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Come difendersi se si viene diffamati?

11 Feb 2017


Come difendersi se si viene diffamati?

> Diritto e Fisco Pubblicato il 11 Feb 2017



È possibile in un’udienza di primo grado sollevare una denuncia per diffamazione? Che succede, se dopo il primo grado, avendo sentenza a mio favore, si prescrive prima di arrivare all’appello?

Per rispondere alla domanda del lettore, occorre prima di tutto chiarire il significato giuridico del reato di diffamazione [1] che si configura quando comunicando con più persone si offende l’altrui reputazione. È necessario, quindi, che alla presenza di più persone (o comunicando con più persone) vengano pronunciate frasi (o compiuti gesti) offensive della reputazione di un soggetto.

Nessuno può legalmente obbligare una persona a continuare (o iniziare) un giudizio se la stessa, cui spetterebbe il diritto di farlo, non ne abbia intenzione. Il reato per il quale il lettore intenderebbe denunciare (la diffamazione) è perseguibile soltanto a querela di parte. Questo significa, in buona sostanza, che solo lui può attivare il procedimento penale attraverso un atto che si chiama, appunto, querela. Si tenga presente che la querela può essere validamente proposta soltanto entro determinati limiti temporali, vale a dire entro (e non oltre) un termine di 90 giorni a partire da quello in cui si è venuti a conoscenza della commissione del reato che intende querelare. Inoltre, anche se presentata durante una udienza del processo di primo grado – nel rispetto dei termini di 90 giorni –  questo non significa che sarà quel giudice a decidere sulla querela proposta. In questo caso, al più, il giudice innanzi al quale la querela è stata proposta, ordinerà di trasmettere gli atti alla Procura della Repubblica per tutte le valutazioni del caso. In Procura verrà aperto un autonomo fascicolo ed inizieranno delle indagini che nessuna diretta influenza avranno sul processo nel quale la querela è stata presentata.

Si tenga anche presente che la giurisprudenza è, per lo più, particolarmente rigorosa nel valutare la tempestività della querela e che, se intempestiva, la stessa non produrrà alcun effetto sul piano pratico, dovendo gli inquirenti (l’ufficio della Procura) archiviare il procedimento per tardività della querela.

Se, poi, si dovesse incorrere nella prescrizione del reato denunciato, la persona querelata non potrà essere sanzionata: il reato dichiarato prescritto non può avere conseguenze penali negative nei confronti dell’imputato. Da questo punto di vista occorre, però, distinguere tra il procedimento penale nel quale viene a maturare la prescrizione del reato ed il procedimento civile poiché, anche se in sede penale il reato  viene dichiarato prescritto, questo non impedisce la prosecuzione del giudizio civile.

Articolo tratto da una consulenza dell’avv. Antonio Ciotola

note

[1] Art. 595 cod. pen.


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1 Commento

  1. Il legislatore fa le leggi,che,tutti i giudici devono applicare, a secondo i reati,penali o civili,però alcuni giudici,sesecondo con chi hanno a che fare,interpretano le leggi,non l’applicano,allora chi ha ragine,passa al torto,i commi nelle leggi devono essere aboliti,poi i processi si fanno dopo anni,non è giusto,i processi devono avere una normativa ben precisa, una persona che denuncia un fatto di cui può avere ragione,non deve aspettare anni,per il processo,le cose lunghi diventano serpenti,ma poi tante cose col passare degli anni si dimenticano.

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