Recupero crediti dall’estero, scatta il sequestro del conto corrente

17 gennaio 2017


Recupero crediti dall’estero, scatta il sequestro del conto corrente

> Diritto e Fisco Pubblicato il 17 gennaio 2017



Recupero transfrontaliero dei crediti in materia civile e commerciale: scatta la possibilità di chiedere il sequestro conservativo del conto corrente del debitore.

Da oggi sarà più facile che un creditore estero possa recuperare i propri crediti nei confronti di un soggetto situato in un altro Stato dell’Unione Europea: grazie alla nuova procedura di recupero dei crediti oltre frontiera [1] diventa possibile chiedere il sequestro conservativo su conti bancari del debitore per facilitare il recupero transfrontaliero dei crediti in materia civile e commerciale.

In questo modo, il creditore transnazionale può chiedere, al giudice, l’adozione di una cosiddetta «ordinanza europea» che blocchi il conto, onde evitare che, nell’attesa che giunga la sentenza finale del giudice che decide sulla controversia, il debitore nasconda i propri soldi, rendendoli ormai non più rintracciabili.

Anche nei Paesi, infatti, dove il processo è molto più breve dell’Italia (si consideri la Gran Bretagna dove la durata media di un recupero crediti sfiora l’anno, a fronte dei tre dello “stivale”), per il debitore è assai facile occultare il proprio patrimonio: a volte basta la disposizione di un bonifico per far sparire tutta la propria ricchezza. Con il nuovo sequestro conservativo, invece, i soldi vengono bloccati: non passano al creditore, ma restano nella banca, la quale però è tenuta a non consentirne il prelievo o lo spostamento su altri conti in attesa della decisione del giudice.

Ben un milione di piccole imprese hanno difficoltà a recuperare i crediti transfrontalieri, con una perdita di 600 milioni di euro all’anno.

Proprio per evitare questi danni è stato scritto il pacchetto di «misure per la giustizia», tra cui vi rientra la misura cautelare dell’ordinanza europea di blocco del conto corrente. Essa si applica solo se il debitore e il creditore appartengono a Stati diversi dell’Unione Europea o anche quando «l’autorità giudiziaria che tratta la domanda di ordinanza di sequestro conservativo è ubicata in uno Stato membro e il conto bancario oggetto dell’ordinanza è tenuto in un altro Stato membro». Sono esclusi, però, alcuni crediti: tra gli altri, quelli relativi alle procedure di insolvenza, la materia fiscale, doganale o amministrativa, i diritti patrimoniali derivanti da un regime matrimoniale, i testamenti.

Il creditore può richiedere l’emissione dell’ordinanza di sequestro del conto corrente prima di avviare la causa di recupero crediti contro il debitore o in corso della stessa. L’istanza viene depositata con moduli standard uguali in tutti gli Stati.

Una volta adottata – di norma entro 10 giorni – l’ordinanza di sequestro conservativo sarà riconosciuta negli altri Stati membri, in modo automatico, senza procedure speciali.

Secondo il Regolamento siamo in presenza di un caso «transazione» quando «il conto bancario o i conti bancari su cui si intende effettuare il sequestro .. sono tenuti in uno Stato membro che non sia:

  1. lo Stato membro dell’autorità giudiziaria presso cui è stata presentata la domanda di ordinanza di sequestro conservativo […];
  2. lo Stato membro in cui il creditore è domiciliato».

Quando il creditore può avvalersi dell’ordinanza di sequestro

In questi casi il creditore potrà avvalersi dell’ordinanza europea di sequestro in due ipotesi, peraltro, senza neppure necessità – nella fase di emanazione – dell’assistenza di un avvocato, che rimane, ovviamente,sempre possibile.

La prima ipotesi è quella “tipica” del sequestro conservativo e, cioè, quando si ricorre al sequestro nelle more della definizione del giudizio di merito volto ad ottenere una sentenza di condanna: in questo caso il debitore può agire prima della causa o durante la causa già instaurata. In questa ipotesi sarà competente ad emettere l’ordinanza il giudice che sarebbe competente a conoscere del merito della controversia. Laddove, però, il debitore sia un consumatore il giudice competente sarà sempre e solo il giudice dello Stato membro dove è domiciliato il consumatore.

La seconda ipotesi ricorre «dopo che il creditore ha ottenuto, in uno Stato membro, una decisione giudiziaria, una transazione giudiziaria o un atto pubblico che impongono al debitore di pagare il credito vantato dal creditore».

In tal caso sarà competente ad emettere l’ordinanza il giudice dello Stato membro in cui è stata emessa la decisione giudiziaria o è stata approvata la transazione giudiziaria che riconosce il credito che si intende tutelare.

note

[1] Regolamento UE n. n. 655/2014.

Autore immagine: 123rf com


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