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Lo sai che? La rottamazione Equitalia non blocca il pignoramento del conto

Lo sai che? Pubblicato il 18 gennaio 2017

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> Lo sai che? Pubblicato il 18 gennaio 2017

Cartelle esattoriali: se Equitalia ha già notificato il pignoramento del conto corrente alla banca, la presentazione della domanda di sanatoria del contribuente non interrompe l’esecuzione forzata.

Si rivela del tutto inutile la domanda di rottamazione delle cartelle a Equitalia se il contribuente ha già ricevuto la notifica di un pignoramento del conto corrente. Secondo infatti quanto chiarito dall’Agente della Riscossione con le proprie Faq, una volta notificato il pignoramento del conto alla banca si determina, in via automatica, uno spossessamento dei soldi e, pertanto, il debitore non può più interrompere il procedimento di apprensione delle somme, salvo pagare entro 60 giorni l’importo.

Il pignoramento del conto corrente da parte di Equitalia

Come noto, il pignoramento del conto corrente, da parte di Equitalia, funziona in modo diverso dalla procedura ordinaria prevista, invece, per i creditori privati (leggi Come il fisco pignora il conto corrente). Non c’è alcuna udienza davanti al giudice, né l’autorizzazione del tribunale ad accreditare le somme pignorate al creditore procedente. Al contrario, Equitalia notifica all’istituto di credito e al debitore l’atto di pignoramento con cui comunica che le somme “bloccate” dovranno essere accreditate sui conti di Equitalia stessa entro 60 giorni, a meno che, in tale termine, il contribuente (o chi per lui) paghi il debito.

Alla scadenza dei 60 giorni, la banca è tenuta a versare gli importi pignorati senza l’intervento del giudice dell’esecuzione.

Secondo però l’interpretazione fornita da Equitalia, è già dal momento della notifica del pignoramento che si determina l’assegnazione del credito pignorato, nonostante la moratoria dei 60 giorni concessa al contribuente. Quindi la presentazione dell’istanza di rottamazione, da parte di questi, non blocca il pignoramento del conto corrente.

C’è un altro importante aspetto da tenere in considerazione. Bisogna tenere distinte due ipotesi:

  • se sul conto corrente è stato pignorato un importo inferiore a quello dovuto con la rottamazione, le somme così riscosse saranno imputate a titolo di acconto sui maggiori importi dovuti dal contribuente all’esito dell’accoglimento della domanda di sanatoria;
  • se sul conto corrente è stato pignorato un importo superiore a quello dovuto con la rottamazione, gli importi pagati in eccesso rispetto al condono non verranno restituiti al contribuente.

Pertanto, nella seconda ipotesi – così come nel caso in cui le somme pignorate siano sufficienti a coprire tutto il debito dovuto a Equitalia – non c’è alcuna ragione o utilità nel presentare l’istanza di rottamazione atteso che:

  • l’accoglimento non blocca il pignoramento;
  • comunque le somme pignorate saranno accreditate ad Equitalia;
  • Equitalia non restituisce le maggiori somme pignorate rispetto a quelle dovute con il condono.

Altri casi in cui la rottamazione non blocca il pignoramento

Se è vero che la presentazione della domanda di rottamazione impedisce l’avvio di nuovi pignoramenti e blocca quelli in corso, esistono però alcune eccezioni. Oltre a quella appena vista del pignoramento del conto corrente, c’è anche l’ipotesi del bene mobile o immobile pignorato e già venduto all’asta. In tal caso, infatti, l’istanza di sanatoria non impedisce l’assegnazione – ormai avvenuta – della proprietà al terzo aggiudicatario.


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