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Lo sai che? Decreto penale di condanna: cos’è

Lo sai che? Pubblicato il 30 gennaio 2017

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> Lo sai che? Pubblicato il 30 gennaio 2017

Il decreto penale di condanna è una sentenza di condanna, ad una pena pecuniaria, emessa dal giudice senza processo.

Se hai ricevuto dal tribunale penale un documento (definito, nell’intestazione, decreto penale di condanna) con il quale il giudice (Gip) ti chiede di pagare una somma di denaro (magari anche ingente), non ti arrabbiare perché, pensandoci, potrebbe essere per te molto favorevole. Se, infatti, è vero che, con il decreto penale di condanna, vieni condannato senza aver celebrato prima un processo (quindi senza prima esserti potuto difendere), è anche vero che, se vuoi dimostrare la tua innocenza, puoi presentare un’opposizione al decreto penale di condanna e sarà celebrato un processo regolare.

Cos’è il decreto penale di condanna?

Il decreto penale di condanna è uno dei procedimenti speciali previsti dal nostro ordinamento (per velocizzare i tempi della giustizia) e prevede l’emissione di una sentenza da parte del giudice (costituita, appunto, dal decreto penale di condanna) inaudita altera parte, cioè in assenza delle parti e senza processo.

Il decreto penale di condanna viene richiesto dal pubblico ministero (e, successivamente, emesso dal Gip):

  • per i reati perseguibili d’ufficio;
  • per i reati perseguibili a querela, se questa è stata validamente presentata e se il querelante nella stessa non ha dichiarato di opporvisi;
  • quando deve applicarsi soltanto una pena pecuniaria, anche in sostituzione di una pena detentiva [1];
  • quando sussistono sufficienti prove della responsabilità dell’imputato.

Il decreto penale, nella pratica, viene emesso nei casi in cui l’accertamento riguardi reati di lievissima entità; per esempio la vendita nel territorio italiano di una minima quantità di tabacchi lavorati esteri di contrabbando [2].

Quali benefici comporta?

Il decreto penale di condanna

  1. consente al pubblico ministero che lo richiede, di proporre una pena diminuita sino alla metà rispetto al minimo edittale previsto dalla legge;
  2. evita all’imputato di pagare le spese del processo;
  3. consente all’imputato di cancellare il reato se, nei cinque anni dalla irrevocabilità del decreto (se si tratta di delitto) o nei due anni (se si tratta di contravvenzione), non commette altri reati.

La pena diminuita fino alla metà significa che se, ad esempio, commetti un furto ed il pubblico ministero decide di procedere con il decreto penale di condanna (poiché la pena per il furto semplice va da sei mesi a tre anni) può chiedere che tu sia condannato alla pena base di tre mesi di reclusione (cioè la metà di sei mesi), ridotta ulteriormente per il procedimento speciale a due mesi, poi convertiti in pena pecuniaria (ogni giorno è convertito in 250 euro).

Il procedimento per decreto non è ammesso quando vi è necessità di applicare una misura di sicurezza personale.

 

Posso oppormi alla condanna?

Il decreto penale di condanna conviene certamente a chi sa di essere colpevole o a chi non ha prove sufficienti per poter dimostrare la propria innocenza.

Se, però, ricevi il decreto penale di condanna e pensi di poter provare la tua estraneità al reato che ti viene contestato, puoi presentare un atto di opposizione.

L’opposizione deve essere presentata dall’imputato o, dal suo difensore, entro quindici giorni dalla comunicazione (cd. notifica) del decreto penale. Con l’opposizione l’imputato può chiedere di procedere:

  • con il processo vero e proprio (giudizio immediato);
  • oppure con un rito speciale.

Chi riceve il decreto penale di condanna, infatti, con l’atto di opposizione, può chiedere di definire il processo anche:

  • con un patteggiamento;
  • con il giudizio abbreviato;
  • con l’oblazione (ove possibile);

con la messa alla prova (cioè i lavori socialmente utili) [3].

In questi casi l’atto di opposizione (con il quale l’imputato chiede di definire il procedimento con un rito speciale) deve essere presentato da lui personalmente o dal suo difensore, purché sia munito di procura speciale.

note

 [1] Art. 459 cod. proc. pen.

 [2] Art. 291 bis DPR 43/73.

 [3] Art. 461 cod. proc. pen.


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