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L’Esercito vieta i tatuaggi osceni o razzisti

1 Settembre 2012
L’Esercito vieta i tatuaggi osceni o razzisti

Esercito: vietati tatuaggi osceni o razzisti in quanto ledono il decoro dell’uniforme.

“No ai tatuaggi razzisti, discriminatori, osceni, con riferimenti sessuali o che possano portare discredito alle istituzioni della Stato e alle forze armate”. È questa la nuova e categorica direttiva imposta dall’Esercito Italiano, che si aggiunge al divieto già esistente (e avallato di recente dal TAR Lazio) verso tutti i tattoo e piercing posti nelle zone visibili del corpo. La circolare dello Stato Maggiore, inviata ai reparti di tutto il territorio, chiarisce le ragioni della nuova norma, volta a “prevenire situazioni che possano incidere sul decoro dell’uniforme”.

Per garantire il rispetto della nuova disposizione, saranno da oggi disposti degli appositi controlli sul personale: e ciò varrà sia in fase di selezione che, successivamente, attraverso verifiche periodiche. Ciò vale anche e soprattutto per i militari che si trovino stanziati “in teatri operativi distanti dalla madrepatria”, zone operative contraddistinte “dalla presenza della popolazione civile e contingenti multinazionali con usi, costumi, cultura e religione talvolta molto differenti da quelli che caratterizzano gli italiani ovvero le culture occidentali”. Infatti, secondo lo Stato Maggiore, “l’eventuale presenza di segni esteriori dell’individuo appartenente alla forza militare potrebbe ingenerare un senso di diffidenza/discredito da parte di appartenenti ad altri Paesi che, per motivazioni religiose o culturali, disapprovino la pratica dei tatuaggi”.

Qualora dovesse rinvenirsi sul corpo di un militare un tatuaggio non consentito, il Comandante è dovrà attivare una procedura finalizzata “all’eventuale adozione di un provvedimento disciplinare. Nei casi in cui la violazione sia di gravità tale (ad esempio tatuaggi con contenuti offensivi o di vilipendio per le istituzioni o configuranti apologia di reato) da ledere l’interesse generale dell’amministrazione e abbia una rilevanza anche esterna all’amministrazione stessa, possono ricorrere i presupposti anche di una sanzione disciplinare di stato”.

Il documento è stato diffuso da www.forzearmate.org.

 



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