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Lo sai che? Turismo: sì al risarcimento da vacanza rovinata

Lo sai che? Pubblicato il 19 ottobre 2011

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> Lo sai che? Pubblicato il 19 ottobre 2011

Il nuovo codice del turismo riconosce definitivamente il diritto al risarcimento del danno da vacanza rovinata.

Se vi hanno promesso un albergo impeccabile e invece avete soggiornato in una bettola; se le condizioni di viaggio sono cambiate in poco tempo, incidendo negativamente sulla vostra vacanza; se le prestazioni sono state totalmente diverse da quelle che vi erano state promesse, allora avete subìto un danno morale da vacanza rovinata e potete chiedere il risarcimento.

È quanto stabilisce l’articolo 47 del neonato codice del turismo [1], che codifica una situazione già riconosciuta da giurisprudenza e dottrina, ma finora mai supportata da una valida base normativa.

Il danno morale da vacanza rovinata è quel danno non patrimoniale subìto dal turista quando, in occasione di un viaggio organizzato da una agenzia, non abbia potuto godere di svago, piacere e riposo come invece gli era stato contrattualmente promesso.

Esso consiste in un palese turbamento psicologico per il viaggiatore che si trova a dover ingiustamente vivere una situazione diversa da quella che (sia sotto un aspetto qualitativo che quantitativo) gli era stata garantita (per es. lo smarrimento del bagaglio, l’annullamento di un volo, ecc.). Queste ipotesi riescono a degradare il viaggio, creando un disagio psico-fisico degno di tutela giudiziaria.

La nostra giurisprudenza [2], già prima del codice del turismo, aveva definito il danno in commento come emotional distress, qualificandolo come il pregiudizio morale “collegato alla delusione e allo stress” per “non aver potuto godere appieno dei benefici della vacanza”. Gli stessi concetti elaborati dai giudici oggi trovano finalmente posto all’interno del codice del turismo. Il danno da vacanza rovinata, dunque, consiste nell’impedimento alla possibilità di vivere giorni di relax finalizzati al miglioramento delle proprie potenzialità psico-fisiche.

Il consumatore ha la possibilità di chiedere due tipi di risarcimento. Il primo è per l’eventuale danno patrimoniale derivante dal mancato godimento dei servizi acquistati (danno quantificabile con le spese sostenute per ovviare al disguido e il prezzo corrisposto per un servizio mai erogato). Il secondo è quello per il danno morale alla persona, correlato al tempo di vacanza inutilmente trascorso ed all’irripetibilità dell’occasione perduta (rappresentato dalle delusioni e dalle preoccupazioni per il mancato godimento della vacanza, intesa quale periodo di vera e propria evasione dalla realtà quotidiana).

Tale tutela risarcitoria, però, non può essere invocata per qualsiasi tipo di disagio o inconveniente di viaggio, perché solo il danno non irrilevante [3] può essere risarcito. Rimangono quindi fuori tutti quegli inadempimenti che, avuto riguardo dell’interesse della parte, appaiano di scarsa importanza (non sarà risarcibile, per esempio, il fatto di aver trovato nell’hotel un piatto doccia piuttosto che una vasca da bagno).

La tutela, inoltre, è applicabile solo alle prestazioni che formano oggetto del c.d. “pacchetto turistico” e che quindi abbiano a oggetto i viaggi, le vacanze, i circuiti “tutto compreso” e le crociere turistiche.

Ogni inadempimento nell’esecuzione del contratto deve essere contestato dal turista senza ritardo già nel luogo di villeggiatura, per consentire all’organizzatore, al suo rappresentante locale o all’accompagnatore di porre subito rimedio, se possibile, agli inconvenienti.

Il turista, tuttavia, una volta tornato a casa, deve inviare, entro dieci giorni lavorativi dalla data del rientro, una lettera di reclamo con raccomandata a.r. (o qualsiasi altro mezzo di comunicazione che garantisca la prova dell’avvenuto ricevimento) all’organizzatore o all’intermediario [4].

Il ricorso al giudice può essere esercitato: entro tre anni dal ritorno, nel caso di danni alla persona; entro un anno, se si tratta di altro tipo di danni.

La liquidazione del danno non provato nel suo ammontare può avvenire (in mancanza di elementi per ancorare la quantificazione a una cifra precisa) in via equitativa. In tal caso, il giudice determinerà la somma secondo quanto avrà ritenuto di giustizia.

A ciò si aggiunga che, recentemente, la Corte di Giustizia della Comunità Europea [5] ha riconosciuto la risarcibilità del danno morale e materiale del passeggero che resti a terra per il volo cancellato. L’indennizzo spetta anche a chi, pur imbarcato, è costretto a tornare alla base per un problema di partenza.

Secondo l’interpretazione della Corte, infatti, la tutela contro la “cancellazione” del volo deve essere data ogni volta che il volo sia partito, ma non abbia raggiunto la destinazione. O anche nei casi in cui il viaggiatore sia stato “dirottato” su altro volo in un tempo diverso rispetto a quello inizialmente programmato.

di NICOLA POSTERARO

note

[1] Allegato al Decreto Legislativo n° 79 del maggio 2011 e in vigore dal 21 Giugno dello stesso anno.

[2] Cfr. Cassazione, sent. n. 10651/2008. La Corte di Giustizia delle comunità europee con una sentenza del 2002, ha affermato che il consumatore ha diritto al risarcimento del danno morale derivante da inadempimento o da cattiva esecuzione delle prestazioni fornite in occasione d’un viaggio “tutto compreso”.

[3] Ai sensi dell’articolo 1455 del codice civile.

[4] L’articolo 48 dello stesso codice stabilisce il diritto di surrogazione dell’organizzatore e dell’intermediario: essi, risarcito il danno subentrano, nei limiti del risarcimento corrisposto, in tutti i diritti che il turista risarcito vanta verso i terzi responsabili e possono rivalersi nei loro confronti.

[5] Sentenza 13 ottobre 2011 – Cuasa C-83/10.


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