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Le Guide Accordo di ristrutturazione del debito

Le Guide Pubblicato il 18 gennaio 2017

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Con l’accordo di ristrutturazione dei debiti il debitore in crisi si accorda con i creditori, che rappresentino almeno il 60% dei crediti, affinché questi rinuncino in tutto o in parte ai propri debiti.

L’accordo di ristrutturazione dei debiti è un mezzo di risanamento dell’impresa in crisi disciplinato dalla legge fallimentare [1] molto simile al concordato preventivo; serve per ridurre i debiti e tentare il risanamento aziendale. Si tratta, in estrema sintesi, di un accordo con tanti creditori che rappresentino almeno il 60% dei crediti. Ai fini dell’accordo è necessario munirsi di una relazione di un professionista (di norma uno studio commercialistico) che attesti la veridicità dei dati aziendali e l’attuabilità dell’accordo stesso.

Il debitore, con l’ausilio del professionista, redige la proposta di accordo con i creditori aderenti (anche per i debiti con il fisco e con l’Inps), il cui contenuto è liberamente determinabile; invece, ai creditori non aderenti si deve assicurare l’integrale pagamento nei termini fissati dalla legge.

L’accordo va poi iscritto nel registro delle imprese e deve essere omologato dal tribunale.

Per facilitare l’utilizzo di tali accordi si ammette che l’impresa possa presentare una proposta di accordo (o preaccordo) per potere avere il tempo sufficiente a preparare la documentazione di legge, ottenendo una tutela anticipata del patrimonio.

I debiti che solitamente risultano oggetto dell’accordo di ristrutturazione sono i debiti commerciali (debiti verso fornitori), i debiti finanziari (debiti verso banche ed altri finanziatori) e i debiti tributari e previdenziali nei casi in cui la Pubblica Amministrazione rinunci a propri diritti di credito.

Modi di estinzione del debito con la ristrutturazione

Per estinguere il debito accumulato, il debitore può proporre una serie di soluzioni quali:

– il trasferimento al creditore di una o più attività; in tali casi il debitore procederà allo storno del valore contabile del debito estinto e del valore netto contabile dell’attività ceduta;

– la conversione del debito in capitale mediante il trasferimento al creditore di quote o azioni della società con conseguente aumento di capitale pari al valore contabile del debito senza rilevazione di utili o perdite da ristrutturazione;

– l’emissione di un prestito obbligazionario convertibile che impegna il creditore, a partire dalla data di sottoscrizione e al verificarsi di determinate condizioni, a sottoscrivere quote o azioni della società per un valore pari al debito contabile.

Vantaggi e svantaggi dell’accordo di ristrutturazione del debito

Diversi sono i vantaggi dell’accordo di ristrutturazione del debito. In particolare l’impresa debitrice:

  • può far sospendere i pignoramenti chiedendo al tribunale un termine per trovare l’accordo con i creditori e preparare i documenti necessari (in caso di preaccordo o proposta di accordo);
  • può continuare a gestire l’impresa senza che, come invece nel fallimento, ne venga spossessata;
  • nel decidere il contenuto dell’accordo non è soggetta a vincoli particolari, salvo alcuni requisiti richiesti dalla legge;
  • può ottenere finanziamenti per superare la crisi;
  • durante la procedura vengono bloccati i pignoramenti e le azioni cautelari come le ipoteche;
  • durante la procedura è esentata dall’applicazione delle norme societarie sulla riduzione di capitale per perdite e di scioglimento della società per riduzione o perdita del capitale;
  • può chiedere di pagare i crediti anteriori per prestazioni di beni o servizi;
  • può concludere una transazione fiscale e previdenziale.

Quanto invece agli svantaggi per l’impresa ricordiamo che i creditori dissenzienti o non aderenti devono essere pagati per intero.

Chi può accedere all’accordo di ristrutturazione del debito?

Qualsiasi impresa commerciale (sia essa ditta individuale o società) o impresa agricola (anche se di piccole dimensioni) può accedere a questa procedura purché si trovi in uno stato di crisi ossia di insolvenza o di impossibilità di pagare, con metodi normali, i propri creditori. Difatti l’accordo di ristrutturazione è una alternativa al fallimento. La nozione di «stato di crisi» dovrebbe, però, ricomprendere una gamma molto vasta di situazioni, dall’insolvenza fino a ogni situazione di difficoltà e malessere economico-finanziario in cui l’impresa venga a trovarsi.

Il consenso dei creditori

L’accordo di ristrutturazione deve essere concordato con tanti creditori che rappresentano almeno il 60% dei crediti dell’impresa.
All’accordo possono partecipare sia i creditori chirografari sia i creditori privilegiati in base all’importo di cui sono titolari; l’accordo potrebbe dunque essere stipulato anche da un solo creditore. Non si effettua dunque un calcolo per teste.
Possono partecipare sia il fisco che gli enti previdenziali, essi devono però prestare il proprio consenso nel rispetto del procedimento previsto per la transazione fiscale e previdenziale.
I creditori estranei all’accordo (dissenzienti o non partecipanti ad esso) devono invece essere pagati integralmente e alle scadenze previste per come a breve vedremo.

La procedura di ristrutturazione del debito in sintesi

La procedura dell’accordo di ristrutturazione del debito consta di quattro fasi:

  • la domanda del debitore al tribunale può prendere due vie principali che può avvenire in due forme: 1) l’accordo ordinario: in tal caso il debitore deposita la domanda di omologazione di un accordo stipulato con la maggioranza dei creditori; 2) il preaccordo o proposta di accordo: in tal caso il debitore chiede al tribunale di assegnargli un termine per concludere un accordo ai creditori certificando però che già esistono trattative con essi e presentando una relazione sull’attuabilità dell’accordo; in questo modo ottiene la sospensione delle esecuzioni forzate (pignoramenti).
  • deposito dell’accordo e iscrizione dell’accordo medesimo;
  • udienza per l’omologazione innanzi al tribunale. Nel corso dell’udienza il tribunale valuta la propria competenza a controllare la formale completezza della documentazione; verifica se esistono i presupposti per giungere a un accordo con almeno il 60% del ceto creditorio; verifica se esistono le condizioni per l’integrale pagamento dei creditori con i quali non sono in corso trattative o che hanno comunque negato la propria disponibilità a trattare;
  • materiale esecuzione dell’accordo.

L’accordo con i creditori che accettano la proposta

L’impresa può liberamente negoziare con i singoli creditori le più diverse modalità di trattamento del loro credito, siano essi creditori ipotecari, privilegiati, chirografari, l’erario o gli enti previdenziali. Può essere previsto il soddisfacimento totale o parziale, la dilazione o la rinuncia anche totale al pagamento. In generale, l’accordo può prevedere un diverso trattamento dei creditori aderenti, con modalità e termini diversi di soddisfacimento per singoli creditori oppure per classi di creditori.

Quanto alle modalità di pagamento dei creditori l’accordo può prevedere:

  • rinunce totali o parziali a uno o più crediti, oppure rinuncia totale o parziale agli interessi;
  • transazioni;
  • la conversione dei crediti in quote di capitale di una società con la sottoscrizione di azioni di una new company;
  • dilazioni di pagamento, con o senza interessi dilatori;
  • cessione parziale o totale dei beni in pagamento ai creditori, anche con clausole che attribuiscano loro pagamenti aggiuntivi se, in fase di attuazione, si raggiungano prefissati livelli di risultato economico (ad esempio un determinato ricavo sull’incasso dei crediti ceduti, se superano il livello previsto);
  • cessione di crediti;
  • cessione di rami d’azienda, eventualmente di quelli che non appartengono al core business dell’impresa.

Per i debiti con il Fisco o con gli enti previdenziali l’azienda può proporre un pagamento parziale o dilazionato.

Se alcuni debitori non accettano la proposta di ristrutturazione

I creditori che non accettano la proposta di ristrutturazione del debito o che non ne sono venuti a conoscenza vanno pagati per intero. Tuttavia, essi non possono pretendere il pagamento immediato ma dovranno attendere i seguenti termini:

  • per i crediti già scaduti alla data di omologa dell’accordo: 120 giorni dalla data di omologazione dell’accordo;
  • per i crediti non ancora scaduti alla data di omologa dell’accordo: 120 giorni dalla relativa scadenza.

L’accordo di ristrutturazione del debito con le banche

Se il debito dell’impresa in crisi è prevalentemente verso banche e intermediari finanziari questa può accordarsi con una maggioranza qualificata di tali creditori chiedendo poi l’estensione degli effetti di tale accordo anche ai creditori non aderenti.

Si tratta di un particolare tipo di accordo di ristrutturazione dei debiti introdotto nel 2015 [2]. In tal caso, l’accordo si applica anche ai creditori-banche che non accettano l’accordo.

L’accordo di ristrutturazione con banche e intermediari può essere concluso da un’impresa individuale o collettiva legittimata a stipulare un accordo di ristrutturazione (secondo la regole esaminate in precedenza) a condizione che essa abbia debiti verso banche e intermediari finanziari in misura non inferiore alla metà dell’indebitamento complessivo.

In questo caso però è necessario che i crediti delle banche e degli intermediari finanziari aderenti rappresentino il 75% dei crediti della categoria stessa.

Raggiunto l’accordo il debitore, con il ricorso per l’omologazione, può chiedere al tribunale che gli effetti dell’accordo vengano estesi anche ai creditori non aderenti che appartengano alla medesima categoria.

Perché l’accordo possa essere esteso anche ai creditori-banche non aderenti è necessario il rispetto di due condizioni:

  • tutti i creditori della categoria devono essere informati dell’avvio delle trattative;
  • tutti i creditori della categoria devono essere messi in condizione di partecipare alle trattative in buona fede.

Perché possa riconoscersi la sussistenza di trattative in buona fede, secondo il tribunale di Milano [3] è necessario che l’imprenditore proponente abbia fatto presente ai creditori bancari o intermediari finanziari che la proposta si inserisce nell’ambito di un accordo ex articolo 182 septies della legge fallimentare e abbia riferito sullo stato delle trattative con gli altri creditori.

Secondo i giudici milanesi, infatti, solo l’esplicita informazione durante le trattative circa il tipo di accordo proposto se con o senza estensione degli effetti e quindi sulle diverse ricadute di efficacia sui creditori non aderenti, oltre che sullo stato delle trattative con gli altri creditori bancari, rappresentano una corretta informativa. Queste informazioni, sempre ad avviso del Tribunale milanese, consentono infatti ai creditori di assumere una consapevole scelta in ordine alla proposta e alle eventuali scelte difensive (opposizione) da adottare.

In fase di omologazione degli accordi di ristrutturazione, il controllo dei tribunali chiamati a estendere agli intermediari finanziari non aderenti gli effetti dell’accordo, si concentra sulla verifica dell’omogeneità delle categorie e sulla buona fede adottata dal debitore durante le trattative volte alla conclusione degli accordi stessi.

In via generale i giudici chiamati ad applicare l’istituto sono concordi nel ritenere che il legislatore abbia inteso perseguire il disegno di rendere gli accordi di ristrutturazione con intermediari finanziari, piuttosto che contratti, ulteriori procedure concorsuali di stampo negoziale da affiancarsi ai concordati preventivi.

Per l’estensione degli effetti, in deroga ai principi generali in materia di contratti, due sono i presupposti fondamentali: l’omogeneità di interessi economici e di posizione giuridica delle categorie con le quale il debitore scompone i creditori partecipanti e la buona fede nelle trattative che precedono la conclusione dell’accordo.

note

[1] Art. 182 bis legge fallimentare:

Accordi di ristrutturazione dei debiti

1.L’imprenditore in stato di crisi può domandare, depositando la documentazione di cui all’articolo 161, l’omologazione di un accordo di ristrutturazione dei debiti stipulato con i creditori rappresentanti almeno il sessanta per cento dei crediti, unitamente ad una relazione redatta da un professionista, designato dal debitore, in possesso dei requisiti di cui all’articolo 67, terzo comma, lettera d) sulla veridicità dei dati aziendali e sull’attuabilità dell’accordo stesso con particolare riferimento alla sua idoneità ad assicurare l’integrale pagamento dei creditori estranei nei rispetto dei seguenti termini:

a)entro cento venti giorni dall’omologazione, in caso di crediti già scaduti a quella data;

b)entro cento venti giorni dalla scadenza, in caso di crediti non ancora scaduti alla data dell’omologazione.

2.L’accordo è pubblicato nel registro delle imprese e acquista efficacia dal giorno della sua pubblicazione.

3.Dalla data della pubblicazione e per sessanta giorni i creditori per titolo e causa anteriore a tale data non possono iniziare o proseguire azioni cautelari o esecutive sul patrimonio del debitore, né acquisire titoli di prelazione se non concordati. Si applica l’articolo 168 secondo comma.

4.Entro trenta giorni dalla pubblicazione i creditori e ogni altro interessato possono proporre opposizione. Il tribunale, decise le opposizioni, procede all’omologazione in camera di consiglio con decreto motivato.

5.Il decreto del tribunale è reclamabile alla corte di appello ai sensi dell’art. 183, in quanto applicabile, entro quindici giorni dalla sua pubblicazione nel registro delle imprese.

6.Il divieto di iniziare o proseguire le azioni cautelari o esecutive di cui al terzo comma può essere richiesto dall’imprenditore anche nel corso delle trattative e prima della formalizzazione dell’accordo di cui al presente articolo, depositando presso il tribunale competente ai sensi dell’articolo 9 la documentazione di cui all’articolo 161, primo e secondo comma, lettere a), b), c) e d), e una proposta di accordo corredata da una dichiarazione dell’imprenditore, avente valore di autocertificazione, attestante che sulla proposta sono in corso trattative con i creditori che rappresentano almeno il sessanta per cento dei crediti e da una dichiarazione del professionista avente i requisiti di cui all’articolo 67, terzo comma, lettera d), circa la idoneità della proposta, se accettata, ad assicurare l’integrale pagamento dei creditori con i quali non sono in corso trattative o che hanno comunque negato la propria disponibilità a trattare. L’istanza di sospensione di cui al presente comma è pubblicata nel registro delle imprese e produce l’effetto del divieto di inizio o prosecuzione delle azioni esecutive e cautelari, nonché del divieto di acquisire titoli di prelazione, se non concordati, dalla pubblicazione.

7.Il tribunale, verificata la completezza della documentazione depositata, fissa con decreto l’udienza entro il termine di trenta giorni dal deposito dell’istanza di cui al sesto comma, disponendo la comunicazione ai creditori della documentazione stessa. Nel corso dell’udienza, riscontrata la sussistenza dei presupposti per pervenire a un accordo di ristrutturazione dei debiti con le maggioranze di cui al primo comma e delle condizioni per l’integrale pagamento dei creditori con i quali non sono in corso trattative o che hanno comunque negato la propria disponibilità a trattare, dispone con decreto motivato il divieto di iniziare o proseguire le azioni cautelari o esecutive e di acquisire titoli di prelazione se non concordati assegnando il termine di non oltre sessanta giorni per il deposito dell’accordo di ristrutturazione e della relazione redatta dal professionista a norma del primo comma. Il decreto del precedente periodo è reclamabile a norma del quinto comma in quanto applicabile.

8.A seguito del deposito di un accordo di ristrutturazione dei debiti nei termini assegnati dal tribunale trovano applicazione le disposizioni di cui al secondo, terzo, quarto e quinto comma. Se nel medesimo termine è depositata una domanda di concordato preventivo, si conservano gli effetti di cui ai commi sesto e settimo.

[2] Art. 182 septies legge fall.

Accordo di ristrutturazione con intermediari finanziari e convenzione di moratoria.

1.Quando un’impresa ha debiti verso banche e intermediari finanziari in misura non inferiore alla metà dell’indebitamento complessivo, la disciplina di cui all’articolo 182-bis, in deroga agli articoli 1372 e 1411 del codice civile, è integrata dalle disposizioni contenute nei commi secondo, terzo e quarto. Restano fermi i diritti dei creditori diversi da banche e intermediari finanziari.

2.L’accordo di ristrutturazione dei debiti di cui all’articolo 182-bis può individuare una o più categorie tra i creditori di cui al primo comma che abbiano fra loro posizione giuridica e interessi economici omogenei. In tal caso, con il ricorso di cui al primo comma di tale articolo, il debitore può chiedere che gli effetti dell’accordo vengano estesi anche ai creditori non aderenti che appartengano alla medesima categoria, quando tutti i creditori della categoria siano stati informati dell’avvio delle trattative e siano stati messi in condizione di parteciparvi in buona fede e i crediti delle banche e degli intermediari finanziari aderenti rappresentino il settantacinque per cento dei crediti della categoria. Una banca o un intermediario finanziario può essere titolare di crediti inseriti in più di una categoria.

3.Ai fini di cui al precedente comma non si tiene conto delle ipoteche giudiziali iscritte dalle banche o dagli intermediari finanziari nei novanta giorni che precedono la data di pubblicazione del ricorso nel registro delle imprese.

4.Il debitore, oltre agli adempimenti pubblicitari già previsti, deve notificare il ricorso e la documentazione di cui al primo comma dell’articolo 182-bis alle banche e agli intermediari finanziari ai quali chiede di estendere gli effetti dell’accordo. Per costoro il termine per proporre l’opposizione di cui al quarto comma del medesimo articolo decorre dalla data della notificazione del ricorso. Il tribunale procede all’omologazione previo accertamento, avvalendosi ove occorra di un ausiliario, che le trattative si siano svolte in buona fede e che le banche e gli intermediari finanziari ai quali il debitore chiede di estendere gli effetti dell’accordo:

a)abbiano posizione giuridica e interessi economici omogenei rispetto a quelli delle banche e degli intermediari finanziari aderenti;

b)abbiano ricevuto complete ed aggiornate informazioni sulla situazione patrimoniale, economica e finanziaria del debitore nonché sull’accordo e sui suoi effetti, e siano stati messi in condizione di partecipare alle trattative;

c)possano risultare soddisfatti, in base all’accordo, in misura non inferiore rispetto alle alternative concretamente praticabili.

5.Quando fra l’impresa debitrice e una o più banche o intermediari finanziari viene stipulata una convenzione diretta a disciplinare in via provvisoria gli effetti della crisi attraverso una moratoria temporanea dei crediti nei confronti di una o più banche o intermediari finanziari e sia raggiunta la maggioranza di cui al secondo comma, la convenzione di moratoria, in deroga agli articoli 1372 e 1411 del codice civile, produce effetti anche nei confronti delle banche e degli intermediari finanziari non aderenti se questi siano stati informati dell’avvio delle trattative e siano stati messi in condizione di parteciparvi in buona fede, e un professionista in possesso dei requisiti di cui all’articolo 67, terzo comma, lettera d), attesti l’omogeneità della posizione giuridica e degli interessi economici fra i creditori interessati dalla moratoria.

6.Nel caso previsto dal comma precedente, le banche e gli intermediari finanziari non aderenti alla convenzione possono proporre opposizione entro trenta giorni dalla comunicazione della convenzione stipulata, accompagnata dalla relazione del professionista designato a norma dell’articolo 67, terzo comma, lettera d). La comunicazione deve essere effettuata, alternativamente, mediante lettera raccomandata o posta elettronica certificata. Con l’opposizione, la banca o l’intermediario finanziario può chiedere che la convenzione non produca effetti nei suoi confronti. Il tribunale, con decreto motivato, decide sulle opposizioni, verificando la sussistenza delle condizioni di cui al comma quarto, terzo periodo. Nel termine di quindici giorni dalla comunicazione, il decreto del tribunale è reclamabile alla corte di appello, ai sensi dell’articolo 183.

7.In nessun caso, per effetto degli accordi e convenzioni di cui ai commi precedenti, ai creditori non aderenti possono essere imposti l’esecuzione di nuove prestazioni, la concessione di affidamenti, il mantenimento della possibilità di utilizzare affidamenti esistenti o l’erogazione di nuovi finanziamenti. Agli effetti del presente articolo non è considerata nuova prestazione la prosecuzione della concessione del godimento di beni oggetto di contratti di locazione finanziaria già stipulati.

8.La relazione dell’ausiliario è trasmessa a norma dell’articolo 161, quinto comma.

[3] Trib. Milano, decr. del 28.01.2016.

Autore immagine: 123rf com

IL TRIBUNALE DI MILANO SEZIONE SECONDO CIVILE (FALLIMENTI)

riunito in camera di consiglio in persona dei Sig.ri Magistrati

Dott.ssa @@@ Dott.ssa @@@ Dott. @@@

Presidente Rel. Giudice Giudice

ha pronunciato il seguente

DECRETO

decidendo sul ricorso iscritto nel Registro Generale al numero di ruolo indicato in epigrafe e presentato ex art. 182-bis 182 septies L. F. al fine dell’omologazione dell’accordo di ristrutturazione dei debiti, dalla società @@@ in liquidazione (P.iva : @@@). con sede in @@@.

—————–

La società @@@in liquidazione ha presentato il 13.7.15. in pendenza di un procedimento per

dichiarazione di fallimento (Rg. 527/2015 Condominio @@@ è il creditore istante), una domanda di ammissione al concordato preventivo con riserva ai sensi dell’art. 161 sesto comma L. Fall. contestualmente chiedendo la concessione di un termine per la presentazione della proposta, del piano e della documentazione, ai sensi de commi secondo e terzo dì tale norma.

Il Tribunale ha accolto la richiesta fissando ai l’uopo il temine del 21.9.15.

La ricorrente ha quindi depositato in data 21.9.15, sciogliendo in riserva, un ricorso contenente una domanda di omologa di un accordo dì ristrutturazione ex art. 182 bis e septies L.f allegando la prescritta documentazione (accordo di ristrutturazione; bisiness plan, aggiornata relazione sulla situazione patrimoniale, economica e finanziaria dell’impresa; stato analitico ed estimativo delle attività: elenco nominativo dei creditori con indicazione delle cause dì prelazione; elenco dei titolari di diritti reali o personali sui beni di proprietà o in possesso del debitore; prova documentale dell’avvenuto deposito dell’accordo presso il Registro delle imprese. poi integrata con nota di deposito del 23.9.15, termine dal quale è quindi iniziato concretamente a decorrere il termine per le opposizioni: relazione del professionista designato dal debitore in possesso dei requisiti dì cui all’articolo 67, terzo comma, lett. d), attestante la veridicità dei dati aziendali c la fattibilità del piano; ultimi 3 bilanci della società: ulteriore documentazione dì completamento) svolgendo specifica domanda di estensioni dell’accordo nei confronti dell’ unica banca non aderente BANCA@@@.

Nel termine di trenta giorni dalla pubblicazione nel registro delle imprese (23.9.15) non è stata presentata alcuna opposizione.

Ai sensi dell’alt. 182 septies co. 4 lf. @@@ ha provveduto in data 30.9.15 alle notifica via pec a @@@ del ricorso per omologa dell’accordo coi ceto bancario, degli accordi con gli altri creditori e della documentazione contabile (bilanci, elenco nominativo dei creditori e dei titolari dì diritti reali o personali su beni dell’impresa, attestazione dell’esperto e situazione patrimoniale, economica e finanziaria aggiornata al 31.8.l5). Con decreto dei Tribunale del 10.12.2015 è stata disposta la rinnovazione della notificazione a @@@ (in considerazione del fatto che la precedente notificazione a mezzo pec risultava carente dell’attestazione di cui all’art. 3 bis comma II e comma V L. 53/1994), La trasmissione a mezzo pec della documentazione è avvenuta regolarmente in data 11.12.2015 e @@@ non ha proposto opposizione nel temine previsto dall’art. 182 septies comma 4 l,f„.

In ragione del l’intervenuto deposito della domanda di omologazione dell’accordo d: ristrutturazione in data 21.9.15, deve ritenersi applicabile la nuova normativa introdotta dal DL n. 83/15, entrato in vigore il 27.6.15, nel testo della legge di conversione L. 83/2015,

Siccome non è stata presentata alcuna opposizione nel termine di 30 giorni (dall’avvenuta pubblicazione) previsto dall’art. 182-bis, quarto comma, e 182 septies quarto comma L.F., può procedersi de plano all’esame della domanda di omologa.

In forza dell’art. 182-bis e 182 septies L.F., in mancanza di opposizioni, l’omologazione degli accordi di ristrutturazione è subordinata alla ricorrenza dulie seguenti condizioni:

1 la domanda deve provenire da un imprenditore commerciale in possesso dei requisiti dimensionali previsti dall’art.1 L.F.;

2.l’imprenditore si deve trovare in stato di crisi;

3.l’accordo deve essere stipulalo con creditori che raggiungono almeno il 60% dell’ indebitamento

complessivo;

4.l’esistenza dell’indebitamento dell’imprenditore nei confronti delle banche e intermediari finanziari

deve essere non inferiore al 50% dell’indebitamento complessivo;

5 il raggiungimento in ciascuna categoria in cui sono inseriti i creditori bancari e intermediari finanziari di

una percentuale di aderenti che rappresenti il 75% dei crediti della categoria:

6 . alla domanda deve essere allegata la documentazione prevista dall‘art. 161 1.f

7.il ricorso per 1 omologazione deve essere corredato da una relazione redatta da un esperio munito dei

requisiti previsti dall’art 67 comma 3, lettera d), L.F sull’ attuabilità dell’accordo, con particolare riferimento alla sua idoneità ad assicurare il regolare pagamento di creditori estranei.

Nessun dubbio che il primo requisito sia sussistente, essendo la ricorrerne una società commerciale (operante nel settore immobiliare) ed emergendo dagli atti il superamento delle soglie indicate nell’art.1, secondo comma, L.F..

Evidente è poi la competenza territoriale di questo Tribunale, avendo sede la società istante in Milano

Quanto allo stato di crisi, esso è stato ammesso ed illustrato dalla stessa ricorrente, e risulta comunque ampiamente dimostrato dai bilanci prodotti.

La rimozione della situazione di crisi dovrebbe dunque realizzarsi attraverso interventi dì rimodulazione e ristrutturazione dell’esposizione debitoria nei confronti del sistema bancario, dell’Erario, dei fornitori, dei clienti che hanno già stipulato contratti preliminari, che danno contenuto all’accordo di ristrutturazione.

Ìl piano presentato è di tipo liquidatorio, prevede il superamento della crisi aziendale con la liquidazione

dei beni immobili e il pagamento, anche attraverso l’apporto di finanza da parte dei soci:

-dei credi lori sociali aderenti nelle percentuali indicate nell’accordo, nell’arco di 24mesi dalla data

di pubblicazione del decreto dì omologazione.

-dei creditori non bancari non aderenti nei termini di cui all’art. 182 bis comma I lett. a) e b) attraverso le

risorse che la compagine societaria metterà a disposizione (totale € 847.714);

-dei creditori bancari non aderenti (unico non aderente BNL) nei termini dell’accordo concluso un gli altri creditori appartenenti alla medesima categoria, avendo in società chiesto l1 estensione degli effetti

dell‘accordo ai seni i dell’art l82 septies l.f..

Più nel dettaglio il piano prevede, a fronte di un indebitamento complessivo per euro 21.285.174,00:

a) Il realizzo dell’attivo (per un totale di euro 6.927.266.00), composto da partecipazioni societarie valorizzate in euro 145.700,00, rimanenze (identificabili in unità immobiliari ancora invendute, alcune de quali sono state valorizzate in euro 2.381.500,00 in base a una stima peritale condivisa col creditore ipotecario, mentre altre sono già state oggetto di contratti preliminari per un importo complessivo di euro 3.983.00,00, senza che siano ancora state incardinate azioni giudiziali ex art. 2932 cc) per euro 6.364 500,00, crediti verso terzi e società partecipate per euro 398.365,00, disponibilità liquide per euro 18.701,00;

b) l’apporto complessivo dei soci (per euro 827.714.00) e srl (per euro 20.000,00, ricavabili dalla vendita di un immobile) per un totale di euro 847.714,00;

c) l’integrale pagamento dei debiti erariali per euro 116.830.00, dei professionisti prededucibili o privilegiati non aderenti per euro 51.847.00 e dei fornitori chirografari non aderenti per euro 50.745.00 e dei promissari acquirenti degli immobili non aderenti per euro 842.000,00 con le risorse messe a disposizione dai soci entro 120 giorni dall’omologa:

d) il pagamento ai professionisti prededucibili o privilegiati aderenti, che vantano un credito complessivo di euro 439.760,00 del minore importo di euro 315.582.00, da versarsi, per euro 113.488,00, entro 60 giorni dall’omologa e per euro 150.247,00 entro 2 anni dalla medesima, liquidità rinvenibile in patte apporti dei soci (per euro 67,541,00) e in parte dal realizzo di crediti e di partecipazioni:

e) il pagamento ai fornitori chirografari aderenti all’accordo, che vantano un credito complessivo di euro 80.191,00 del minore importo di euro 36.010,00 entro 2 anni dalla pronuncia del decreto di omologa, grazie al realizzo di crediti e partecipazioni;

f) la soddisfazione dei promissari acquirenti di immobili compromessi non aderenti all’accordo, che vantano crediti pei euro 1.625.443,00, mediante la stipula dei contratti definitivi;

g) il pagamento all’istante per il fallimento aderente all’accordo, che vanta un credito di euro 367,216.00, del minore importo di euro 200.000.00 entro 60 giorni dal decreto dì omologa, mediante liquidità messa a disposizione Dai soci:

h) il pagamento ai creditori chirografari finanziari (non intermediari) che vantano un credito complessivo di euro 545.900,00, del minore importo dì euro 54.590,00, da corrispondersi entro 24 mesi

dall’omologa grazie alla liquidità ricavabile dal realizzo di partecipazioni e crediti, in base a un accordo formailizzato;

i) la soddisfazione dei soci aderenti all’accordo per crediti da finanziamenti per complessivi euro 2.631.324,00 in via postergata rispetto agli altri creditori;

j) il pagamento ai creditori bancari chirografari (tra i quali rientra anche il creditore non aderente per affidamenti sul conto c orrente del minore importo di euro 200.625,00 (rispetto al totale di euro 519.516.00). messo a disposizione dai soci, nel termine di 60 giorni dall’omologa;

k) il pagamento ai creditori bancari ipotecari aderenti del minore importo di curo 4.011.661,00 (rispetto al totale di euro 5.896,872,00). Derivante, per euro 1.515.057,00, dai corrispettivi contratti definitivi di vendita per le unità immobiliari già compromesse, alla stipulazione dei quali entro 60 giorni dall’omologa le banche hanno dichiarato di non opporsi, per euro 2.381.500,00 dalla vendita, entro 2 anni dall’omologa, degli immobili non compromessi, per euro 20,000,00 dalla vendita, entro 60 giorni dall’omologa, di un immobile ipotecato e per euro 95.104,00 da liquidità messa a disposizione dai soci e da versarsi entro 60 giorni dall’omologa;

l) ìl pagamento ai creditori bancari per fideiussioni chirografarie (tra i quali rientra alici» il creditore uri aderente del minore importo di euro 85.317,00 (rispetto al totale di euro 8.168.876,00) messo a disposizione dal socio entro 60 giorni dall’omologa.

I presupposti formali per l’estensione dell’accordo di ristrutturazione ai creditori intermediari finanziari non aderenti, ai sensi dell’art. 182 septies 1,f„ risultano soddisfatti in quanto:

– la società @@@ in liq. ha debiti verso banche e intermediari finanziari per un totale di € 14.585.265, importo non inferiore alla metà dell’ indebitamento totale di 21.285.174

– i creditori aderenti all’accordo rappresentano il 72,45% dei crediti, come descritto nella tabella di pagina 18 del piano; il creditore bancario non aderente non è stato ricompreso nella percentuale degli aderenti;

– il raggiungimento, in ciascuna delle categorie in cui è stata inserita in relazione alla diversa tipologia dei suoi crediti, della percentuale di adesione non inferiore al 75%. Sul punto si rileva che, in base ai dati forniti dalla società e corroborati dalla documentazione in atti, a fronte di debiti bancari complessivi pei euro 14.585.264,00, risultano creditori bancari aderenti ali accordo per complessivi euro 13.998.881,00, di cui

a.creditori bancari chirografari per affidamenti sui conti correnti per un totale di euro 442.249,00 su un totale di € 519.516,00;

b.creditori bancari ipotecari per UN mutuo ipotecario e un’esposizione di conto corrente garantita da ipoteca per complessivi euro 5,896.872,00 su un totale di € 5896872,00:

c.creditori bancari garantiti da garanzie fideiussorie per complessivi euro 7.659.760,00 su un totale di € 1.268.876,00;

Appare, pertanto, rispettata anche la percentuale de 75% del monte debiti bancari imposta dal 182 septies co. 2 lf.

Venendo ora ad esaminare la formazione delle categorie tra i creditori bancari si osserva quanto segue.

La società ha distinto i creditori bancari in 3 categorie;

A.creditori bancari chirografari per affidamenti su conti correnti per un totale di euro 519.516,00;

B.creditori bancari ipotecari per un mutuo ipotecario e un’esposizione di conto corrente garantita da ipoteca per complessivi euro 5 896.872.00:

(€ 5.595.174,00) in relazione al mutuo ipotecario concesso per l’operazione immobiliare di via Parea, risalente nel tempo e per ipoteca concessa a garanzia di una esposizione di conto corrente (€ 301.698,00)

1. creditori bancari derivanti da fideiussioni prestale da a garanzia di esposizioni di società del suo gruppo per un totale di € 1.268.876,00;

Il creditore bancario non aderente all’accordo, rientra sia nella prima categoria. per euro 77.267,00 sia nella terza categoria per euro 509.116,00.

La predetta classificazione appare rispettosa della necessità di individuare categorie di creditori omogenee pei posizione giuridica (quindi può considerarsi corretta la distinzione delle categorie in relazione alla natura del credito (ipotecario o chirografario) e per tipologia dell’operazione fonte del credito verso la debitrice (mutuo o affidamenti su conti correnti, fideiussione) e interesse economico {quindi si giustifica la distinzione tra i crediti bancari per affidamenti concessi a e i crediti per fideiussioni prestate da alle banche in relazione a operazioni creditizie di cui sono titolari società del gruppo}.

L’inserimento di nella categoria A per € 77.267,00 e nella categoria C per € 509.116,00 corrisponde al criterio d formazione delle categorie come attestato nella relazione del professionista.

Quanto al requisito relativo al fatto che tutti i creditori di ogni categoria siano stati informati dell’avvio delle trattative e siano stati messi in condizione di parteciparvi, esso risulta assorbito per tutte le banche eccetto dalla circostanza che hanno aderito all’accordo.

Con riferimento a @@@ , creditrice non aderente alla quale la società in lìq. ha chiesto di estendere il medesimo trattamento previsto per i creditori aderenti, risulta soddisfatto il presupposto dell’informativa e della partecipazione alle trattative in buona fede. Il tribunale ritiene necessario, perchè possa riconoscersi la sussistenza di trattative in buona fede come esplicitato dal comma 5 lett. b) dell’art. 182 septies l.f. che l’imprenditore proponente abbia fatto presente ai creditori bancari o intermediari finanziari che la proposta si inserisce nell’ambito di un accordo ex art. 182 septies l.f., abbia riferito sullo stato delle trattative con gli altri creditori; infatti, solo l’esplicita informazione durante le trattative circa il tipo di accordo proposto, se ex art. 182 bis l.f. o ex art. 182 septies l.f. e, quindi, sulle diverse ricadute di efficacia sui creditori non aderenti, oltre che sullo stato delle trattative con gli altri creditori bancari, consente ai creditore di assumere una consapevole scelta in ordine alla proposta e alle eventuali scelte difensive (opposizione) da adottare. Nei caso di specie le trattative tra @@@ ,come ampiamente documentato in atti (si veda anche doc. 5 nota di deposito 14.12.2015) sono state lunghe, hanno comportato lo scambio di numerose informazioni tra cui la natura della proposta ex art. 182 septies l.f, (come da mail 28 agosto 2015) con esplicito riferimento agli effetti dell’accordo in ipotesi di omologazione e al fatto che tutti gli altri istituti di credito coinvolti avevano aderito all’accordo.

Infine, le considerazioni della società esplicitate a pagina 33 del piano di ristrutturazione, circa il soddisfacimento di @@@ in base all’accordo in misura non inferiore rispetto all’alternativa, unica praticabile, del fallimento sono supportate dalle valutazioni dell’attestatore e consentono di ritenere soddisfatto il presupposto di cui dia lettera b) del comma 4 dell’art. 182 septies l.f.

Nell’ ipotesi alternativa della liquidazione fallimentare non si prospetterebbe l’apporto finanziario delia compagine societaria e quindi, a fronte del medesimo passivo, i creditori avrebbero un attivo di valore ridotto.

L’estensione dell’accordo a @@@ comporta quanto segue.

è creditrice chirografaria di @@@ nei seguenti termini:

– ha un Credito di € 77.267.00 per affidamenti concessi a in c/c, credilo che in estensione

dell’accorcio accettato dalle banche ricomprese nella medesima categoria viene soddisfatto

nella percentuale del 45,49% del credito nominale

– ha un credito di totali € 509.116,00 derivante da fideiussioni prestate da a garanzia di

affidamenti concessi da a società partecipate dalla garante: questo credito viene soddisfatto nella misura dell’1,04% del credilo nominale, si tratta della medesima percentuale prevista per i creditori inseriti nella relativa categoria.

Quanto agli altri presupposti di ammissibilità, deve ribadirsi che alla domanda è stata allegata la documentazione prevista dall’art 161 L F.

Il ricorso, infine, è accompagnato dalla relazione prescritta dall’art.182- bis L.F., redatta da un esperto in possesso dei requisiti prescritti dall’art. 67. comma 3, lettera d), L.F. e apparentemente anche indipendente, come da lui dichiarato.

Ebbene, nella sua relazione l’esperto ha anzitutto evidenziato l’attendibilità dei dati contabili aziendali e, quanto l’attuabilità ha dato atto della idoneità dell’accordo a consentire l’integrale pagamento dei creditori estranei, oltre che degli aderenti secondo le tempistiche programmate.

La garanzia del pagamento dei creditori estranei entro 120 giorni dall’omologazione in caso di crediti già scaduti a quella data ed entro 120 giorni dalla scadenza, in caso di crediti non ancora scaduti alla data dell’omologazione trova fondamento nel risanamento dell’esposizione debitoria dell’impresa e nel riequilibrio finanziario attualo tramite l’accordo di ristrutturazione, nel breve periodo attraverso la stipulazione dei contratti di vendita immobiliare per i quali è già stato concluso il preliminare (entro 60 giorni dall’omologa per € 1.515.057) e l’apporto di finanza dai soci (€ 561.292).

La relazione, pei la parte m cui l’esperto ha esaminato precipuamente il contenuto degli accordi e del piano di ristrutturazione, appare sufficientemente motivata.

È opportuno rimarcare che nessun creditore si è opposto all’omologazione, che il creditore istante il fallimento ha aderito all’accordo e ciò, a maggior conforto dell’idea che l’accordo de quo è stato consideralo soddisfacente e credibile dall’intero ceto creditorio.

Alla stregua di tutte le considerazioni che precedono, tenuto conto della situazione economico-finanziaria rappresentata nel caso di specie, delle finalità e condizioni del piano, reputa il Tribunale che le previsioni contenute nella relazione dell’esperto siano connotate, nel loro insieme, da un livello adeguato di completezza e di coerenza, sulla base di un percorso motivazionale apparentemente immune da vizi logici ed idoneo come tale a sorreggere, in termini di ragionevolezza, una valutazione di successo del piano.

Visto l’art. 182-bis e 182stptìes L.F.;

1)omologa gli accordi di ristrutturazione presentati ex nn. 182-bis L.F. dalla società @@@ in

liquidazione, con sede in @@@.

2)manda alla cancelleria per gli adempimenti di rito. Così deciso in Milano, addì 28 Gennaio 2016

Il Presidente (dott.ssa @@@)

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