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Furto telefono aziendale: la ditta può chiedere risarcimento?

28 gennaio 2017 | Autore:


> Diritto e Fisco Pubblicato il 28 gennaio 2017



La ditta può chiederti il risarcimento per il furto del telefono aziendale solo se non l’hai custodito correttamente.

Se, quando sei stato assunto, hai ricevuto in dotazione un telefono aziendale, avevi il dovere di custodirlo con una diligenza maggiore di quella che, di solito, impieghi per conservare le tue cose. Se ti hanno rubato il telefono aziendale perché sei stato poco attento, purtroppo, sarai costretto a risarcire  il danno procurato all’azienda.

Ma cerchiamo di capire perché.

Cosa si intende per telefono aziendale?

Lavorare senza poter essere reperibile in qualsiasi momento sembra ormai impossibile; ecco, quindi, che molte aziende, quando assumono un dipendente, gli consegnano in dotazione un telefono definito aziendale. Si tratta di un telefono di proprietà dell’azienda che viene ceduto temporaneamente al dipendente in comodato d’uso gratuito, fino al termine del rapporto di lavoro.

Come qualsiasi oggetto consegnato per fini aziendali, anche il telefono dovrà essere usato unicamente a scopo lavorativo (nei modi e nei tempi previsti dal datore di lavoro), a meno che il contratto con il quale sia disposta la consegna preveda la possibilità di utilizzarlo anche in orario non lavorativo ed anche per effettuare telefonate private.

Se, infatti, l’utilizzo per fini privati non è autorizzato, e tu (dipendente) usi comunque il telefono aziendale per fare telefonate personali, il datore di lavoro può:

  • addebitartene il costo (e sottrarre il relativo importo da quello che dovrebbe corrisponderti in busta paga);
  • chiederti una somma a titolo di risarcimento del danno (per violazione delle clausole contrattuali);
  • disporre la restituzione del bene all’azienda.

Cos’è il comodato d’uso gratuito?

Il contratto di comodato [1] è per sua natura gratuito e prevede che una parte (definita comodante) consegni ad un’altra (definita comodatario) un bene (mobile o immobile) affinché lo utilizzi per un periodo determinato ed, il più delle volte, per un uso specifico, con l’obbligo di restituirlo alla scadenza del termine.

Il bene dovrà essere conservato con una particolare cura che, in termini giuridici, viene definita diligenza del buon padre di famiglia [2]; il telefono aziendale (al pari del pc aziendale) è fornito al dipendente che ne diventa custode (e responsabile del corretto impiego) e che dovrà averne cura e custodirlo nel modo più appropriato.

Avere in dotazione un telefono aziendale fa gola a molti, ma comporta anche molte responsabilità (oltre al divieto di utilizzarlo per fini personali).

Se mi rubano il telefono aziendale sono responsabile?

Se custodisci diligentemente il tuo telefono aziendale, non sarai responsabile se ti sarà sottratto durante un furto o una rapina; ciò significa che la ditta non potrà chiederti alcun risarcimento.

In caso contrario, se non sarai in grado di dimostrare che lo hai messo al sicuro o se, addirittura, lo hai smarrito (o te lo hanno rubato) perché, per distrazione, lo hai lasciato sul bancone di un bar o in un negozio, non avrai scampo: l’azienda ti chiederà certamente di risarcire il danno. E se, a quel punto, ti rifiuterai di risarcirlo, l’azienda potrà:

  • decidere di trattenere la somma (direttamente, a titolo di risarcimento), decurtandola dal tuo stipendio;
  • rivolgersi al giudice civile che (quasi sicuramente) ti obbligherà a corrispondere una somma a titolo di  risarcimento, per non aver custodito il telefono aziendale secondo la diligenza del buon padre di famiglia.

Per evitare responsabilità, cerca di custodire i beni aziendali che ti vengono consegnati per motivi di lavoro con al massima cura e cautela.

Inoltre, se subisci il furto del telefono aziendale, presenta subito una querela alle autorità competenti (questura, carabinieri, procura della Repubblica); infatti, tutto ciò che avverrà dal momento del furto a quando tu lo denuncerai potrà essere addebitato a te che sei responsabile e custode del telefono.

note

[1] Art. 1803 cod. civ. e ss.

[2] Art. 1176 cod. civ.

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