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Il graffio non è lesione

19 gennaio 2017


Il graffio non è lesione

> Diritto e Fisco Pubblicato il 19 gennaio 2017



Per quali tipi di danni si può parlare del reato di lesioni personali e, a seguito di querela, scatta il procedimento penale a carico del colpevole?

Non basta un semplice graffio sul collo per poter parlare di reato di lesioni personali: si tratta, infatti, di un danno di minima entità, insufficiente a far scattare il penale. È quanto chiarito dal Tribunale di Bari con una recente sentenza. Secondo il giudice pugliese, il reato di lesioni personali si configura quando le conseguenze riportate dalla persona aggredita consistano in una «apprezzabile menomazione funzionale dell’organismo». Di conseguenza, il semplice graffio sul collo, pur se arrecato ad un ragazzo molto giovane, non è sufficiente ad essere qualificato come lesione e, quindi, non è suscettibile di querela. Resta fermo il risarcimento del danno in via civile, danno che comunque va dimostrato. Cosa non facile certamente se, appunto, si tratta di una lesione minima.

Graffio : non vale la questione di principio

È vero: sul collo del giovane c’è un evidente graffio, ma non sono stati messi punti, né è uscito sangue. Quindi, si tratta di una lesione guaribile in pochi giorni. Sporgere la querela per una questione di principio non è consentito nel caso del reato di lesioni personali dove, invece, per far scattare la tutela penale, è necessario che il danno sia «consistente».

Il delitto di lesione personale, previsto e punito dal codice penale [2], è un reato che può essere commesso da chiunque ai danni di qualsiasi soggetto. In particolare la legge punisce chiunque cagioni a taluno una lesione personale, dalla quale derivi una malattia nel corpo o nella mente. Sono irrilevanti le modalità della condotta che possono consistere in qualsiasi tipo di comportamento: l’importante è l’effetto finale della «malattia». Per «malattia» si intende qualsiasi alterazione traumatica, anche temporanea, del sistema nervoso o dell’organismo in generale, anche se localizzata e non influente sulle condizioni organiche generali [2].

La pena prevista è la reclusione da tre mesi a tre anni.

La lesione si considera grave e la reclusione è da tre anni a sette anni se:

  • dal fatto derivi una malattia che metta in pericolo la vita della persona offesa, o una malattia o un’incapacità di attendere alle ordinarie occupazioni per un tempo superiore ai quaranta giorni;
  • il fatto produce l’indebolimento permanente di un senso o di un organo.

La lesione si considera gravissima e la reclusione è da sei a dodici anni se dal f atto derivi:

  • una malattia certamente o probabilmente insanabile;
  • la perdita di un senso;
  • la perdita di un arto, o una mutilazione che renda l’arto inservibile, o la perdita dell’uso di un organo o della capacità di procreare, o una grave e permanente difficoltà nella favella;
  • la deformazione o lo sfregio permanente del viso.

Se le lesioni gravi sono cagionate a un pubblico ufficiale in servizio di ordine pubblico o in occasione di manifestazioni sportive, la pena è della reclusione da quattro a dieci anni; se le lesioni gravissime sono cagionate a un pubblico ufficiale in servizio di ordine pubblico o in occasione di manifestazioni sportive, la pena è della reclusione da otto a sedici anni.

note

[1] Trib. Bari, sent. n. 89/2016.

[2] Art. 582 cod. pen.

[3] Cass. sent. n. 22781/2010; n. 16271/2010; n. 2433/2006.

Autore immagine: 123rf com


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