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Come opporsi alle dimissioni ospedaliere

6 febbraio 2017 | Autore:


> Diritto e Fisco Pubblicato il 6 febbraio 2017



Il ricovero in ospedale o in una casa di cura deve durare fino a quando il paziente non sia tornato in salute. Come opporsi alle dimissioni forzate?

Sempre più spesso ospedali e case di cura private convenzionate, per mancanza di disponibilità o di risorse economiche, antepongono la logica del profitto a quella della salute. Non è un mistero per nessuno che fino a qualche anno fa erano frequenti i casi di ricoveri molto lunghi: ciò in quanto il Servizio Sanitario Nazionale (Ssn) finanziava le prestazioni ospedaliere sulla base dei giorni trascorsi dal malato all’interno della struttura.

Col tempo, la situazione è cambiata, con l’introduzione di un sistema di rimborso delle cure ospedaliere sulla base delle prestazione erogate (Dgr) e con l’applicazione di una politica finalizzata ad una costante razionalizzazione e contenimento della spesa pubblica: i ricoveri si sono così fatti più brevi sia nelle strutture sanitarie pubbliche che in quelle private e questo non sempre è un bene per il paziente. Gli operatori sanitari, infatti, sono indotti a “forzare”, in alcuni casi, le dimissioni di un paziente che magari si giudica guarito o comunque uscito dalla fase acuta, ma le cui condizioni di salute, in realtà, non sono tali da consentire l’uscita dalla struttura ospedaliera.

Dimissioni: quando possono essere concesse?

Le dimissioni possono essere concesse dai medici solo quando il quadro clinico del paziente può considerarsi stabilizzato, potendosi escludere qualsiasi rischio per la sua salute. Il responsabile del reparto stilerà, quindi, il foglio di dimissioni nel caso in cui  ritenga che il paziente sia perfettamente in grado di proseguire a casa una convalescenza corretta. A tal proposito, si ricorda che l’ospedale è un luogo dove vengono trattate le urgenze e curati i pazienti affetti da patologie allo stadio acuto. Tradotto significa che solo quando i medici considerano il quadro clinico del paziente ormai stabilizzato, escludendo qualsiasi rischio per la sua salute e ritenendo sufficiente la presa in carico da parte dell’assistenza distrettuale, hanno facoltà di dimettere. Si precisa che l’assistenza distrettuale è quella erogata sul territorio e ne fanno parte:

  • l’assistenza sanitaria di base (medicina generale e pediatria di libera scelta),
  • l’assistenza farmaceutica,
  • le prestazioni specialistiche ambulatoriali,
  • l’assistenza territoriale ambulatoriale e domiciliare e l’assistenza residenziale o semi residenziale (Rsa, lungodegenze, riabilitazioni ecc…).

D’altro canto la stessa Corte di Cassazione parla chiaro [1], stabilendo che i medici possono essere chiamati a rispondere per omicidio colposo se dimettono troppo sbrigativamente dall’ospedale pazienti che poi subiscono eventi letali o conseguenze dannose per la salute.

Dimissioni forzate: come tutelarsi?

Al momento delle dimissioni il cittadino:

  • può esigere un foglio di dimissioni;
  • potrà richiedere copia della cartella clinica che ritirerà in un secondo momento, quando il responsabile del reparto o dell’unità operativa avrà verificato la completezza delle informazioni contenute e, quindi, chiuso la cartella clinica apponendo firma e timbro;
  • potrà, inoltre, chiedere i certificati necessari per il rapporto di lavoro (ormai online);
  • potrà esigere i farmaci utili per continuare la terapia nei giorni immediatamente successivi alla dimissione.

Nel caso in cui i medici non forniscano informazioni chiare e precise sulle condizioni cliniche del paziente che intendono dimettere, la prima cosa da fare è tentare un’operazione di mediazione con i sanitari della struttura e, in particolare, con il primario del reparto, cercando di raccogliere maggiori informazioni.

 

Se le dimissioni appaiono improprie o quanto meno premature:

  • prendi contatto con il primario del reparto e con i medici che hanno avuto in cura il paziente, raccogliendo maggiori informazioni sulla situazione;
  • nel frattempo non firmare e non far firmare alcun foglio di dimissioni: in caso contrario si darebbe l’assenso alle dimissioni;
  • compila il modulo per opporsi alle dimissioni forzate: in questo modo si ritarda una dimissione imminente e si avvia una interlocuzione con la Direzione Sanitaria al fine di individuare una soluzione alternativa;
  • si può far intervenire il medico di famiglia per accertare le necessità persistenti di cure ospedaliere e le terapie e gli interventi ancora da effettuare eventualmente in ospedale. Tra i compiti del medico, infatti, c’è quello di accedere ai luoghi di ricovero dei propri assistiti. Inoltre è l’unico, oltre al paziente stesso, ad essere autorizzato a visionare la cartella clinica di un proprio assistito, potendo, così, dare un riscontro obiettivo al caso e fungere da mediatore nella dimissione;
  • si può attivare l’assistente sociale al fine di trovare una soluzione adeguata anche in relazione a possibili problemi connessi al contesto sociale del paziente (indigenza, sfratto, difficoltà familiari, ecc…) facendone richiesta alla direzione sanitaria. L’assistente sociale è una figura professionale di riferimento in queste situazioni ed è presente in molti ospedali, presso Asl e Comuni.

Se l’ospedale non si attiva nell’individuare una struttura idonea post dimissione, si può sollecitare la direzione sanitaria affinché si adoperi, ad esempio, ad inviare fax e a contattare strutture idonee al ricovero per il proseguimento della cura del paziente in dimissione.


Fac simile lettera per opporsi alle dimissioni

Egr. Direttore Generale Asl…

Via… Città… 

– Egr. Direttore Sanitario  (Ospedale o Casa di cura privata convenzionata)…

Via…  Città …

  

– Primario del Reparto di … (Ospedale o Casa di cura privata convenzionata)

Via… Città…

  

E per conoscenza a: – Assessore alla sanità della Regione

Via…  Città…

  

– Difensore civico della Regione…

Via…  Città…

RACCOMANDATA A/R

Oggetto: Opposizione alle dimissioni

Io sottoscritto …, nato a … il … residente a …, Via… n. …

Premesso che

– sono attualmente ricoverato/a presso l’Ospedale …, reparto …;

– sono affetto da … (descrizione della patologia)

– a causa di tale patologia ho bisogno di trattamenti sanitari non praticabili a domicilio;

– le condizioni di salute (o di lavoro o altro) non consentono ai miei familiari di prestarmi la dovuta assistenza continuativa;

– per le condizioni in cui verso non posso essere lasciato a casa da solo;

– non sono in grado di sopportare eventuali spese di ricovero presso strutture private o strutture pubbliche a pagamento.

Visto l’articolo 41 della legge 12 febbraio 1968 n. 132 che prevede il ricorso contro le dimissioni e tenuto conto che l’articolo 4 della legge 23 ottobre 1985 n. 595 e l’articolo 14, n. 5 del decreto legislativo 30 dicembre 1992 n. 502 consentono ai cittadini di presentare osservazioni e opposizioni in materia di sanità;

CHIEDO

che di non essere dimesso o che, in subordine, di essere trasferito in altro reparto del medesimo ospedale o in altra struttura idonea.

In riferimento a quanto sopra chiedo, ai sensi e per gli effetti della legge 7 agosto 1990 n. 241, che mi venga inviata una risposta scritta e segnala che non terrò conto delle eventuali risposte verbali e telefoniche.

Ringrazio e porgo distinti saluti.

[Luogo], 20 dicembre 2016

Firma …

note

[1] Cass. sent. n. 8254 del 02.03.2011.

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