Diritto e Fisco | Articoli

Come si calcola la pena per un reato

19 gennaio 2017 | Autore:


> Diritto e Fisco Pubblicato il 19 gennaio 2017



Il giudice non è libero nel decidere la pena da irrogare: la legge gli impone una serie di limiti e lo aiuta con precisi criteri.

Accertata la responsabilità penale di un soggetto, assodato cioè che è stato lui a commettere il reato, arriva per il giudice il momento di infliggere la sanzione. Ma come si calcola la pena per un reato? Il codice penale, oltre a dettare il minimo e il massimo quantitativo della sanzione, stabilisce una serie di criteri cui il giudice deve necessariamente far riferimento. Questi parametri riguardano da un lato il fatto di reato così come realizzato, dall’altro il comportamento e la vita in generale di chi lo ha commesso.

Il minimo e il massimo della pena

Il nostro codice penale prevede essenzialmente due tipologie di pena:

  • pene detentive: la reclusione o l’arresto;
  • pene pecuniarie: multa o ammenda.

Quando il giudice deve decidere che pena applicare, è vincolato da quello che la legge prescrive per il reato di cui si tratta. Ad esempio, per l’omicidio la pena non può essere inferiore ad anni 21 di reclusione. Ancora, per la rapina il codice prevede la reclusione da tre a dieci anni e la multa da 516 a 2.065 euro. Quella appena citata è la cosiddetta pena edittale (o forbice edittale, o cornice edittale): in pratica, la legge stabilisce un minimo e un massimo di pena; dopodiché spetta al giudice, sulla base del fatto concreto, orientarsi discrezionalmente entro i limiti fissati dalla legge e scegliere la pena giusta per il singolo caso e il singolo colpevole.

Ad esempio, nel caso della rapina, il giudice potrà condannare a 4 anni di reclusione e a 1.000 euro di multa: però non potrà irrogare 2 anni di reclusione, perché il minimo previsto dalla legge è tre anni (allo stesso modo, non potrà condannare a più di dieci anni) [1]. Ciò a patto che non ricorrano casi eccezionali previsti dalla legge (come la presenza di circostanze attenuanti o aggravanti).

Proprio per aiutare il giudice nel fare questa valutazione, il codice penale detta una serie di criteri generali, che il magistrato deve necessariamente seguire al fine di scegliere la sanzione più congrua al caso di specie [2]. Vediamo quali sono.

La gravità del reato

Nel determinare la giusta pena, il giudice deve considerare quanto il reato è stato grave. Per farlo, egli valuta:

  1. la natura, la specie, i mezzi, l’oggetto, il tempo, il luogo e ogni altra modalità dell’azione: in pratica, va considerato ogni aspetto della condotta del colpevole;
  2. la gravità del danno o del pericolo cagionato alla persona offesa dal reato;
  3. l’intensità del dolo o il grado della colpa: quando un reato è commesso con dolo, significa che il colpevole lo voleva commettere; viceversa, se il reo non voleva commettere il fatto, ma avrebbe dovuto prevedere (ed evitare) le conseguenze della sua azione, il reato è colposo (emblematica è la distinzione tra omicidio doloso e omicidio colposo, che sono due reati diversi per i quali è prevista una pena diversa).

Analizzando i punti descritti emerge che, nel compiere la sua valutazione, il giudice deve tener conto di tutte le caratteristiche del fatto, sia oggettive sia soggettive. In pratica, egli deve considerare sia il modo in cui si è realizzato il fatto materiale (punti 1. e 2.), sia l’atteggiamento psicologico che il soggetto ha assunto nel commettere il reato (per i reati colposi ad esempio, se l’evento era facilmente prevedibile o evitabile la pena sarà più alta, perché il comportamento del reo è più rimproverabile).

La capacità a delinquere del colpevole

Oltre ai criteri visti, incentrati principalmente sul fatto accaduto, la legge ne detta altri che riguardano la persona del colpevole. Ciò avviene perché la pena irrogata deve adattarsi alla figura del reo, in modo che egli possa essere sanzionato ma principalmente rieducato, come vuole la nostra Costituzione [3]. Non facile è quindi il compito del giudice, che deve considerare a tal fine:

  1. i motivi per cui il reo ha agito e il carattere personale di quest’ultimo (se il motivo è frivolo la pena sarà inevitabilmente più alta);
  2. i precedenti penali e giudiziari del reo, il suo comportamento e la sua vita prima che commettesse il reato (ad esempio l’uso di droghe, alcool, ecc.);
  3. il comportamento contemporaneo o successivo al reato (ad esempio l’ha commesso con cinismo o compiacimento oppure se viceversa ha esitato prima di agire o ha collaborato con le forze dell’ordine);
  4. le condizioni di vita individuale, familiare e sociale del reo (se ad esempio vive già in un ambiente contrassegnato da criminalità o meno).

In pratica, il giudice deve da un lato considerare la vita passata del colpevole, dall’altro deve proiettarsi verso il futuro, irrogando una sanzione che assicuri che il soggetto non commetta più reati.

note

[1] Art. 132 cod. pen.

[2] Art. 133 cod. pen.

[3] Art. 27 Cost.

Per avere il pdf inserisci qui la tua email. Se non sei già iscritto, riceverai la nostra newsletter:

Informativa sulla privacy
DOWNLOAD

ARTICOLI CORRELATI

2 Commenti

  1. N.B.
    I limiti stabiliti per ciascuna specie di pena possono ben essere oltrepassati dal Giudice nei casi espressamente determinati dalla legge (art 132 c.p.)

    Dunque, per esempio nell’ipotesi del delitto di rapina di cui all’art 628 c.p. qualora il Giudice applicasse l’art 62 c.p. (circostanze attenuanti comuni) la pena potrebbe essere diminuita fino ad 1/3.

    Ne deriva che qualora il Giudice dovesse ritenere di partire dal minimo edittale di 3 anni (previsto dall’art. 628 c.p.) applicando la riduzione di pena di 1/3 di cui all’art 62 c.p. LA PENA IRROGATA POTREBBE BEN ESSERE DI 2 ANNI!

    Alla luce di quanto esposto si conclude ribadendo che i limiti di pena previsti dal legislatore per ogni fattispecie di reato possono essere oltrepassati dal Giudice (nell’esercizio del suo potere discrezionale nell’applicazione della pena) e nei casi espressamente previsti dal legislatore.

    Tali casi sono previsti nelle seguenti norme: artt 64, 65, 66, 67, 73, 78, 133bis c.p.

  2. Nell’articolo non si è fatto riferimento alle attenuanti (né alle aggravanti) per una precisa scelta. É stata esposta solo la regola generale, tralasciando le eccezioni previste dalla legge.

Lascia un commento

Usa il form per discutere sul tema. Per richiedere una consulenza vai all’apposito modulo.

 



NEWSLETTER

Iscriviti per rimanere sempre informato e aggiornato.

CERCA CODICI ANNOTATI