo di convivenza attuato da uno degli ex coniugi, rescinde ogni connessione con il tenore e il modello di vita caratterizzanti la pregressa fase della convivenza matrimoniale, e con ciò ogni presupposto per la riconoscibilità a carico dell’altro coniuge di un assegno divorzile, il diritto al quale entra così in uno stato di quiescenza, potendosene riproporre l’attualità per l’ipotesi di rottura della convivenza tra familiari di fatto.

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