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Lesione della legittima: che fare?

10 febbraio 2017


Lesione della legittima: che fare?

> Diritto e Fisco Pubblicato il 10 febbraio 2017



Mia madre è rimasta vedova in seconde nozze, unici eredi lei (usufruttuaria di tutti gli immobili) e il mio fratellastro. Il  testamento è olografo. È valido?

Il testamento non può disporre di tutti i beni dell’asse ereditario in quanto la legge assicura ai successori legittimi una quota, indisponibile per lo stesso de cuius (soggetto deceduto), detta anche quota necessaria. Per successori legittimi, o legittimari, la legge intende quei soggetti legati al testatore da un vincolo di sangue o da un rapporto di coniugio, com’è nel caso della madre del lettore.  Essi sono il coniuge, i figli e gli ascendenti [1].

In tema di quote riservate ai legittimari, l’art. 542 del codice civile prevede che se chi muore lascia, oltre al coniuge, un solo figlio, a quest’ultimo è riservato un terzo del patrimonio ed un altro terzo spetta al coniuge. Pertanto, un terzo dell’asse ereditario non potrà essere intaccato dal testamento olografo in oggetto che, così strutturato, ha leso la quota legittima della madre in quanto lo stesso poteva disporre – come quota disponibile – del solo (rimanente) terzo dell’eredità.

Per meglio chiarire, nel caso esaminato, la legge prevede:

  • 1/3 per la quota legittima della madre,
  • 1/3 per la quota legittima del fratellastro,
  • 1/3 per la quota disponibile del testatore.

In tal modo, in presenza del testamento, al fratellastro potevano (e potranno) cadere in successione i 2/3 dell’asse ereditario, mentre il restante terzo ricadrebbe (ricadrà) sulla madre.  Per determinare l’ammontare della quota di cui il defunto poteva disporre si forma una massa di tutti i beni che appartenevano al defunto al tempo della morte, detraendone i debiti; successivamente, si riuniscono fittiziamente i beni di cui sia stato disposto a titolo di donazione o testamento, secondo il loro valore determinato, e sull’asse così formato si calcola la quota di cui il defunto poteva disporre [2].

Oltre alla quota di eredità, al coniuge del defunto spetta in ogni caso il diritto di abitazione sulla casa adibita a residenza familiare e di uso sui mobili che la corredano, se di proprietà del defunto o comuni. Pertanto, il diritto di abitazione riconosciuto alla madre nel testamento non verrà conteggiato nella divisione dell’asse ereditario.

Pertanto, al fine di reintegrare la quota di legge violata dal testatore, occorrerà esercitare la cosiddetta azione di riduzione [3] volta a far dichiarare invalida la parte di testamento che ha generato la lesione stessa. Il consiglio, al fine di salvaguardare il rapporto con il figlio del de cuius, mantenendo dei rapporti quantomeno civili, è quello di risolvere la questione in maniera bonaria, magari facendo ragionare il soggetto, onde evitare dispendiose perdite di tempo e denaro. Tuttavia, se non dovesse funzionare, l’unica via rimarrebbe quella dell’azione giudiziaria per far dichiarare al giudice chiamato in causa la lesione stessa e ottenere la richiesta riduzione.

Articolo tratto da una consulenza dell’avv. Salvatore Cirilla 

note

[1] Art. 536 cod. civ.

[2] Art. 566 cod. civ.

[3] Artt. 533 e ss. cod. civ.

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