Tech Chi traccia le nostre attività su internet?

Tech Pubblicato il 17 gennaio 2017

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> Tech | Cos'è Tech? Pubblicato il 17 gennaio 2017

Ecco come scoprire con quali siti interagisci in modo inconsapevole mentre visiti una pagina web o fai una ricerca online.

Quando andiamo su un sito web, senza accorgercene e in modo totalmente invisibile, oltre a quello principale interagiamo anche con siti terzi attraverso gli elementi presenti nella pagina. In altre parole lasciamo durante le nostre navigazioni tutta una serie di tracce digitali che poi vengono raccolte e usate per vari scopi come ad esempio creare profili per campagne pubblicitarie su misura, o anche solo per fornirci servizi migliori.

A priori non possiamo sapere come queste informazioni vengano usate: può trattarsi di scopi lodevoli come anche no. Molti per non lasciare queste tracce adoperano alcuni tool come NoScript, Privacy Badger, Ghostery e altri ancora in modo da tutelare la propria privacy.

Quando andiamo su una pagina web per fare una ricerca, siamo soliti pensare che tutto quello che troviamo sia in relazione con tutti gli altri contenuti, ma in realtà non è così. Ci sono elementi che sono messi per attirare la nostra attenzione e distrarci dal nostro scopo principale portandoci su altri siti. Ma quali sono questi siti terzi con cui interagiamo indirettamente e che tracciano le nostre attività quando visitiamo una pagina web?

A scoprirlo ci viene in aiuto l’estensione Lightbeam per il browser Firefox e che possiamo installare andando su addons.mozilla.org. Lightbeam raccoglie i dati delle nostre navigazioni e mostra attraverso un grafico interattivo tutti i siti con cui interagiamo direttamente e indirettamente. In questo modo ci rivela la natura profonda del web, comprese quelle parti che non sono chiare all’utente normale.

Come premesso, non tutti i siti che tracciano le nostre attività adottano comportamenti deprecabili perché spesso le informazioni raccolte sono utilizzate solo per fornirci servizi migliori e contenuti più interessanti. Il fine di Lightbeam, quindi, non è tanto di bloccare il tracciamento, ma di consentirci di navigare in modo consapevole, in modo da poter decidere se, come e quando queste informazioni debbano essere usate.

Lightbeam nasce per volontà dello sviluppatore Atul Varma nel 2011. Inizialmente l’estensione si chiamava Collusion e solo successivamente, grazie al contributo di Mozilla, il progetto venne portato avanti e implementato fino ad arrivare a Lightbeam, estensione rilasciata nell’autunno del 2013.

Dal punto di vista pratico, Lightbeam raccoglie i dati dei siti visitati e di quelli indirettamente connessi, creando un registro di eventi che viene memorizzato nel browser. Questi dati vengono man mano aggiornati mentre navighiamo.

L’estensione poi ci permette di visualizzare i dati raccolti attraverso un grafico interattivo che evidenzia le relazioni tra i siti che visitiamo e quelli di terze parti. Questa visualizzazione avviene attraverso una rappresentazione a grafico o ad elenco.

Quella a grafico mostra una vista in tempo reale di ogni sito che visitiamo e delle richieste effettuate a siti di terze parti. Attraverso i filtri possiamo modificare come le informazioni che vengono visualizzate e identificare così i punti di contratto tra la nostra attività online e questi siti terzi.

La rappresentazione ad elenco, invece, offre altri strumenti per indagare sui siti, permette di impedire ad alcuni siti di comunicare col browser e monitorare solo quelli che ci interessano.

Grazie a Lightbeam possiamo finalmente navigare in modo più consapevole avendo visione di quello che accade e che viene tracciato durante le nostre attività online.


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