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Lo sai che? Che rischio se non rispondo alla lettera dell’azienda?

Lo sai che? Pubblicato il 16 gennaio 2017

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> Lo sai che? Pubblicato il 16 gennaio 2017

Il lavoratore, assente ingiustificato, che non risponde tempestivamente alla lettera del datore con richiesta di chiarimenti può essere licenziato.

Il dipendente assente ingiustificato dal lavoro è tenuto a rispondere alla richiesta di chiarimenti inviatagli dall’azienda con raccomandata. Lo ha stabilito qualche giorno fa la Cassazione [1]. Secondo la Corte, la mancata risposta del lavoratore si può considerare come un notevole inadempimento che si somma al precedente comportamento già di per sé grave.

In base agli obblighi di buona fede e correttezza, nonché di trasparenza nell’esecuzione del contratto di lavoro, il dipendente assente deve inviare le giustificazioni al datore di lavoro: anche in presenza di malattia, e quindi di certificato medico spedito dal medico curante all’Inps (in via telematica), il lavoratore è tenuto ad anticipare all’azienda il fatto che non potrà essere presente sul proprio posto. La violazione di tale obbligo comporta una sanzione disciplinare che, nelle ipotesi più gravi e, soprattutto, in caso di reiterazione, può sconfinare nel licenziamento.

Ciò che però non può mai essere perdonato al lavoratore, è l’indifferenza o, peggio, la menzogna. Per cui, così come è stato nel caso di specie deciso dalla Suprema Corte, si può licenziare il dipendente che, pur assente dal lavoro senza preavviso, non si cura neanche di fornire i chiarimenti al proprio datore. Peggio ancora nel caso in cui menta su tale aspetto, sostenendo di aver inviato la lettera quando invece non è vero. Si tratta di un «notevole inadempimento» che viola il dovere di fedeltà all’azienda.

La mancata risposta alla lettera di chiarimenti supera la problematica dell’assenza ingiustificata, non più rilevante, per concentrarsi sulla condotta omissiva del ricorrente (il non aver riferito dell’assenza).

note

[1] Cass. sent. n. 795/17.


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