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Siepi e confini: ecco come comportarsi

1 febbraio 2017 | Autore:


> Diritto e Fisco Pubblicato il 1 febbraio 2017



Breve vademecum sulla gestione delle siepi e dei confini tra fondi.

«Sempre caro mi fu quest’ermo colle e questa siepe», diceva Giacomo Leopardi. Non la pensano allo stesso modo molti condomini italiani. Le siepi, infatti, sono spesso motivo di conflitto. Da elemento divisorio, ma di abbellimento, alla fine restano solo elemento divisorio. Ed allora cerchiamo di rispondere ad alcune delle domande che riguardano questo allineamento, spesso vegetale, di cui parla il Codice civile.

A chi appartengono le siepi?

La risposta la fornisce il Codice [1], secondo cui «ogni siepe tra due fondi si presume comune ed è mantenuta a spese comuni». Si tratta quindi di una presunzione, di una ipotesi che però vale se non si dimostra che sia vero il contrario. Come si dimostra il contrario? Con qualsiasi prova. La più importante è quella scritta. Ma ci sono altri elementi che possono scardinare la presunzione che la siepe sia di proprietà comune:

  • se questa si trova non al confine tra i fondi, ma all’interno di uno di essi;
  • «salvo che – come dice il Codice – vi sia un termine di confine».

Chiariamo l’espressione «termine di confine». Si tratta di un elemento netto. Ad esempio, un muretto. Quindi, se sul confine esiste un muretto divisorio oppure un albero, allora la siepe verrà considerata di proprietà della persona che possiede il terreno su cui si trova la siepe. Ne consegue che la gestione e le relative spese toccheranno a quest’ultimo.

Quale differenza tra siepe naturale e siepe artificiale?

Questo titolo potrebbe sembrare banale. È normale che una siepe naturale sia quella costituita da piante, mentre quella artificiale è realizzata con materiali sintetici o, comunque, non da piante. Ma ai fini legali questa distinzione ci può aiutare a risolvere il problema della «presunzione» di cui abbiamo parlato qualche riga più su. Infatti, se una siepe è artificiale o, in altri termini, morta, è pacifico pensare che appartenga a qualcuno. E, quindi, se appartiene a qualcuno non può essere soggetta a manutenzione o spese comuni.

Posso aprire un varco nella siepe condominiale?

Se fino ad ora abbiamo fatto ricorso al Codice civile, per rispondere a questa domanda ci rifacciamo ad una sentenza [2] della Corte di Cassazione. La risposta è secca: sì, si può aprire un varco nella siepe condominiale se questa confina con un’area pubblica.

Vediamo il perché e ritorniamo ancora una volta sulle pagine del Codice civile [3] secondo cui «ciascun partecipante può servirsi della cosa comune». Ed allora, dicono i giudici di Cassazione «il singolo condomino può apportare alla cosa comune le modificazioni del caso, sempre sul presupposto che l’utilità, che il condomino intenda ricavare dall’uso della parte comune, non sia in contrasto con la specifica destinazione della medesima [4] o, a maggior ragione, che essa non perda la sua normale ed originaria destinazione [5]».

 

Quale distanza tra le siepi?

In questo caso possiamo rispondere con il titolo di una canzone: «Dipende». Da che dipende? Dalla normativa di riferimento. Infatti il codice rimanda ai regolamenti e, in mancanza, agli usi locali. Quindi ogni Comune dovrebbe avere il proprio regolamento ed è a questo ente, o alla Camera di commercio provinciale, che bisogna ricorrere per conoscere queste misure. In mancanza di questi riferimenti allora ci possiamo rifare al Codice Civile.

note

[1] Art. 898 Cod. civ.

[2] Cass. sent. n. 11445/3 giugno 2015

[3] Art. 1102 Cod. Civ.

[4] Cass. sent. n. 12310/11

[5] Cass. sent. n. 1062/11

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