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Cartelle esattoriali: rimedi esperibili

7 Febbraio 2017


Cartelle esattoriali: rimedi esperibili

> Diritto e Fisco Pubblicato il 7 Febbraio 2017



Ho ricevuto delle cartelle esattoriali. Stavo con una persona che mi aprì una ditta individuale che usufruiva per il suo lavoro. Possono pignorarmi il libretto postale, anche se dovessi cointestarlo con mio padre?

L’Agenzia delle Entrate può pignorare, nelle forme del pignoramento presso terzi, sia carte prepagate che libretti postali.

Nel caso in cui i libretti fossero cointestati a due persone, la quota pignorata non può superare il 50% dell’importo depositato e ciò sulla base della presunzione delle quote paritarie di proprietà dei soggetti cointestatari.

Nel caso specifico della lettrice, se non possiede immobili o altri beni mobili (ad esempio, autovetture), eventuali libretti e carte prepagate sarebbero per l’Ente della Riscossione l’unica possibilità di recuperare il credito che essa ha il compito di riscuotere per conto degli enti creditori.

Dato che, nel caso in  esame, le cartelle più risalenti nel tempo risultano essere state notificate nel 2008, il fatto che (salva smentita) l’Agente Riscossore non abbia fino ad oggi  dato avvio ad alcuna azione esecutiva (pignorandole libretti o carte), significa che non ha ancora avuto modo di individuare libretti e carte a intestati alla lettrice (o che, magari, libretti e carte esistono da epoca assai recente e tale ricerca l’Agente non ha avuto ancora modo nemmeno di iniziarla).

La lettrice potrebbe, affidandosi ad un legale, verificare, cartella per cartella, l’eventuale prescrizione delle somme da esse portate. Tale operazione presuppone che sia nota la natura delle somme richieste per ogni singola cartella (tasse o contributi previdenziali o sanzioni amministrative) e che sia decorso, dalla data di notificazione della cartella e fino alla data dell’ultimo atto eventualmente notificatole, un periodo di tempo superiore al termine di prescrizione stabilito dalla legge (si consideri, a tal riguardo, che un recente orientamento della Corte di Cassazione ha stabilito che dalla data di notifica della cartella comincia a decorrere un termine decennale di prescrizione in considerazione del fatto che la cartella non impugnata equivarrebbe ad una sentenza definitiva da cui decorre il termine di prescrizione di anni dieci [1]; tale orientamento della Cassazione, purtroppo, renderebbe decennale – successivamente alla notifica della cartella – il termine di prescrizione anche per le sanzioni amministrative e i contributi previdenziali per i quali, invece, ordinariamente la prescrizione è di anni cinque).

Ove, comunque, vi fosse la possibilità di eccepire la prescrizione per una o più cartelle e (cosa assai importante) vi fosse anche un atto da impugnare recentemente notificatole la lettrice potrebbe:

– o inviare all’Ente della Riscossione una istanza in autotutela per richiedere l’annullamento di tale o di tali cartelle considerate prescritte (l’Ente, poi, sarebbe tenuto a smistare l’istanza della lettrice all’Ente creditore tenuto a rispondergli entro 220 giorni, sotto pena di annullamento automatico della cartella o cartelle contestate);

– oppure impugnare direttamente l’atto notificatole di recente (sempre, ovviamente, che un atto di recente notificatole vi sia stato) richiedendo al giudice competente, entro il termine per l’impugnazione dell’atto notificatole, di accertare e dichiarare prescritte le somme relative a cartelle dalla cui notifica e fino alla data di notifica dell’atto da ultimo pervenutole fosse decorso più del termine prescrizionale.

Ove, invece, non sussistesse la possibilità di eccepire la prescrizione di nessuna cartella, rimarrebbe la possibilità, per evitare possibili pignoramenti, o di chiudere libretti o carte prepagate (con il rischio, però, anche se remoto che tali atti possano essere oggetto di azioni revocatorie da parte dell’Agente Riscossore), oppure di richiedere (se le finanze della lettrice glielo consentono ed allo scopo di evitare ogni azione esecutiva in suo danno) la rateizzazione del debito che, però, equivale a riconoscimento del debito stesso, interrompe la prescrizione in corso degli importi dovuti e costituisce, altresì, rinuncia all’eventuale prescrizione già maturata.

Articolo tratto da una consulenza dell’avv. Angelo Forte 

note

[1] Art. 2953 cod. civ.


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