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Cosa fare se penso di avere l’auto diesel truccata?

16 gennaio 2017 | Autore:


> Diritto e Fisco Pubblicato il 16 gennaio 2017



Lo scandalo Dieselgate potrebbe allargarsi ad altri marchi, coinvolgendo migliaia di automobilisti. Che cosa bisogna fare? E c’è diritto al risarcimento?

E se anche la mia lo fosse? Chiunque si sarà posto questa domanda quando ha sentito che lo scandalo delle auto diesel truccate nel sistema di emissioni si potrebbe allargare ad altri marchi, in particolare ad alcuni modelli di Fca Group (Fiat Chrysler Automobiles) e Renault. Domanda alla quale ne segue un’altra, comprensibile quanto evidente: cosa devo fare se penso di avere un’auto truccata?

Ammesso e non concesso che la vicenda che coinvolge Fiat e Renault venga dimostrata e dopo quella che nel 2015 travolse il gruppo Volkswagen, il cerchio dei marchi automobilistici non sospetti diventa davvero stretto. Detto in altre parole, resterebbero ben pochi tra quelli più venduti sul mercato italiano ed europeo a non destare dei sospetti. Il che aumenterebbe le probabilità di possedere diesel con il software incriminato che “tarocca” le emissioni inquinanti.

Auto truccate: le cose da fare e da non fare

Se si pensa di avere un’auto diesel truccata si deve fare poco o niente, in realtà. Chi ha acquistato un’auto alimentata a gasolio di uno dei marchi sospettati di avere truccato i test di emissioni inquinanti deve attendere una chiamata dalla casa costruttrice per una modifica del software taroccato e del motore. Finché il telefono non squilla o il postino non passa, il proprietario dell’auto può tranquillamente continuare a guidarla senza problemi: non è detto, infatti, che proprio la sua sia tra quelle incriminate, anche se di un modello sospetto. Quello che, invece, si può fare è dare un’occhiata al libretto di circolazione. Su questo documento, infatti, viene indicata la classe ecologica. Se non si riesce a capire se l’auto è un’Euro 6, come stabilito dalla legge, si può fare una veloce verifica via Internet attraverso il portale dell’automobilista: basta registrarsi ed inserire il numero di targa per avere quest’informazione circa il proprio veicolo.

Auto truccate: rischi e diritti

Ma che cosa rischia l’automobilista se viene fermato e trovato in possesso di un’auto truccata sulle emissioni inquinanti? L’automobilista non rischia nulla. A pagare il prezzo di avere manomesso i test sarà il costruttore, non chi ha acquistato l’auto in buona fede. Non ci saranno multe, dunque. Semmai, in futuro, qualche probabile indennizzo. Già quando scoppiò il caso Volkswagen, alcune associazioni di consumatori – sulla scia di quanto già avvenuto negli Stati Uniti ed in qualche Paese europeo come la Spagna – avevano annunciato eventuali azioni collettive e richieste di danni se lo scandalo dei software truccati avesse interessato l’Italia. Ma, finora, nel nostro Paese non c’è nulla di concreto. A differenza degli Usa, le cui autorità riceveranno circa 4 miliardi di dollari di risarcimento da Volkswagen. Peraltro, la Casa tedesca era già stata condannata negli States al pagamento di oltre 15 miliardi di dollari in virtù della class action vinta nel 2016.

Quello a cui l’automobilista ha sicuramente diritto è ad un intervento di correzione su software e motore completamente gratuito. Il costruttore, infatti, deve agire come per altri normali richiami di auto, cioè si deve comportare come quando chiama in concessionaria alcuni modelli di veicoli che hanno mostrato difetti di fabbricazione.

In che cosa consiste il dieselgate

Un motore diesel libera nell’aria delle emissioni nocive diverse da un motore a benzina. Se quest’ultimo produce quantitativi di CO2 superiori del 10-15%, quello a gasolio supera di almeno 1.000 volte la quantità di ossidi di azoto, i cosiddetti NOx, e di polveri sottili. Le alte concentrazioni di NOx nell’aria provocano soprattutto irritazioni alle mucose degli occhi e del naso. Ecco perché l’Unione Europea ha imposto una serie di vincoli nella fabbricazione dei motori. Nell’ottobre del 2008 diventò obbligatorio il filtro antiparticolato (conosciuto come Euro 5). Dal mese di settembre 2014, tutti i nuovi modelli sono per legge Euro 6 e dal gennaio 2016 quelli messi sul mercato in precedenza dovevano essere adeguati nei limiti delle emissioni.

Detto questo, in che cosa consiste la frode del dieselgate? Consiste nell’installare nel motore un software che riconosce se l’auto è impegnata su strada o se, invece, viene sottoposta ad un test di laboratorio sulle emissioni di ossidi di azoto. La centralina, dotata di decine di migliaia di linee di codice, vaglia la velocità, la pressione dell’aria ed i movimenti del pedale e dello sterzo. Se riconosce questi valori come un test di laboratorio, attiva il controllo sulle emissioni (ad esempio cambiando la miscela aria-carburante), che risultano in questo modo molto inferiori a quelle identificabili durante l’utilizzo su strada. In sostanza: le emissioni registrate sono 40 volte al di sotto degli standard sull’inquinamento disposto dall’Agenzia per la protezione dell’ambiente. E l’auto passa tranquillamente la prova.


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