Professionisti Se manca l’acqua il Comune è responsabile?

Professionisti Pubblicato il 21 gennaio 2017

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Un Comune può essere chiamato a rispondere, ai sensi dell’art. 2051 c.c., dei danni da interruzione del servizio di distribuzione dell’acqua quando il guasto sia stato causato da un terzo e le tubazioni interrate al di sotto della strada comunale non siano di sua proprietà?

Il caso è stato sottoposto all’esame della Suprema Corte. Questi i dati fattuali: 1) i tubi sotterranei per la distribuzione dell’acqua erano stati danneggiati a causa di negligenze da parte di una società appaltatrice dei lavori per conto dell’ENEL s.p.a.; 2) la proprietà di tali tubi era di un consorzio rimasto sempre estraneo al giudizio; 3) la strada nel cui sottosuolo si era verificato il fatto generatore di danno era comunale.

Ciò premesso, il Comune convenuto veniva condannato in primo grado in solido con la ditta appaltatrice che aveva effettuato gli scavi, nel corso dei quali erano state danneggiate le tubature idriche, domanda per contro respinta in appello, almeno nei confronti del Comune. Adita la Cassazione, il giudice di legittimità ha preliminarmente evidenziato che la responsabilità solidale dell’ente territoriale per il mancato approvvigionamento idrico conseguente alla rottura delle tubazioni sotterranee di adduzione dell’acqua avrebbe potuto essere affermata soltanto riconoscendo la sussistenza a suo carico di un generico obbligo di custodia derivante dalla proprietà della strada.

Tuttavia, ad avviso della S.C., tale ultima affermazione non risponde né ai criteri elaborati dalla giurisprudenza di legittimità sull’art. 2051 cod. civ. né al concreto atteggiarsi dei rapporti nella vicenda in esame.

Invero, in riferimento all’art. 2051 cod. civ., la Suprema Corte ha ribadito in più occasioni il carattere oggettivo di tale responsabilità, la quale si configura in base alla sola esistenza di un nesso causale tra la cosa in custodia e il danno, salva l’esclusione derivante dal caso fortuito (cfr. Cass., 19 febbraio 2008, n. 4279; Cass. 19 maggio 2011, n. 11016). Tali principi hanno ricevuto applicazione anche in riferimento alla custodia dei beni demaniali, fra i quali le strade; si è detto, a questo proposito, che l’ente proprietario di una strada aperta al pubblico transito si presume responsabile dei sinistri riconducibili alle situazioni di pericolo connesse alla struttura o alle pertinenze della strada stessa, salvo il fortuito (Cass., 20 novembre 2009, n. 24529; Cass. 18 ottobre 2011, n. 21508); e si è pure chiarito che, in riferimento alle autostrade, attesa la loro natura destinata alla percorrenza veloce in condizioni di sicurezza, è configurabile, in genere, l’esistenza di un rapporto di custodia (Cass. 6 luglio 2006, n. 15383; Cass., 19 maggio 2011, n. 11016  cit.).

Nel caso specifico, però, gli enunciati principi non sono applicabili, perché manca il presupposto stesso della custodia; il danno non è stato  determinato  da  un  fenomeno riguardante la strada in sè (presenza di fango, brecciolino, attraversamento di animali et similia), bensì è da ricondurre all’azione di un terzo (l’appaltatore) su un oggetto (i tubi di adduzione dell’acqua) collocato nel sottosuolo e non di proprietà del Comune, in esecuzione di lavori non riconducibili in alcun modo all’iniziativa del Comune stesso.

Conforme: Cass., 8 giugno 2012, n. 9309

«L’amministrazione comunale non può essere chiamata a rispondere, ai sensi dell’art. 2051 cod. civ., dei danni da interruzione del servizio di distribuzione dell’acqua, quando il guasto sia stato causato da un terzo, e le tubazioni non siano di proprietà del Comune. In tal caso, infatti, mancano i presupposti stessi della responsabilità del custode, ed a nulla rileva che le tubazioni danneggiate si trovassero interrate al di sotto di una strada comunale».

La risposta è negativa: l’amministrazione comunale non può essere chiamata a rispondere, ai sensi dell’art. 2051 cod. civ., dei danni da interruzione del servizio di distribuzione dell’acqua, quando il guasto sia stato causato da un terzo, e le tubazioni non siano di proprietà del Comune. In tal caso, infatti, mancano i presupposti stessi della responsabilità del custode, ed a nulla rileva che le tubazioni danneggiate si trovino interrate al di sotto di una strada comunale (Cass., 8 giugno 2012, n. 9309).


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1 Commento

  1. Nel mio caso, a Reggio Calabria, l’acqua viene interrotta dal Comune e ci ritroviamo spesso, quasi sempre nel periodo estivo, in gravi disagi. In questo caso è responsabile l’amministrazione comunale?

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