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Prescrizione credito professionisti a 10 anni col contratto

22 gennaio 2017


Prescrizione credito professionisti a 10 anni col contratto

> Diritto e Fisco Pubblicato il 22 gennaio 2017



La prescrizione presuntiva dei crediti del professionista a tre anni si applica solo per quei pagamenti dovuti in assenza di accordo scritto; altrimenti vale la regola della prescrizione ordinaria in materia contrattuale.

Avvocati, commercialisti, ingegneri e, in generale, qualsiasi altro professionista ha più tempo per riscuotere i propri crediti non pagati: in presenza, infatti di un contratto regolarmente firmato con il cliente, la prescrizione non è più di tre anni, ma di dieci. È quanto chiarito dalla Cassazione con una interessantissima sentenza [1].

Il codice civile [2] stabilisce, per i crediti dei professionisti, una prescrizione di tre anni. In pratica, il professionista ha solo un triennio per richiedere al cliente il pagamento del proprio compenso e per agire in tribunale nei suoi confronti (per gli avvocati, il termine decorre dalla emissione della sentenza o dalla revoca del mandato). Si tratta di quella che viene chiamata «prescrizione presuntiva», che opera però solo per i contratti conclusi senza formalità, ossia senza accordo scritto, dove il pagamento di solito avviene in un’unica soluzione, al momento della richiesta del prestatore d’opera. Il termine di prescrizione è più breve rispetto alla prescrizione degli altri crediti di natura contrattuale che, invece, è sempre di dieci anni. E questo perché il compenso del professionisti viene, di solito, richiesto verbalmente e corrisposto nell’immediatezza, senza particolari forme; sicché dopo tanto tempo sarebbe difficile, per il cliente, dimostrare di aver adempiuto, avendo probabilmente smarrito anche eventuali quietanze. Si tratta dunque di una norma a favore del debitore.

Senonché – chiarisce la Corte – la prescrizione presuntiva non opera se c’è un contratto scritto dove il compenso da erogare al professionista è fissato in modo certo e stabile nella scrittura privata firmata dalle parti. Il mandato affidato da una società, da un ente pubblico o da qualsiasi altro soggetto all’avvocato, all’ingegnere, al commercialista ecc. può supplire a quel problema di prova che, invece, nel caso di incarico orale si pone. Dunque, non c’è più ragione di fissare una prescrizione breve di tre anni, ma torna la regola generale della prescrizione contrattuale a 10 anni.

Ripetiamo le stesse parole della Cassazione: «Le prescrizioni presuntive trovano ragione unicamente nei rapporti che si svolgono senza formalità, dove il pagamento suole avvenire senza dilazione; non operano se il credito trae origine da contratto stipulato in forma scritta».

Pertanto, il professionista che ha fatto firmare al proprio cliente una lettera di incarico o un vero e proprio contratto per iscritto ha 10 anni e non 3 per chiedere il pagamento del proprio corrispettivo ed agire in via giudiziale.

note

[1] Cass. sent. n. 763/2017.

[2] Art. 2959 cod. civ.

Autore immagine: 123rf com

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