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Responsabilità per esalazioni tossiche dal riscaldamento

21 gennaio 2017 | Autore:


> L’esperto Pubblicato il 21 gennaio 2017



Chi è responsabile nel caso di lesioni personali da esalazioni tossiche di un impianto di riscaldamento montato in un appartamento, ma non ancora consegnato e collaudato?

Va premesso che il caso è stato sottoposto all’esame del Tribunale di Frosinone, adito dallo stesso committente e dalla moglie che assumevano di aver subito danni fisici e materiali oltre che morali a causa del malfunzionamento di un impianto di riscaldamento installato e consegnato dai convenuti, da cui sarebbero scaturite esalazioni nocive notturne nonostante l’intervenuto spegnimento dello stesso. Gli appaltatori si costituivano eccependo che il suddetto impianto non era stato completato e che la mancanza del foro di aerazione era stata segnalata all’attore ed a suo fratello il giorno precedente all’accensione dello stesso da parte di quest’ultimo; spiegavano inoltre domanda riconvenzionale per il pagamento del saldo dei lavori.

Il Tribunale rigettava la domanda attorea evidenziando la mancanza di prova della responsabilità contrattuale ed aquiliana dei convenuti perché l’impianto non era stato ultimato e non risultava essere stata effettuata alcuna operazione di collaudo, ne’ la consegna dell’opera, sentenza confermata in appello. In particolare la sentenza di prime cure, sulla scorta della espletata c.t.u., aveva accertato che l’impianto non era stato ultimato e che non era stata eseguita alcuna operazione di collaudo e consegna dello stesso prima dell’accensione, effettuata dal fratello dell’attore-committente al di fuori di ogni intervento e controllo degli appaltatori.

A sua volta l’adita Corte di Cassazione (Cass. 22 ottobre 2013, n. 23915) ha osservato che, nell’ipotesi di appalto che non implichi, come per l’appunto nel caso di specie, il totale trasferimento all’appaltatore del potere di fatto sull’immobile nel quale deve essere eseguita l’opera appaltata, non viene meno, per il committente, il dovere di custodia e di vigilanza (Cass., 18 luglio 2011, n. 15734).

Conforme: Cass., 9 luglio 2009, n. 16126

«Nel caso di appalto avente ad oggetto la manutenzione di un mezzo meccanico (nella specie, autogru) che non implichi il totale trasferimento all’appaltatore del potere di fatto sul mezzo, non viene meno, per il committente e detentore del bene il dovere di custodia e, con esso, la conseguente responsabilità ex art. 2051 cod. civ.».

Pertanto nella fattispecie de qua tale dovere di custodia gravava quindi sugli stessi attori che avevano il potere di accedere nell’appartamento dove si trovava l’impianto di riscaldamento.

Doveva, inoltre, escludersi la sussistenza di una responsabilità ai sensi  dell’art. 2050 c.c.. Infatti, se è vero che l’installazione di un impianto di riscaldamento può considerarsi attività pericolosa, è anche vero che la normativa richiamata da parte istante (D.M. 7 giugno 1973, n. 724800 — approvazione e pubblicazione delle tabelle Uni Gig di cui alla L. 6 dicembre 1971, n. 1083 — L. 6 dicembre 1971, n. 1086, art. 1) si riferiva solo alle specifiche tecniche da seguire per la realizzazione dello stesso, mentre la responsabilità extracontrattuale era da riconnettersi al fatto dell’accensione, alla quale gli appaltatori erano rimasti estranei. Dalla espletata istruttoria era infatti emerso che l’intempestiva accensione dell’impianto era stata dovuta all’iniziativa del fratello dell’istante-committente, il quale aveva agito pur essendo a conoscenza della mancata messa in opera della canna fumaria e al di fuori di ogni intervento e controllo degli appaltatori. A questi ultimi non poteva pertanto essere imputata alcuna responsabilità per essere rimasti estranei al fatto dell’accensione. Nè si rilevava alcuna violazione dell’art. 2051 c.c., in quanto gli appaltatori non avevano alcuna possibilità concreta di controllo sull’uso dell’impianto, essendo lo stesso collocato all’interno dell’appartamento dei coniugi del quale essi avevano l’esclusiva disponibilità.

Nota bene

In tema di illecito aquiliano perché rilevi il nesso di causalità tra una condotta e l’evento lesivo deve ricorrere, secondo la combinazione dei principi della «condicio sine qua non» e della causalità efficiente, la duplice condizione che si tratti di una condotta antecedente necessaria dell’evento e che la stessa non sia poi neutralizzata dalla sopravvenienza di un fatto di per sé idoneo a determinare l’evento stesso. Ne consegue che, per escludere la responsabilità extracontrattuale dell’appaltatore, per i danni derivanti dall’impianto di riscaldamento non ancora completato, è sufficiente che gli appaltanti-danneggiati, mettano in funzione l’impianto non concluso e fuori dalla custodia dell’appaltatore, trovandosi all’interno dell’abitazione rimasta nella disponibilità esclusiva dei danneggiati (Cass. 22 ottobre 2013, n. 23915).

La responsabilità è dello stesso committente, qualora si trovi nella esclusiva disponibilità del cespite in cui l’impianto è stato installato, ma non ancora ultimato dall’appaltatore che, dal canto suo, non ha alcuna possibilità concreta di controllo sull’uso dell’impianto.


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