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Come opporsi alle dimissioni da case di cura private

10 febbraio 2017 | Autore:


> Diritto e Fisco Pubblicato il 10 febbraio 2017



Il Ssn è obbligato a curare tutte le persone malate, giovani o anziane, con patologie acute o croniche, guaribili o inguaribili, autosufficienti o no. Come opporsi alle dimissioni forzate?

 

Malati cronici non autosufficienti: i doveri del Ssn

Il Servizio Sanitario Nazionale è obbligato, in base alle leggi vigenti, a curare tutte le persone malate, siano esse giovani o adulte o anziane, colpite da patologie acute o croniche, guaribili o inguaribili, autosufficienti o non autosufficienti. In tali categorie rientrano a pieno titolo quelle malate di Alzheimer o di patologie analoghe. La legge prevede, inoltre, che i congiunti dei malati non sono obbligati a svolgere le attività di competenza del Ssn e, quindi, non hanno alcun obbligo giuridico di sostituirsi alla sanità.

Quanto detto comporta che, da un punto di vista giuridico, accettare le dimissioni da ospedali e da case di cura private convenzionate di una persona cronica non autosufficiente incapace di programmare il proprio futuro significa sottrarre volontariamente il paziente dalle competenze del Ssn e assumere tutte le relative responsabilità, comprese quelle penali, e gli oneri economici conseguenti alle cure che devono essere fornite al malato.

Malati cronici non autosufficienti: dimissioni forzate

Non è tutto: nei casi in cui le persone malate, compresi gli anziani non autosufficienti ed i malati di Alzheimer, siano ricoverati presso ospedali o case di cura private convenzionate, gli stessi degenti (se in grado di esprimersi) o, in caso contrario, i loro congiunti, possono rifiutare le dimissioni se permane lo stato di malattia acuta o cronica con o senza autosufficienza. Ma come fare?

Partiamo col dire che chi vuole impedire le dimissioni deve essere molto deciso e deve chiedere una risposta scritta. A tal fine si deve sempre o inviare lettere raccomandate con ricevuta di ritorno o telegrammi (il fax non va bene perché si ha la prova di averlo spedito ma non quella che sia stato ricevuto). Se si hanno degli incontri con medici, assistenti sociali o altri operatori, è consigliabile non assumere mai impegni verbali o scritti e, subito dopo ogni incontro, è opportuno inviare un telegramma con scritto: «A seguito dell’incontro di ieri, di cui ringrazio, confermo la mia opposizione alle dimissioni come ho chiesto nelle raccomandate da me inviate in data …  di cui attendo risposta scritta».

Dimissioni forzate: come opporsi?

Ma cosa scrivere nella raccomandata? Occorre sicuramente specificare i motivi che giustificano la permanenza in cura del malato. Ad esempio, perché:

  • il paziente è così gravemente malato da essere anche totalmente non autosufficiente. Necessita, pertanto, delle indifferibili prestazioni mediche, infermieristiche e socio-sanitarie (somministrazione e verifica dell’assunzione dei farmaci, alimentazione, igiene personale, ecc…) volte ad evitare l’altrimenti inevitabile decesso nel giro di breve tempo. È bene, in questo caso, aggiungere un certificato medico recente;
  • chi scrive la raccomandata non è in grado di assicurare le necessarie cure al proprio congiunto, anche perché assolutamente sprovvisto delle occorrenti competenze sanitarie, e non intende assumere oneri di competenza delle Asl;
  • non vi sono leggi che obbligano i congiunti a fornire prestazioni sanitarie ai loro familiari [1].

Il tutto facendo presente che le cure sanitarie, comprese quelle ospedaliere, sono dovute anche agli anziani cronici non autosufficienti in base alla legge [2] secondo cui il Ssn deve assicurare la diagnosi e la cura degli eventi morbosi quali che ne siano le cause, la fenomenologia e la durata e deve provvedere alla tutela della salute degli anziani, anche al fine di prevenire e di rimuovere le condizioni che possono concorrere alla loro emarginazione.

A tal proposito si tenga conto che tra le prestazioni di assistenza sanitaria garantite dal Ssn sono compresi gli interventi di riabilitazione e di lungodegenza.

Si tenga comunque conto che le persone a cui si indirizzano le lettere di cui sopra faranno il possibile per non rispondere per iscritto in modo da non assumere impegni ed evitare eventuali questioni con l’autorità giudiziaria. Ecco perché chi vuole impedire le dimissioni deve essere molto deciso e deve chiedere una risposta scritta.

Malati cronici non autosufficienti: cosa sapere prima delle dimissioni?

I malati cronici hanno diritto al ricovero presso ospedali e case di cura private convenzionate sempre a titolo gratuito, mentre i trasferimenti da una struttura all’altra devono essere fatti a cura e spese del Ssn.

Quasi sempre, il personale delle Asl o dei Comuni propone il ricovero degli anziani cronici non autosufficienti e dei malati di Alzheimer presso Rsa (Residenze Sanitarie Assistenziali), case protette o altre strutture analoghe: sono strutture del settore socio-sanitario, il cui accesso è vincolato dal parere favorevole rilasciato dalle Uvg (Unità valutative geriatriche) che sono commissioni istituite dalle Asl. Ottenuto il loro parere favorevole, il malato viene inserito in liste di attesa e può aspettare anche uno o più anni prima di essere ammesso in una Rsa. Nel frattempo, se si accettano le dimissioni, la persona che le ha accolte deve provvedere a curare il malato con i mezzi economici del malato stesso e, se essi non sono sufficienti, con le proprie risorse, sia a domicilio che presso Rsa. In quest’ultimo caso, la retta è interamente a carico del malato e di chi ha accettato le dimissioni: può arrivare anche a 3.000-3.200 euro al mese.


Fac-simile

Lettera per opporsi alle dimissioni dagli ospedali e dalle case di cura private convenzionate

Egr. Direttore Generale Asl…(vedere nota 1)

Egr. Direttore Generale Asl……

Egr. Direttore Sanitario

Egr. Sig. Sindaco (o Presidente del Consorzio)

E per conoscenza a:

– Assessore alla sanità della Regione…

– Difensore civico della Regione…

Oggetto: OPPOSIZIONE ALLE DIMISSIONI

…l…sottoscritt…  abitante in … Via… n…. visto l’articolo 41 della legge 12 febbraio 1968 n. 132 che prevede il ricorso contro le dimissioni,

e tenuto conto che l’articolo 4 della legge 23 ottobre 1985 n. 595 e l’articolo 14, n. 5 del decreto legislativo 30 dicembre 1992 n. 502 consentono ai cittadini di presentare osservazioni e opposizioni in materia di sanità, CHIEDE che ..l… propri…

(nome e cognome)… abitante in…Via… n…. , attualmente ricoverat… e curat… presso…,

NON venga dimess___, oppure che venga trasferit___ in un altro reparto della stessa struttura o in altra struttura sanitaria o socio-sanitaria per i seguenti MOTIVI:

1)   il paziente non è in grado di programmare il proprio presente e il proprio futuro ed è così gravemente malato da essere anche totalmente non autosufficiente. Necessita pertanto delle indifferibili prestazioni mediche, infermieristiche e socio-sanitarie (somministrazione e verifica dell’assunzione dei farmaci, alimentazione, igiene personale ecc.) volte ad evitare l’altrimenti inevitabile decesso nel giro di breve tempo. [Se possibile aggiungere un certificato medico recente che deve riportare anche la seguente frase: “Le prestazioni sanitarie nei confronti del paziente risultano pertanto  indifferibili in relazione al quadro clinico e patologico riscontrato”. Per ulteriori chiarimenti vedere la nota 4];

2)   l__ scrivente non è in grado di assicurare le necessarie cure al proprio congiunto, anche perché assolutamente sprovvisto delle occorrenti competenze sanitarie, e non intende assumere oneri di competenza delle Asl;

3)   non vi sono leggi che obbligano i congiunti a fornire prestazioni sanitarie ai loro familiari.

Al riguardo si ricorda che l’articolo 23 della Costituzione è così redatto: «Nessuna prestazione personale o patrimoniale può essere imposta se non in base alla legge».

Fa presente che le cure sanitarie, comprese quelle ospedaliere, sono dovute anche agli anziani cronici non autosufficienti ai sensi della legge 23 dicembre 1978 n. 833 il cui articolo 2 stabilisce che il Servizio sanitario nazionale deve assicurare «la diagnosi e la cura degli eventi morbosi quali che ne siano le cause, la fenomenologia e la durata» e deve altresì provvedere «alla tutela della salute degli anziani, anche al fine di prevenire e di rimuovere le condizioni che possono concorrere alla loro emarginazione». Inoltre l’articolo 1 della stessa legge 833/1978 sanciva e sancisce che il Servizio sanitario nazionale deve garantire le prestazioni domiciliari, semiresidenziali e residenziali «senza distinzioni di condizioni individuali o sociali e secondo modalità che assicurino l’uguaglianza dei cittadini nei confronti del Servizio» sanitario nazionale.

Per quanto concerne il decreto del Presidente del Consiglio dei Ministri 29 novembre 2001, diventato legge ai sensi dell’art. 54 della legge 289/2002 (Finanziaria 2003), lo scrivente rileva che fra «le prestazioni di assistenza sanitaria garantite dal Servizio sanitario nazionale» sono compresi gli interventi di riabilitazione e di lungodegenza, nonché quelli relativi alle «attività sanitarie e socio-sanitarie rivolte alle persone anziane non autosufficienti» e che l’esigibilità dei diritti sanciti dai Lea è stata riconosciuta anche dalla Risoluzione n. 8-00191 approvata all’unanimità l’11 luglio 2012 dalla Commissione Affari sociali della Camera dei Deputati.

Evidenzia che nella sentenza n. 36/2013 la Corte costituzionale ha precisato che «l’attività sanitaria e socio-sanitaria a favore di anziani non autosufficienti è elencata tra i livelli essenziali di assistenza sanitaria dal decreto del Presidente del Consiglio dei Ministri 29 novembre 2001». Nella stessa sentenza la Corte costituzionale ha definito non autosufficienti le «persone anziane o disabili che non possono provvedere alla cura della propria persona e mantenere una normale vita di relazione senza l’aiuto determinante di altri».

Rileva altresì che nella circolare del 4 marzo 2014 il Direttore della sanità della Regione Piemonte ha evidenziato la necessità che la Regione «garantisca ai cittadini il cosiddetto “percorso di continuità assistenziale” attraverso la presa in carico del paziente da parte delle Aziende sanitarie locali di residenza dell’assistito e degli Enti gestori delle funzioni socio-assistenziali competenti» evidenziando che «il compito di governare il percorso di continuità assistenziale sia in capo all’Asl competente per territorio e non ai parenti dei pazienti ovvero alla struttura di ricovero che costituisce una delle tappe di tale percorso».

L’Ordine dei Medici della Provincia di Torino nel documento del 6 luglio 2015 ha chiesto agli Organi istituzionali della Regione Piemonte «di predisporre urgenti provvedimenti per assicurare concretamente agli anziani malati cronici non autosufficienti e alle persone con demenza senile le necessarie prestazioni sanitarie e socio-sanitarie indifferibili e per l’abbattimento delle attuali liste di attesa riguardanti le prestazioni domiciliari e residenziali».

Il Difensore civico della Regione Piemonte ha più volte sottolineato la necessità dell’attuazione del diritto alla continuità terapeutica degli anziani malati cronici non autosufficienti e delle persone con demenza senile. Si vedano ad esempio le note del 14 maggio e del 9 ottobre 2012 e del 28 marzo 2013 nonché le relazioni annuali presentate dal Difensore civico al Consiglio regionale del Piemonte.

A sua volta il Difensore civico della Regione Lazio, Dott. Felice Maria Filocamo, nella lettera del 21 novembre 2014, n. 0016981 ha precisato che «il principio di continuità assistenziale è diretta applicazione del diritto alla salute ex articolo 32 della Costituzione» e che «il diritto ai trattamenti sanitari è tutelato come diritto fondamentale nel suo nucleo irrinunciabile del diritto alla salute, protetto dalla Costituzione come ambito inviolabile della dignità umana, il quale impone di evitare il formarsi di situazioni prive di tutela, che possono appunto pregiudicare l’attuazione (cfr. Corte costituzionale n. 432 del 2005 e n. 233 del 2003)».

Ciò premesso, ne consegue che il Servizio sanitario nazionale deve erogare le occorrenti prestazioni anche alle persone non autosufficienti la cui condizione di estrema malattia non consente loro di svolgere le più elementari funzioni vitali (e quindi di indicare la fenomenologia, l’intensità, la localizzazione e tutte le altre caratteristiche, non solo dei dolori di cui soffrono ma anche relative al soddisfacimento delle loro più elementari esigenze vitali, provvedere all’assunzione di medicinali e/o delle necessarie terapie, alla alimentazione/idratazione, all’igiene, alla mobilizzazione…) senza l’aiuto determinante di altri, in mancanza dei quali i malati sono destinati ad aggravarsi e morire in brevissimo tempo. Ne consegue che questi infermi sono in una situazione non solo di urgenza, ma di assoluta e continua emergenza.

  • (La parte seguente è da compilare qualora si intenda curare a domicilio il congiunto. In questo caso cancellare la parte più sotto relativa al ricovero in Rsa)

L__ scrivente è disponibile a provvedere alle cure domiciliari del proprio congiunto a condizione che (vedere nota 3):

1) l’Asl:

– garantisca per iscritto le prestazioni domiciliari del medico di base e, occorrendo, dell’infermiere e del riabilitatore;

– assicuri gli interventi di emergenza nel caso in cui lo scrivente non sia più in grado di provvedere, nonché qualora insorgano gravi esigenze del malato;

– fornisca allo scrivente un adeguato rimborso delle spese vive sostenute, il cui importo venga precisato prima delle dimissioni;

– provveda a sua cura e spese al trasferimento del malato al domicilio di … via… n….;

2) il Comune (o il Consorzio di Comuni) integri l’importo versato allo scrivente sulla base delle proprie deliberazioni, comunicando il relativo importo prima delle dimissioni;

3) Al riguardo l__ scrivente sottolinea l’importanza del documento “Impegni sottoscritti dall’Asl To3 e dal Cisap con il figlio per la cura a domicilio della madre non autosufficiente” (cfr. Prospettive assistenziali n. 169, gennaio-marzo 2010, presente su www.fondazionepromozionesociale.it) e chiede che analoga iniziativa venga assunta dall’Asl… e dal Comune di…

– (La parte seguente è da compilare qualora si richieda il ricovero presso una Rsa. In questo caso  cancellare la parte più sopra relativa al domicilio).

L__ scrivente è disponibile ad accettare il trasferimento del proprio congiunto presso una Rsa (Residenza sanitaria assistenziale) a condizione che (vedere nota 3):

–  detto ricovero sia definitivo;

–  la struttura sia situata preferibilmente…;

–  il trasferimento venga effettuato a cura e spese dell’Asl;

–  la quota della retta alberghiera a carico del__ ricoverat_ sia corrisposta in base alla normativa vigente;

–  la quota suddetta sia comprensiva di tutte le prestazioni alberghiere e socio-assistenziali, comprese quelle occorrenti per i soggetti non autosufficienti: igiene personale, mobilizzazione, imboccamento, ecc.

– l’integrazione della quota di retta alberghiera non corrisposta dal/dalla ricoverat_ venga versata dall’Ente gestore socio-assistenziale a partire dalla data del ricovero in Rsa del/della paziente.

L__ scrivente si impegna di continuare a fornire al proprio congiunto tutto il possibile sostegno materiale e morale compatibilmente con i propri impegni familiari e di lavoro. Chiede pertanto che, nel caso di trasferimento in altre strutture, non venga allontanato dalla città di…

Lo scrivente chiede al Difensore civico di intervenire per l’ottenimento di quanto richiesto con la presente.

L__ scrivente richiede l’applicazione delle norme sul consenso informato.

Inoltre, ai sensi e per gli effetti della legge 7 agosto 1990 n. 241, chiede che gli venga inviata una risposta scritta e segnala che non terrà conto delle eventuali risposte verbali e telefoniche.

Ringrazia e porge distinti saluti.

Data…         Firma …


AVVERTENZE IMPORTANTI

– Per poter agire in sostituzione della persona parzialmente o totalmente incapace è necessario ottenere dall’Autorità giudiziaria la nomina urgente di un tutore/amministratore di sostegno anche provvisorio (per informazioni consultare il sito www.tutori.it)

– È necessario inoltrare l’istanza all’Unità valutativa geriatrica al fine di ottenere la certificazione di non autosufficienza del proprio congiunto. Detta certificazione è richiesta da molte Asl quale condizione indispensabile per l’accesso alle prestazioni domiciliari, semiresidenziali e residenziali.

Nota 1 – Una raccomandata A.R. va inviata al Direttore Generale dell’Asl di residenza del malato. Un’altra (se del caso) al Direttore Generale dell’Asl in cui ha sede l’ospedale o la casa di cura; nel caso in cui l’ospedale pubblico sia amministrato in modo autonomo rispetto all’Asl, la raccomandata A.R. non va indirizzata al Direttore Generale dell’Asl, ma al Direttore Generale dell’Azienda ospedaliera. Non indicare il nome ma solo la funzione.

Nota 2 – È opportuno scrivere al Sindaco (se i servizi assistenziali sono gestiti dal Comune di residenza del ricoverato) o al Presidente del Consorzio (qualora la gestione dei servizi assistenziali sia stata affidata al Consorzio) per rendere note le condizioni in base alle quali si accetta il ricovero presso Rsa e per evitare che il Comune (o il Consorzio) possa richiedere agli eredi dell’anziano malato la restituzione delle somme erogate dall’ente per integrare la parte della retta non versata dal ricoverato. Non indicare il nome ma solo la funzione.

Nota 3 – Per le prestazioni concernenti le cure domiciliari e per l’accesso alle Rsa è necessario ottenere dall’Uvg (Unità valutativa geriatrica) dell’Asl la certificazione di non autosufficienza.

Nota 4 – Facsimili orientativi del certificato medico

– Esempio per prestazioni domiciliari:  «La Signora A.B di anni … trovasi ricoverata dal … presso l’ospedale (o casa di cura) per ciclo riabilitativo successivo a frattura di femore destro, trattata chirurgicamente. In anamnesi compare una disostruzione della carotide sinistra nel 2013, un infarto miocardico acuto nel 2014, una coronaropatia trivasale, una vasculopatia cerebrale con pregressa ischemia e decadimento cognitivo, un’insufficienza renale cronica di quarto tipo, un diabete mellito in terapia insulinica, un impianto di pacemaker ed una degenerazione neurosensoriale pluriorgano (vista e udito).  Per tali patologie la paziente è stata anche riconosciuta invalida al 100% con indennità di accompagnamento. Attualmente le condizioni generali della paziente sono stabili con normalizzazione degli indici di flogosi e della crasi ematica, buon equilibrio glico-metabolico e stabilità pressoria e della funzione renale. D’altro canto il programma riabilitativo iniziale, per il recupero della motilità e della funzione deambulatoria ha dovuto essere ridimensionato per le gravi difficoltà incontrate data la scarsa collaborazione della paziente ed il grave deficit cognitivo di base. Attualmente quindi la Signora si caratterizza per una totale dipendenza nella gestione della Adl e nei passaggi posturali con impossibilità al mantenimento della stazione eretta; sussistono inoltre lievi lesioni da decubito al tallone destro ed al gluteo omolaterale. Dal punto di vista terapeutico, la Sig.ra A.B. assume giornalmente molteplici farmaci, in particolare gastroprotettori, diuretici, cardiotonici, coronaroprotettori, integratori, antiaggreganti, antigottosi, ipocolesterolemizzanti, insulina, vitamina D ed anabolizzanti. È di tutta evidenza quindi che la Signora, a causa delle molteplici e complesse patologie, può essere curata a domicilio a condizione che vengano garantiti dall’Asl gli indifferibili interventi sanitari e siano forniti al familiare, che ne consente la permanenza a domicilio, adeguati supporto in modo che possano essere assicurate alla paziente le occorrenti prestazioni e attiva vigilanza delle sue esigenze 24 ore su 24. Data…………..….. firma………………..…. ».

– Esempio per prestazioni residenziali: «La Signora A.B di anni… trovasi ricoverata dal… presso l’ospedale (o casa di cura o residenza sanitaria assistenziale) per ciclo riabilitativo successivo a frattura di femore destro, trattata chirurgicamente. In anamnesi compare una disostruzione della carotide sinistra nel 2013, un infarto miocardico acuto nel 2014, una coronaropatia trivasale, una vasculopatia cerebrale con pregressa ischemia e decadimento cognitivo, un’insufficienza renale cronica di quarto tipo, un diabete mellito in terapia insulinica, un impianto di pacemaker ed una degenerazione neurosensoriale pluriorgano (vista e udito).  Per tali patologie la paziente è stata anche riconosciuta invalida al 100% con indennità di accompagnamento. Attualmente le condizioni generali della paziente sono stabili con normalizzazione degli indici di flogosi e della crasi ematica, buon equilibrio glico-metabolico e stabilità pressoria e della funzione renale. D’altro canto il programma riabilitativo iniziale, per il recupero della motilità e della funzione deambulatoria ha dovuto essere ridimensionato per le gravi difficoltà incontrate data la scarsa collaborazione della paziente ed il grave deficit cognitivo di base. Attualmente quindi la Signora si caratterizza per una totale dipendenza nella gestione della Adl e nei passaggi posturali con impossibilità al mantenimento della stazione eretta; sussistono inoltre lievi lesioni da decubito al tallone destro ed al gluteo omolaterale. Dal punto di vista terapeutico, la Sig.ra A.B. assume giornalmente molteplici farmaci, in particolare gastroprotettori, diuretici, cardiotonici, coronaroprotettori, integratori, antiaggreganti, antigottosi, ipocolesterolemizzanti, insulina, vitamina D ed anabolizzanti. È di tutta evidenza quindi che la Signora non è in grado di essere dimessa in quanto affetta da molteplici e complesse patologie che richiedono prestazioni sanitarie e socio-sanitarie indifferibili. Data…….. firma……………. ».

Nota 5  – Ferma restando la necessità di non accettare risposte verbali o telefoniche, segnaliamo che, allo scopo di negare il vigente diritto esigibile alle cure sanitarie e socio-sanitarie degli anziani malati cronici non autosufficienti e delle persone con la malattia di Alzheimer o analoghe altre forme di demenza, vi sono operatori che non solo forniscono notizie false ma minacciano anche i congiunti – che  giustamente pretendono che ai loro familiari venga assicurata la continuità terapeutica senza alcuna interruzione –  di informare ad esempio i Carabinieri e/o la Procura della Repubblica. Al riguardo si precisa che si tratta di minacce che, pur non avendo alcun effetto, sono un reato che può essere denunciato se le parole pronunciate sono confermate da un testimone che deve essere un adulto non parente e non affine. Qualora siano state fornite false notizie, ad esempio sull’inesistente obbligo dei congiunti di provvedere alla continuazione delle cure sanitarie, è possibile richiedere i relativi danni subiti, se c’è la conferma di un testimone.

ULTERIORI RACCOMANDAZIONI

– EVENTUALI TRASFERIMENTI DA STRUTTURA A STRUTTURA SANITARIA O SOCIO-SANITARIA DEVONO ESSERE FATTI A CURA E SPESE DELL’ASL

– Attenzione che, sotto il profilo giuridico, accettare le dimissioni da ospedali e da case di cura private convenzionate di una persona cronica non autosufficiente incapace di programmare il proprio futuro, significa sottrarre volontariamente il paziente dalle competenze del servizio sanitario nazionale e assumere tutte le relative responsabilità, comprese quelle penali, nonché gli oneri economici conseguenti alle cure che devono essere fornite al malato.

– Chiedere copia del cosiddetto “Contratto di ospitalità” (abolito in Piemonte) o del regolamento della struttura (Rsa, casa protetta, ecc.) in cui verrà ricoverata la persona malata cronica non autosufficiente e, prima di firmare qualsiasi documento, telefonare alla Fondazione Promozione sociale onlus.

– Le minacce sono un reato. Si ricorda che la Sezione II della Corte di Cassazione nella sentenza 89/182005 ha stabilito che «al fine del delitto di violenza privata non è richiesta una minaccia verbale o esplicita, essendo sufficiente un qualsiasi comportamento od atteggiamento sia verso il soggetto passivo sia verso altri, idoneo a incutere timore ed a suscitare la preoccupazione di subire un danno ingiusto, onde ottenere, mediante tale intimidazione, che il soggetto passivo sia indotto a fare, tollerare od omettere qualcosa».

– Nei casi di assoluta urgenza è opportuno inviare il seguente telegramma al Direttore generale dell’Asl di residenza dell’infermo e al Direttore sanitario della struttura (ospedale o casa di cura privata convenzionata) in cui il malato è ricoverato: ««SEGNALO MIA ASSOLUTA IMPOSSIBILITÀ ACCETTARE DIMISSIONI DI [cognome e nome] GRAVEMENTE MALATO, CON ESIGENZE SOCIO-SANITARIE INDIFFERIBILI E  NON AUTOSUFFICIENTE, E [se del caso] NON CAPACE [oppure  “non sempre capace”] DI PROGRAMMARE IL PROPRIO FUTURO. SEGUE LETTERA».

– Nei casi in cui non sia possibile continuare ad assicurare le occorrenti prestazioni domiciliari, gli anziani malati cronici non autosufficienti e le persone con demenza senile devono essere accolte dal Pronto soccorso. È consigliabile essere accompagnati da un adulto non parente con funzioni di testimone. Se possibile è preferibile preannunciare il ricovero con telegramma indirizzato al Direttore sanitario dell’ospedale.

note

[1] Al riguardo si ricorda che l’articolo 23 della Costituzione è così redatto: «Nessuna prestazione personale o patrimoniale può essere imposta se non in base alla legge».

[2] Ai sensi dell’art. 2 l. n. 833 del 23.12.1978.

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