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Spa in liquidazione: cosa rischiano amministratori e sindaci?

7 Febbraio 2017


Spa in liquidazione: cosa rischiano amministratori e sindaci?

> Diritto e Fisco Pubblicato il 7 Febbraio 2017



Spa: alcuni soci regolarizzano la propria sottoscrizione, altri la rateizzano in tre anni. La spa viene posta in liquidazione: i soci che non hanno finito di pagare vogliono sospendere i pagamenti. Cosa rischiano i componenti del cda? Cosa devono fare i sindaci? 

A seguito della decisione di scioglimento e conseguente messa in liquidazione della società, la legge prescrive la nomina di uno o più liquidatori che hanno il potere di compiere tutti gli atti utili per la liquidazione della società [1].

Pertanto la fase di vera e propria liquidazione, che inizia – giova precisarlo – a seguito dell’iscrizione nel Registro delle Imprese competente della relativa deliberazione assembleare, è gestita dal o dai liquidatori in piena indipendenza rispetto agli amministratori, i quali ultimi cessano dalla carica e devono consegnare ai primi i beni sociali. In particolare, il passaggio di consegne avviene con l’iscrizione nel Registro delle Imprese della nomina dei liquidatori che prendono in consegna dagli amministratori i beni sociali e i libri contabili e redigono, assieme agli amministratori, l’inventario del patrimonio sociale. Gli amministratori, inoltre, devono presentare ai liquidatori una situazione dei conti (ossia un bilancio) alla data di effetto dello scioglimento e un rendiconto sulla loro gestione relativo al periodo successivo all’ultimo bilancio approvato [2].

Ciò premesso, corre l’obbligo di precisare che non vi è un generale obbligo per i liquidatori di richiedere ai soci il versamento dei conferimenti residui dovuti a seguito della sottoscrizione del capitale sociale. La legge, infatti, prescrive che i liquidatori possano (e non debbano) chiedere i suddetti versamenti soltanto laddove i fondi disponibili nel patrimonio della società risultino insufficienti per il pagamento dei debiti sociali [3]. Questo a differenza degli amministratori che, invece, sono legittimati a chiedere ai soci il versamento dei decimi residui in ogni momento. In altre parole, è rimessa alla discrezionalità dei liquidatori la decisione di richiamare, proporzionalmente alle azioni possedute dai soci, il pagamento dei cosiddetti decimi residui, ossia la restante parte di conferimenti non ancora versata nelle casse sociali.

La responsabilità dei liquidatori in merito a questa decisione è parametrata su quella degli amministratori e si misura da un lato in base alla professionalità e diligenza richiesta dalla natura dell’incarico – permettendo così di valutare la loro responsabilità facendo specifico riferimento al caso concreto – dall’altro all’eventuale presenza di criteri dettati dall’assemblea tramite i quali dovrà svolgersi la liquidazione, per cui non potrà riscontrarsi responsabilità alcuna dei liquidatori che abbiano seguito diligentemente tali direttive a meno che queste ultime non abbiano leso dei diritti dei creditori sociali. A quest’ultimo proposito, la dimostrazione dell’eventuale danno occorso a seguito della mancato richiamo dei versamenti dovuti dai soci spetta ai creditori che si ritengano lesi dal suddetto comportamento i quali dovranno anche dimostrare la colpa dei liquidatori nell’accertamento del passivo della società e il rapporto di causalità fra il mancato richiamo dei versamenti e il mancato soddisfacimento del loro credito. Infatti, all’esito della liquidazione e dopo la cancellazione della società dal Registro delle Imprese, i creditori sociali non soddisfatti potranno far valere i loro crediti nei confronti dei soci fino alla concorrenza delle somme da questi ultimi riscosse in base al bilancio finale di liquidazione e, nei confronti dei liquidatori, se il mancato pagamento è dipeso da questi.

Quanto infine alla posizione dei sindaci nel procedimento di liquidazione essi, a differenza degli amministratori, non decadono dalla carica sociale. Pertanto, continueranno a svolgere la consueta attività di controllo anche nei confronti dei liquidatori. Più in particolare, la responsabilità del collegio sindacale postula la violazione da parte di quest’ultimo dei doveri di vigilanza sulla gestione della società, nonché il nesso di causalità fra detta violazione e il danno effettivamente prodottosi [4]. Si tratta sempre di una responsabilità per fatto proprio che prescinde dagli inadempimenti eventualmente imputabili agli amministratori così come dei liquidatori e trova la sua fonte direttamente nel comportamento negligente dei sindaci. Al riguardo giova ricordare che è potere dei sindaci espressamente riconosciuto dalla legge chiedere al tribunale competente la revoca dei liquidatori quando sussista una giusta causa.

In conclusione, la condotta prospettata non è da ritenersi, di per sé, fonte di responsabilità per i liquidatori della società né per i sindaci tenuti a controllare l’operato di questi ultimi. Tuttavia, ove all’esito della liquidazione, si dovesse dimostrare che il comportamento dei liquidatori abbia causato colpevolmente un danno ai creditori sociali, questi ultimi potranno rivalersi su di essi e anche sui sindaci ove dimostrino che il danno non si sarebbe prodotto se questi ultimi avessero vigilato in conformità degli obblighi della loro carica.

Articolo tratto da una consulenza dell’avv. Enrico Braiato

note

[1] Artt. 2487 e 2489 cod. civ.

[2] Art. 2487 bis, co. 3 cod. civ.

[3] Art. 2491, co. 1 cod. civ.

[4] Cass. sent. n. 12028 del 01.07.2004.


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