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Lo sai che? Stanza da destinare a studio: devo redigere un contratto?

Lo sai che? Pubblicato il 8 febbraio 2017

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> Lo sai che? Pubblicato il 8 febbraio 2017

Per destinare una stanza della casa in cui abito ad uso ufficio devo redigere un contratto di comodato d’uso gratuito da registrare all’Agenzia delle Entrate?

La madre del lettore che si è rivolto a noi è proprietaria di un appartamento adibito ad abitazione principale, presso il quale sia lei che il lettore stesso hanno sia la residenza che il domicilio. Il secondo ha deciso di allestire una stanza dell’immobile a studio. Ci chiede, quindi, se avendo sia la residenza che la dimora con la madre nell’appartamento in oggetto, quest’ultima è obbligata a redigere un contratto di comodato d’uso gratuito da registrare all’Agenzia delle Entrate.

In linea generale, non vi è alcun obbligo per entrambi in tal senso. Difatti, in materia di contratti di comodato d’uso gratuito, il codice prevede la libertà di forma; pertanto, il contratto potrà essere redatto sia in forma scritta che verbale; in quest’ultimo caso non sarà neanche soggetto all’obbligo di registrazione. Ciò significa che l’accordo, relativo al comodato d’uso gratuito di una stanza finalizzato all’apertura di uno studio professionale, può avvenire anche verbalmente, senza necessità di porre nero su bianco i vari accordi intrapresi; a maggior ragione se le due parti contrattuali sono, com’è nel caso in questione, madre e figlio e, quindi, uniti da un rapporto di fiducia indissolubile.

Certamente, utilizzare la forma scritta del contratto di comodato d’uso e, di seguito, registrarlo all’Agenzia delle Entrate, provando così la data certa, potrebbe essere una situazione ideale per evitare future contestazioni e certificare gli accordi relativi alla suddivisione delle spese. In particolare, l’esigenza della forma scritta e della registrazione fiscale sorgerebbe nel momento in cui il lettore volesse usufruire della deducibilità dei costi professionali, quali utenze o spese condominiali.

Inoltre, benché la dichiarazione ai fini fiscali, relativamente alla concessione in comodato di un immobile, debba essere effettuata solo dal proprietario, sul quale graveranno i relativi oneri impositivi, la sottoscrizione di un contratto di comodato gioverà anche al lettore, in qualità di comodatario, posto che tale immobile risulterà la sede e il recapito ufficiale del suo studio per la relativa attività professionale. Egli, infatti, potrebbe essere chiamato in qualsiasi momento a documentare il titolo di godimento dell’immobile e, in quell’occasione, avrà la necessità di esibire un contratto di comodato validamente registrato e, quindi, con data certa, onde evitare possibili contestazioni, relative sia all’effettività della sede professionale, che ai sostenuti costi professionali.

In conclusione, posto che per adibire una stanza a studio professionale, la madre non è obbligata per legge a redigere un contratto scritto di comodato d’uso gratuito (e conseguentemente a registrarlo), se l’intenzione del lettore è quella di usufruire della deducibilità delle spese professionali previste dalla legge, o anche evitare future contestazioni, il consiglio che si può dare è quello di redigere un contrattino di comodato gratuito in cui viene specificata la stanza che verrà utilizzata per uso ufficio e l’eventuale accordo sulle spese e, in seguito, registrarlo all’Ufficio delle Entrate, in modo da opporlo a future ed eventuali verifiche da parte degli agenti accertatori.

Articolo tratto da una consulenza dell’avv. Salvatore Cirilla 


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