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Lo sai che? Che cosa succede se firmo un assegno scoperto?

Lo sai che? Pubblicato il 17 gennaio 2017

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> Lo sai che? Pubblicato il 17 gennaio 2017

L’assegno a vuoto comporta sanzioni, revoca di sistema o protesto. C’è, però, un modo di evitare questi rischi: pagare. Con tanto di interessi.

L’assegno scoperto, o assegno a vuoto o senza provvista, è quello emesso senza che il firmatario dell’assegno stesso abbia nel proprio conto corrente la cifra necessaria a coprire l’importo riportato. Faccio, quindi, un assegno di 3.000 euro ma sul conto ne ho 1.900. Allora, che cosa succede se firmo un assegno scoperto? Ci sono dei risvolti anche penali o solo civili?

Diciamo, intanto, che chi riceve un assegno può incassarlo entro 8 giorni se è in piazza (cioè se deve essere riscosso nello stesso Comune in cui è stato emesso, ad esempio Milano su Milano) oppure entro 15 giorni se è fuori piazza (faccio un assegno a Milano che viene pagato a Napoli). Se non viene riscosso entro questi termini, l’assegno scade ed il firmatario può chiedere alla banca di non pagarlo più senza subire conseguenze o penali.

Perché è importante sapere entro quando incassare un assegno? Perché il firmatario, in buona fede, può fare un assegno oggi sapendo che tra un paio di giorni riceverà nel proprio conto corrente la somma necessaria a coprirlo (lo stipendio, ad esempio). Certo, è sempre consigliabile emettere un assegno quando si ha la certezza che, se il beneficiario decide di incassarlo subito, non ci saranno dei problemi. Ma può anche succedere che una persona sia costretta a firmare subito l’assegno e che la sua azienda ritardi di uno o due giorni il pagamento dello stipendio. In questo caso, il beneficiario potrà attendere qualche giorno per incassare avendo la certezza di portare a casa i soldi senza problemi. E’ una questione, insomma, di buon senso.

Diverso il caso, invece, di chi emette un assegno scoperto alzando gli occhi al cielo e dicendo tra sé e sé: “Dio me la mandi buona”. Il rischio per chi emette un assegno a vuoto, e quindi per chi commette un illecito amministrativo, può essere pesante: una sanzione pecuniaria, la revoca del sistema, il protesto e l’iscrizione al Cai (nulla a che fare con il Club Alpino Italiano: si tratta della Centrale di allarme interbancaria). In pratica, la sua “fedina bancaria” riporterà irrimediabilmente questo episodio.

I rischi di firmare un assegno scoperto

La sanzione minima per chi firma un assegno scoperto è di 516 euro. Quella massima è di 3.000 euro. Ma la cifra aumenta se l’importo dell’assegno supera i 10.329 euro o se il furbetto di turno ci ha preso l’abitudine ed ha emesso più assegni a vuoto. Se la sanzione non viene pagata, l’illecito amministrativo può essere punito con la reclusione.

La revoca di sistema, invece, consiste nel togliere a chi ha firmato un titolo scoperto la  possibilità di emettere degli assegni per 6 mesi e nel dover restituire il libretto di assegni non ancora utilizzato. Di solito, questo tipo di sanzione avviene dopo che il firmatario dell’assegno senza provvista è stato iscritto nel sistema informatizzato della Centrale di allarme interbancaria.

Terzo rischio che corre chi firma un assegno a vuoto: il protesto. Si tratta di un atto formale siglato da un notaio o da un pubblico ufficiale tramite il quale si certifica il mancato pagamento e si rende nota la mancata provvista, pubblicando il nome del furbetto di turno nel Registro informatico dei protesti. In questo modo, chi doveva incassare l’assegno può rivolgersi al Tribunale per ottenere la mancata somma. Chi, invece, ha firmato l’assegno scoperto, rischia ulteriori sanzioni a causa del protesto: il Prefetto, a seconda della gravità del fatto, può vietargli di emettere altri titoli nell’arco di almeno 2 anni. Se proprio l’ha combinata grossa, il firmatario può rischiare di vedersi interdetto dalla propria professione o dalla propria attività imprenditoriali per almeno 2 mesi, di restare fuori dagli uffici direttivi delle imprese e di non poter siglare un contratto con la Pubblica amministrazione.

Come evitare sanzioni o protesto per un assegno scoperto

Esiste un solo modo per evitare sanzioni, revoca del sistema o protesto per un assegno scoperto: pagare. Quando e come?

Il soggetto che ha firmato un assegno scoperto viene informato dal suo istituto di credito entro 10 giorni dalla data in cui il beneficiario ha tentato di incassare il titolo. Il firmatario, a questo punto, può evitare sanzioni o protesto pagando la cifra riportata sull’assegno contestato, maggiorata del 10% di penale e degli interessi o altre spese legali. Questo pagamento tardivo deve essere effettuato entro 60 giorni dalla data in cui è stato tentato l’incasso da parte del beneficiario. Pertanto (ed ecco che torna utile sapere entro quando si può riscuotere un assegno), il termine ultimo sarà di 68 giorni dalla data di emissione se l’assegno è in piazza (60+8) e di 75 giorni se, invece, è fuori piazza.

La somma dovuta, compresa di interessi, spese legali e penale, può essere corrisposta depositandola sul proprio conto corrente oppure consegnandola al pubblico ufficiale che ha fatto il protesto o direttamente al beneficiario. Quest’ultimo dovrà sottoscrivere una dichiarazione sostitutiva all’atto notorio allegando la certificazione della banca che conferma l’avvenuto pagamento di quanto dovuto.

note

[1] Legge n. 386/1990 come modificata dal Dlgs. n. 509/1999.

Autore immagine: Pixabay.com


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