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Lo sai che? Atto di precetto: come difendersi?

Lo sai che? Pubblicato il 25 febbraio 2018

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> Lo sai che? Pubblicato il 25 febbraio 2018

Come contestare un atto di precetto già notificato e opporsi per impedire il pignoramento: la difesa del debitore.

Hai appena ricevuto un atto di precetto: te lo ha notificato il postino con la tradizionale busta verde degli atti giudiziari. Il contenuto è molto chiaro: si tratta di una intimazione che ti ha inviato una persona con cui hai un debito e che ti dà altri 10 giorni per pagare; in caso contrario avvierà l’esecuzione forzata. Vorresti sapere, a questo punto, come comportarti, se è possibile fare ricorso o, quantomeno, come allungare i tempi di un eventuale pignoramento. In questo articolo ti daremo una serie di suggerimenti su come difendersi dall’atto di precetto. Non hai bisogno, infatti, di essere un avvocato per capire cos’è un atto di precetto, come opporti e cosa è meglio fare per limitare i danni. Una cosa è certa però: devi muoverti alla svelta perché hai poco tempo per prendere una decisione. Ecco perché.

Cos’è l’atto di precetto?

Potremmo chiamare l’atto di precetto «l’ultimo avvertimento» che il creditore dà al debitore prima di iniziare l’esecuzione forzata. Si tratta di una sorta di diffida, obbligatoria per legge, con cui vengono dati altri 10 giorni per adempiere alla prestazione intimata.

Il creditore può notificare l’atto di precetto solo se è già in possesso di un titolo esecutivo, ossia di un documento che “sancisce in modo ufficiale” il proprio credito e l’entità dello stesso. Il titolo esecutivo può essere una sentenza di condanna, un decreto ingiuntivo che non è stato opposto nei 40 giorni, un assegno o una cambiale protestati o anche un contratto di mutuo stipulato davanti al notaio. Di solito il titolo esecutivo è stato notificato dal creditore prima del precetto ma nulla gli vieta di notificarlo contemporaneamente, spillandolo ad esso.

Quanto tempo ho per pagare dopo il precetto?

Il precetto ti dà 10 giorni per pagare (o, nel caso di altri tipi di obblighi, per conformarti a quanto richiesto dall’avversario). Questo però non significa che già l’undicesimo giorno arriverà l’ufficiale giudiziario visto che solo con la prova del ricevimento del precetto, l’avvocato del creditore potrà chiedere l’avvio del pignoramento. Di solito possono passare settimane. Non è neanche detto che al precetto segua sempre l’esecuzione forzata: il creditore potrebbe notificare il precetto solo per intimorire il debitore e sollecitarne l’adempimento spontaneo, senza però avere alcuna intenzione di procedere al pignoramento. Ciò ad esempio succede quando si tratta di piccole somme che non giustificano l’avvio degli atti esecutivi o quando il debitore non è titolare di beni facilmente aggredibili (si pensi a una casa inserita nel fondo patrimoniale o agli arredi in casa).

Dopo quanto tempo scade il precetto?

Dopo aver notificato il precetto, il creditore ha un termine massimo per decidere cosa fare (ossia quale tipo di pignoramento avviare): questo termine è di 90 giorni. Scaduto tale termine, il precetto diventa inefficace e l’eventuale pignoramento sarebbe nullo. Se quindi dovessi subire gli atti esecutivi dopo 90 giorni da quanto ti è stato consegnato il precetto puoi presentare opposizione.

Il fatto che il precetto sia scaduto, però, non vieta al creditore di notificarne un altro, e poi un altro ancora, e così all’infinito. Ogni atto di precetto, peraltro, ha l’effetto di interrompere i termini di prescrizione del credito.

Ci si può opporre al precetto?

In teoria si può presentare opposizione all’atto di precetto sia per motivi di sostanza (ossia l’esistenza del diritto di credito) che di forma (irregolarità di procedura commesse dal creditore). Su tali aspetti dovrai consultarti con il tuo avvocato, ma mi preme spiegarti prima alcune questioni molto importanti.

Se il titolo esecutivo – ossia l’atto che sancisce il credito – è una sentenza di primo grado o di secondo, non è contro il precetto che devi presentare opposizione ma contro la sentenza stessa, impugnandola rispettivamente in appello o in Cassazione e sempre che i termini non siano ancora scaduti.

Se invece il titolo esecutivo è un decreto ingiuntivo non opposto o una sentenza  divenuta definitiva (perché i termini per l’impugnazione sono scaduti o perché la causa è stata decisa anche dalla Cassazione), non puoi più contestare il diritto della controparte e non ti resta che verificare se vi sono solo dei motivi di tipo formale; diversamente non ti resta che pagare o subire l’esecuzione forzata.

Se invece il titolo esecutivo è una cambiale, un assegno o un contratto di mutuo puoi sempre contestare il diritto del creditore visto che non c’è ancora stata una causa che ne abbia giudicato la fondatezza. In questo caso quindi puoi presentare un’opposizione sia in merito a eventuali vizi formali che all’esistenza del credito stesso.

Quanti tipi di opposizione esistono?

Alla luce di quanto abbiamo appena detto, puoi ora sapere che esistono due tipi di opposizione al precetto

  • quella per motivi sostanziali, con cui si mette in discussione il fondamento e le ragioni del diritto del creditore (come abbiamo detto non è possibile in caso di sentenza divenuta ormai definitiva). È la cosiddetta opposizione all’esecuzione e non ci sono termini di scadenza per presentare il ricorso (salvo che il pignoramento si sia ormai concluso con l’espropriazione dei beni del debitore). Ad esempio, se hai ricevuto un precetto da una banca per un mutuo non pagato puoi sempre contestare il calcolo degli interessi e l’ammontare del debito o la nullità del contratto di mutuo senza limiti di tempo;
  • quella per motivi formali, in cui si mette in discussione solo il rispetto delle regole di procedura civile (come nel caso di notifica fatta a un soggetto diverso dal debitore, di mancato rispetto dei termini, ecc.). Si parla di opposizione agli atti esecutivi e va fatta necessariamente entro 20 giorni da quando si è ricevuto l’atto.

Posso presentare una richiesta di accordo col creditore?

Il fatto di aver ricevuto un atto di precetto non ti impedisce di trovare un accordo con il creditore e di chiudere la questione in via transattiva, magari con un saldo e stralcio. Sarà bene che ti rivolga al tuo avvocato affinché contatti il difensore della controparte, ma in teoria potresti fare tutto da solo, sebbene non sia consigliabile per i risvolti formali che la questione comporta.

Chiaramente l’accordo sarà più facilmente raggiungibile quanto più le condizioni offerte alla controparte siano ragionevoli. Sul piatto della bilancia potrai mettere l’eventuale difficoltà per il creditore nel pignorare i beni del debitore e i tempi che saranno necessari (oltreché i costi della procedura). Se il creditore ha però un’ipoteca sulla tua casa o su qualsiasi altro immobile difficilmente accetterà una soluzione bonaria, a meno che l’immobile sia difficilmente vendibile. Se hai un conto corrente attivo il creditore potrebbe già esserne a conoscenza grazie a una verifica tramite l’anagrafe tributaria, un database accessibile a chiunque abbia in mano un titolo esecutivo.

Che succede se non pago dopo il precetto?

Come detto, il creditore può avviare l’esecuzione forzata e il pignoramento non prima però di 10 giorni e non oltre 90. Potrà pignorare tutti i tuoi beni.

 


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2 Commenti

  1. se il decreto ingiuntivo non è stato opposto ed è esecutivo l’intimato deve pagare. ogni considerazione nel merito (compresa eventuale prescrizione del diritto) doveva essere sollevata in sede di opposizione al decreto ingiuntivo.

  2. Buonasera, può aver valore di titolo esecutivo un conto scritto su carta bianca da un professionista che erroneamente ha inserito 2 volte iva e CPA poi ha fatto firmare al cliente che si fidava di lui?
    in più questo professionista non ha mai emesso fatture nell’arco di 9 anni e quindi non ha mai pagato iva o altro sulle somme ricevute, ma invia al cliente una raccomandata chiedendo il totale comprensivo di “errori” e iva mai corrisposta allo stato – Il titolo che ha in mano questo professionista, quale valore ha? ringrazio

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