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Lo sai che? Chi usa i soldi sul conto corrente del defunto accetta l’eredità

Lo sai che? Pubblicato il 16 gennaio 2017

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> Lo sai che? Pubblicato il 16 gennaio 2017

Parente morto: se il defunto aveva molti debiti è bene non prelevare dal conto corrente né usare i soldi per effettuare pagamenti, altrimenti tale comportamento comporta l’accettazione tacita dell’eredità.

Utilizzare i soldi sul conto corrente del parente defunto significa accettare tacitamente l’eredità: per cui chi preleva del denaro o lo usa anche solo per pagare un creditore del soggetto deceduto non può più né rifiutare l’eredità, né accettarla con beneficio di inventario. È quanto chiarito dal tribunale di Roma con una recente sentenza [1].

L’accettazione tacita dell’eredità

L’eredità può essere accettata con una dichiarazione espressa davanti al notaio oppure con un comportamento che manifesti l’inequivocabile volontà di diventare erede. L’utilizzo dei beni del defunto equivale ad accettare tacitamente l’eredità. Dunque l’accettazione tacita si verifica quando il chiamato all’eredità compie un atto (comportamento concludente) che presuppone la sua volontà di accettare, e che non avrebbe diritto a fare se non nella qualità di erede.

Ad integrare l’accettazione tacita dell’eredità da parte del chiamato sono pertanto rilevanti gli atti che per la loro natura e finalità siano incompatibili con la volontà di rinunciare e non siano altrimenti giustificabili.

Affinché l’atto possa essere considerato come «accettazione tacita dell’eredità» deve essere necessariamente compiuto dall’erede.

Quando si ha accettazione tacita dell’eredità

Ecco alcuni atti che comportano un’accettazione tacita dell’eredità:

– al momento della morte del parente, l’erede che è nel possesso dei beni dell’eredità (si pensi a colui che conviveva con il defunto) è tenuto a redigere l’inventario dei beni entro tre mesi dall’apertura della successione; in caso contrario, il suo comportamento si considera come accettazione di eredità;

– l’erede che dona, vende o cede la sua quota di eredità o singoli beni si considera come se avesse accettato l’eredità.

Altri casi di accettazione tacita dell’eredità:

  • il prelievo dal conto corrente bancario o postale di denaro di proprietà del defunto;
  • l’utilizzo di denaro sul conto corrente bancario o postale del defunto per pagare uno dei creditori del defunto stesso;
  • riscossione di un assegno rilasciato al defunto in pagamento di un suo credito;
  • pagamento dei debiti ereditari con denaro prelevato dal patrimonio ereditario;
  • istanza di subingresso nell’attività commerciale del coniuge defunto;
  • richiesta di voltura catastale da parte del chiamato;
  • richiesta di voltura di concessione edilizia.

Il prelievo dal conto corrente o il pagamento del creditore

La sentenza in commento qualifica come accettazione tacita dell’eredità il comportamento dell’erede che preleva soldi dal conto corrente e li trasferisce sul proprio oppure che, con il denaro depositato in banca dal defunto, paga un creditore del defunto stesso. Per evitare che ciò possa considerarsi accettazione tacita, l’erede potrebbe pagare con denaro proprio e poi chiedere agli altri eredi la restituzione delle somme spese.

note

[1] Trib. Roma, sent. n. 6811/16 del 16.01.17.

Autore immagine: 123rf com


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