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Pensione a 63 anni nella Gestione separata


> Diritto e Fisco Pubblicato il 7 febbraio 2017



Pensione anticipata con 20 anni di contributi, cumulo, computo, Ape: come pensionarsi a 63 anni nella Gestione separata.

 

Ho 63 anni e 20 anni di contributi versati in varie casse, la maggior parte dei quali nella Gestione separata: posso pensionarmi?

 

La pensione anticipata nella Gestione separata, meglio nota come pensione anticipata contributiva, può essere raggiunta se si possiedono, all’interno della gestione stessa, almeno 20 anni di contributi. Bisogna poi avere un’età minima di 63 anni e 7 mesi e l’assegno di pensione calcolato non può essere inferiore a 2,8 volte l’assegno sociale, cioè a 1.254,40 euro per l’anno 2017 (perché l’assegno sociale è pari, nel 2017, a 448 euro).

Questa pensione può però essere raggiunta col computo, cioè versando gratuitamente i contributi appartenenti ad altri fondi nella gestione separata: per ottenere la facoltà di computo, però, bisogna rispettare determinati requisiti.

Si pensa che non sia, invece, possibile raggiungere la pensione anticipata contributiva utilizzando il nuovo istituto del cumulo gratuito, anche se si attendono chiarimenti in merito, in quanto i contributi posseduti dovrebbero risultare tutti all’interno della Gestione Separata.

Abbiamo poi la possibilità di pensionamento a 63 anni nella Gestione Separata con l’Ape, l’anticipo pensionistico, introdotto dalla Legge di bilancio 2017, che consente di raggiungere la pensione di vecchiaia con quest’età minima, se si possiedono almeno 20 anni di contributi, grazie a un prestito (che però comporta delle penalizzazioni sulla futura pensione dovute alla restituzione delle rate) o grazie all’intervento dello Stato, per alcune categorie svantaggiate (ma in questo caso occorrono almeno 30 anni di contributi). Anche se si attendono maggiori delucidazioni in merito, si ritiene, in base a quanto dispone la Legge di bilancio, che il beneficio del cumulo gratuito dei contributi non possa essere utilizzato per raggiungere i 20 anni necessari all’Ape, ma che possa essere però utilizzato il computo.

Ma andiamo per ordine e cerchiamo di fare chiarezza su queste forme agevolate di pensione.

Pensione anticipata nella Gestione Separata: computo

Come abbiamo detto, per la pensione anticipata a 63 anni (e 7 mesi) nella Gestione Separata occorre aver versato almeno 20 anni di contributi nella gestione stessa, oppure sommare gratuitamente, con la facoltà di computo, i contributi accreditati in altre casse (escluse le casse dei liberi professionisti).

Bisogna però considerare che, per avvalersi del computo, bisogna possedere determinati requisiti:

  • meno di 18 anni di contributi alla data del 31 dicembre 1995;
  • più di 5 anni di contribuzione versata dal 1996 in poi;
  • almeno 15 anni di contributi complessivi.

Il calcolo della pensione con il computo avviene col sistema interamente contributivo anche per la contribuzione al di fuori della Gestione Separata: i contributi posseduti presso le altre casse, difatti, anche se assoggettati, integralmente o parzialmente, al sistema retributivo, confluendo nella Gestione Separata passano automaticamente al calcolo contributivo.

Il metodo contributivo di calcolo della pensione risulta notevolmente penalizzante, in quanto si basa  sui contributi effettivamente accantonati, convertiti in assegno da un coefficiente di trasformazione, che aumenta al crescere dell’età. Le rivalutazioni del montante contributivo, cioè dei contributi accantonati, sono piuttosto basse, dato che si basano sulla variazione quinquennale del Pil (prodotto interno lordo) nominale.

Al contrario, il metodo retributivo, anche nel caso in cui è utilizzato solo in parte del calcolo (metodo misto), risulta molto meno penalizzante, in quanto si basa sulle ultime retribuzioni possedute dal lavoratore, rivalutate secondo indici notevolmente più alti rispetto a quelli utilizzati per il contributivo.

Anticipo pensionistico nella Gestione Separata: Ape

Se si possiedono almeno 20 anni di contributi nella Gestione Separata, anche grazie al computo, ma non si può ottenere la pensione anticipata a 63 anni e 7 mesi perché la futura pensione è inferiore a 2,8 volte l’assegno sociale, non tutto è perduto.

È difatti possibile ottenere la pensione di vecchiaia nella Gestione Separata a soli 63 anni, grazie al nuovo anticipo pensionistico, meglio noto come Ape.

L’anticipo pensionistico consente l’uscita dal lavoro, infatti, sino a un massimo di 3 anni e 7 mesi prima della maturazione del requisito d’età per la pensione di vecchiaia (che sarà uguale per tutti nel 2018 e pari a 66 anni e 7 mesi). L’anticipo, però, è ottenuto grazie a un prestito bancario, che si deve restituire con ammortamento ventennale: a causa della restituzione delle rate del prestito e del pagamento dell’assicurazione per il rischio di premorienza, si subisce una penalizzazione sulla pensione.

Ancora non si sa l’esatta percentuale della penalizzazione sulla pensione, ma questa dipenderà in gran parte dall’ammontare dell’Ape: l’assegno erogato, difatti, non sarà pari all’ammontare della futura pensione, ma sarà una sua percentuale. Ad ogni modo, non può richiedere l’Ape chi possiede una futura pensione inferiore a 1,4 volte il trattamento minimo, cioè a 702,65 euro mensili (lordi).

Il discorso è diverso per l’Ape sociale, che consente sempre di uscire dal lavoro con un minimo di 63 anni di età, ma a carico dello Stato: in questo caso, difatti, lo Stato eroga un assegno pari alla futura pensione, ma l’ammontare non può superare i 1.500 euro mensili.

Inoltre, per beneficiare dell’Ape sociale è necessario appartenere alle seguenti categorie svantaggiate:

  • disoccupati per cessazione del rapporto di lavoro a seguito di licenziamento, anche collettivo, dimissioni per giusta causa o risoluzione consensuale, che non percepiscono da almeno tre mesi la prestazione per la disoccupazione spettante; chi appartiene a questa categoria deve possedere almeno 30 anni di contributi;
  • lavoratori dipendenti, o autonomi, che assistono al momento della richiesta e da almeno 6 mesi, il coniuge o un parente di primo grado convivente con handicap grave; anche per questa categoria è necessario il possesso di 30 anni di contributi;
  • lavoratori dipendenti o autonomi con una riduzione della capacità lavorativa, accertata dalle competenti commissioni per il riconoscimento dell’invalidità civile, superiore o uguale al 74%; sono necessari anche in questo caso almeno 30 anni di contributi;
  • lavoratori dipendenti addetti a lavori usuranti (cioè ai lavori appositamente elencati dal decreto del 2011 [1]), o che svolgono da almeno 6 anni in via continuativa una delle seguenti attività:
  • operai dell’industria estrattiva, dell’edilizia e della manutenzione degli edifici
  • conduttori di gru o di macchinari mobili per la perforazione nelle costruzioni;
  • conciatori di pelli e di pellicce;
  • conduttori di convogli ferroviari e personale viaggiante;
  • conduttori di mezzi pesanti e camion;
  • personale delle professioni sanitarie infermieristiche ed ostetriche ospedaliere con lavoro organizzato in turni;
  • addetti all’assistenza personale di persone in condizioni di non autosufficienza;
  • insegnanti della scuola dell’infanzia e educatori degli asili nido;
  • facchini, addetti allo spostamento merci ed assimilati;
  • personale non qualificato addetto ai servizi di pulizia;
  • operatori ecologici e altri raccoglitori e separatori di rifiuti.

Per queste ultime categorie, però, ci vogliono almeno 36 anni di contributi; inoltre deve trattarsi di lavoratori dipendenti e non autonomi, pertanto chi possiede il requisito contributivo nella Gestione Separata sembra esserne escluso (si attendono però chiarimenti, anche in merito alla situazione dei cococo).

note

[1] D.lgs 67/2011

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1 Commento

  1. Ex lavoratori autonomi?
    Noi non esistiamo?
    Ex artigiano con anni 65 e 35 anni di contributi.
    Che accade a noi?

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