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Se la multa viene fatta all’incapace come si fa opposizione?

16 gennaio 2017


Se la multa viene fatta all’incapace come si fa opposizione?

> Diritto e Fisco Pubblicato il 16 gennaio 2017



Per il ricorso al giudice di pace non è sufficiente il consenso del tutore, ma c’è bisogno anche dell’autorizzazione del giudice tutelare.

Immaginiamo un’automobile intestata a un soggetto dichiarato incapace o interdetto: il mezzo viene quotidianamente usato dai suoi figli. Se dovesse arrivare una multa, che per ovvie ragioni viene indirizzata al titolare dell’auto, questi potrebbe avere interesse a fare ricorso al giudice. Ma, posta la sua incapacità, cosa deve fare per incaricare un avvocato e avviare l’opposizione? A chiarirlo è una recente sentenza del Tribunale di Firenze [1].

La multa può essere impugnata solo se l’attività viene promossa dal curatore (nel caso di soggetto incapace) o dal tutore (nel caso di soggetto interdetto): tali due soggetti agiscono in nome e per conto del soggetto incapace o interdetto. Tuttavia, in ambi i casi, è previamente necessaria l’autorizzazione del giudice tutelare: questi dovrà previamente compiere una valutazione per verificare il reale interesse, oltre che il potenziale rischio economico per il soggetto rappresentato.

L’autorizzazione costituisce, quindi, un presupposto necessario per la regolare costituzione del rapporto processuale. Senza di essa il ricorso va rigettato per improcedibilità (cosiddetta «carenza di legittimazione processuale»).

note

[1] Trib. Firenze, sent. n. 4379/2016.

Sentenza n. 4379/2016

Ragioni di fatto e di diritto della decisione

1– Va preliminarmente, dichiarata la contumacia dell’appellato, che non si è costituito, pur essendo stato ritualmente evocato in giudizio.

2– L’appello è fondato e va, pertanto, accolto.

Sostiene l’appellante, in via preliminare, che C. U., avendo agito in prime cure nella qualità di tutore dell’interdetto C. D., avrebbe dovuto provare di essere stato autorizzato a promuovere il giudizio.

L’assunto è fondato, essendo insegnamento pacifico in giurisprudenza che, nell’ipotesi in cui il tutore abbia promosso un giudizio nell’interesse dell’incapace senza l’autorizzazione prescritta dall’art. 374, n.5, cod. civ., si determina un vizio di legittimazione processuale che determina la radicale nullità dell’intero giudizio, e non attenendo a materia disponibile, deve essere rilevato, anche d’ufficio, dal giudice.

L’autorizzazione, infatti, è un presupposto necessario per la regolare costituzione del rapporto processuale e, pertanto, colui che ha promosso il giudizio qualificandosi rappresentante legale dell’incapace ha l’onere della prova dell’autorizzazione, quale presupposto della propria legittimazione all’esercizio delle facoltà processuali (Cass. Civ., II, 21.7.2003, N. 11344; Cass. Civ., II, 16/11/2000, N. 14869; Cass. Civ., II, 27/6/1996, N. 5943).

In accoglimento dell’appello, va dichiarata la nullità della sentenza impugnata e degli atti del procedimento di primo grado.

L’esito del giudizio in tal senso depone per la declaratoria di irripetibilità delle spese di lite nei confronti dell’appellato contumace.

P.q.m.

a)dichiara la contumacia dell’appellato;

b)in accoglimento dell’appello, dichiara la nullità della sentenza impugnata e degli atti del procedimento di primo grado;

c)dichiara irripetibili, bei confronti dell’appellato contumace, le spese di lite anticipate dall’appellante.

Così deciso in Firenze, il 20.12.2016, ai sensi dell’art. 281 sexies cpc.

Il Giudice

Dott. Massimo Donnarumma


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