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Lo sai che? Esiste una soglia legale degli odori e della puzza?

Lo sai che? Pubblicato il 19 gennaio 2017

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> Lo sai che? Pubblicato il 19 gennaio 2017

Per la Cassazione, se anche la legge prevede delle soglie per i fumi, gli odori da questi prodotti devono essere valutati sulla base dei fatti e della loro tollerabilità concreta.

Ad emettere odori molesti si rischia il penale: scatta infatti il reato di getto di cose pericolose per chi emette fumi, anche se al di sotto dei limiti di legge, se questi hanno un cattivo odore, fastidioso per chi abita lì vicino. È quanto chiarito dalla Cassazione con una recente sentenza [1].

Non esistono soglie legali per gli odori e la puzza: sarebbe altrimenti difficilissimo stabilire se un’esalazione olfattiva possa rientrare o meno in determinati limiti. Bisogna affidarsi a un criterio medio, sulla base di quello che avverte il naso di una persona comune. Secondo la Suprema Corte, quindi, anche se un impianto ha ottenuto l’autorizzazione da parte della pubblica amministrazione, questo non esclude che possa provocare molestie olfattive. Una cosa infatti sono i fumi, che possono essere controllati e misurati entro standard legali, un’altra invece gli odori da questi prodotti, non esistendo una normativa statale che preveda disposizione specifiche e valori in materia di odori.

Del resto, prosegue la Corte, «l’attività autorizzata potrebbe essere in ogni caso realizzata con modalità tali da garantire, grazie all’adozione di puntuali accorgimenti tecnici, il mancato prodursi di emissioni moleste o fastidiose».

La Cassazione conclude in questi termini: mancando una normativa di legge sulle soglie degli odori molesti, «il parametro alla stregua del quale valutare la legittimità dell’emissione deve essere individuato nel criterio della “stretta tollerabilità”, attesa la inidoneità di quello della “normale tollerabilità” previsto dal codice civile [2] ad assicurare una protezione adeguata all’ambiente ed alla salute umana».

note

[1] Cass. sent. n. 2240/2017.

[2] Art. 844 cod. civ.


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