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Lo sai che? Salute: ecco il decreto che accorcia le liste d’attesa

Lo sai che? Pubblicato il 30 gennaio 2017

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> Lo sai che? Pubblicato il 30 gennaio 2017

Il provvedimento legislativo è del 1998, ma le strutture mediche pubbliche non lo rendono noto. La sua applicazione garantirebbe visite ed esami in tempi brevi.

Sulla carta è un decreto legislativo. Nei fatti è lettera morta. Eppure consentirebbe a milioni [1] di italiani di essere visitati in tempi ragionevoli, senza attendere lo scorrimento di infinite liste d’attesa. È il decreto legislativo 124 del 1998 e consente al malato di ricevere visite specialistiche intramoenia. Letteralmente vuol dire «tra le mura». In pratica, secondo il sito del ministero della Salute, «si riferisce alle prestazioni erogate al di fuori del normale orario di lavoro dai medici di un ospedale, i quali utilizzano le strutture ambulatoriali e diagnostiche dell’ospedale stesso a fronte del pagamento da parte del paziente di una tariffa».

Ma la realtà è un’altra cosa: si arriva in ospedale, si affronta una lunga fila per arrivare allo sportello ticket e, poi, ecco la risposta: «L’esame è tra qualche mese». E magari la persona che ha necessità di quella visita non ha un problema di salute stabile, ma in continua evoluzione. Sei mesi, ma anche cinque mesi o addirittura un anno, posso essere davvero un tempo infinito.

Entro quanto tempo il Sistema sanitario deve garantire le visite mediche?

Il Piano nazionale sulle liste d’attesa [2] è chiaro, anche se poi un conto sono i tempi massimi fissati a livello nazionale, un altro a livello regionale (per via delle intese tra Stato e Regioni). Quindi, per conoscere i tempi relativi alla zona in cui si vive, è necessario consultare il sito della Regione oppure ci si può rivolgere all’Asl di appartenenza.

A livello nazionale funziona così [1]:

Tempi massimi di attesa e classi di priorità 

  • U, urgente: da eseguire nel più breve tempo possibile e, comunque, entro 72 ore;
  • B, breve: da eseguire entro 10 giorni;
  • D, differibile: da eseguire entro 30 giorni per le visite o 60 per gli accertamenti diagnostici;
  • P, programmata.

 A noi interessa il terzo punto: D, differibile. La legge fissa in 30 o 60 giorni (a seconda dei casi), il limite massimo per essere visitati.

Capita, invece, che si superi di molto questo lasso di tempo. Una soluzione è quella di ricorrere a visite mediche private (in clinica o rivolgendosi ad uno studio medico). Questo, però, potrebbe comportare un costo. Per evitarlo, allora, spesso si preferisce affrontare i tempi lunghi della lista d’attesa in ospedale, oppure si preferisce rinunciare del tutto alla visita. Eppure, nei documenti ufficiali, si legge che «l’abbattimento delle liste d’attesa è uno degli obiettivi principali del Servizio sanitario nazionale». Sarà!

Come posso accorciare i tempi d’attesa in ospedale?

Non c’è bisogno di rappresaglie e nemmeno di scioperi. Basta osservare la legge. Lo abbiamo scritto all’inizio, si tratta del decreto legislativo 124 del 1998. Alzi la mano chi lo conosce. Alzi la mano chi l’ha sentito citare dall’Asl di riferimento come strumento per abbattere i tempi di attesa. Avanziamo una ipotesi: nessuno. Ok, pochissimi.

Ed allora, come funziona? Se la prestazione medica non può essere garantita entro i tempi garantiti dal Piano nazionale, l’utente ha il diritto di pretendere che la stessa avvenga intramoenia. Vale a dire, la visita o l’accertamento diagnostico dovrà essere effettuato comunque all’interno dell’ospedale, ma come se fosse una visita privata, quindi fuori dall’orario di lavoro dei medici. Il costo di questa visita, comunque, corrisponde a quello del ticket grazie alle convenzioni che l’Asl stipula con i medici.

Per chiedere questa visita non basta, però, rivolgersi ad un ufficio prenotazioni (Cup), ma bisogna presentare una richiesta in carta semplice al direttore generale dell’Asl di appartenenza. L’oggetto della lettera sarà: prestazione in regime di attività libero-professionale intramuraria.

note

[1] Ricerca Censis-Rbm

[2] Pngla 2010-2012


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