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Conto corrente in caso di morte di uno dei cointestatari

11 febbraio 2017


Conto corrente in caso di morte di uno dei cointestatari

> Diritto e Fisco Pubblicato il 11 febbraio 2017



I soldi in un conto cointestato sono sempre da ritenersi di entrambe gli intestatari o, se si può dimostrare che provengono da uno solo dei due (deceduto), entrano in successione?

La questione va inquadrata nell’ambito di disciplina che regola gli obblighi della banca in presenza dell’apertura di una successione ereditaria che coinvolga un conto corrente bancario collegato al servizio deposito titoli in amministrazione (cosiddetto dossier), per effetto della sottoscrizione di quote in un fondo comune d’investimento.

Premesse alcune considerazioni in materia di contratto di conto corrente e servizio di deposito titoli in amministrazione, si procederà a delineare gli obblighi informativi cui la banca è tenuta a conformarsi al momento dell’apertura di una successione ereditaria, anche al fine di individuare le possibili norme oggetto di violazione alla luce della giurisprudenza.

Conto corrente bancario cointestato a firme disgiunte

È innanzitutto necessario premettere che, nel caso di un conto corrente bancario, il correntista può disporre in qualsiasi momento delle somme depositate risultanti a suo credito presenti sul conto [1].

La morte del titolare di un conto corrente produce situazioni diverse a seconda del caso in cui vi sia o non vi sia una cointestazione.

Nel caso di un conto corrente semplice, la morte dell’unico intestatario produce il blocco del conto e di tutti i rapporti in essere con il de cuius, ivi comprese le eventuali deleghe ad operare che perdono la loro efficacia.

Diversa è invece la situazione nel caso di un conto corrente cointestato, perché in questo caso è indispensabile verificare se il conto è stato aperto, da due cointestatari, a firma congiunta  oppure a firma disgiunta.

Se il conto è stato aperto a firma congiunta, il cointestatario non può considerarsi unico titolare e, pertanto, il conto corrente deve essere bloccato dall’istituto di credito fino all’identificazione certa degli eredi legittimi che dovranno agire congiuntamente sul conto insieme all’intestatario rimasto in vita.

Se invece il conto è stato aperto a firma disgiunta, ciascuno dei cointestatari può liberamente operare sul conto corrente, per cui il cointestatario rimasto in vita ha la facoltà di operare anche sulla quota teoricamente riferibile al de cuius [2].

Occorre tenere presente che se il contratto di conto corrente è intestato a più persone con facoltà per le medesime di compiere operazioni disgiuntamente, le disposizioni relative al rapporto possono essere effettuate da ciascun intestatario in modo separato con piena liberazione della banca da ogni responsabilità anche nei confronti degli altri cointestatari. Nel caso di morte di uno dei cointestatari, ciascuno degli altri conserva, dunque, il diritto di disporre separatamente del rapporto: la possibilità di operare disgiuntamente è riservata anche agli eredi del cointestatario, che sono però tenuti ad esercitarlo congiuntamente, cioè tutti insieme.

È fondamentale osservare che la banca deve pretendere la partecipazione di tutti i cointestatari e degli eventuali eredi, quando da uno di essi le sia stata comunicata opposizione anche solo con corrispondenza inviata a mezzo raccomandata (gli eredi si possono, pertanto, opporre alla facoltà di disposizione disgiunta del rapporto, nel caso di morte di uno dei cointestatari). Solo in questo caso la banca deve pretendere che ogni richiesta sia disposta da tutti i cointestatari, compresi gli eredi, gravando sull’istituto di credito l’obbligo di custodia delle somme depositate e della loro consegna alle persone autorizzate dalla legge secondo le norme sulla successione. Il rischio è, dunque, rappresentato dal fatto che, in assenza di opposizione, la banca possa consentire ad uno dei cointestatari di poter continuare ad operare sul conto corrente o quantomeno sul 50% delle somme depositate.

Per prassi e per non avere problemi, la banca dovrebbe però, precauzionalmente, bloccare i conti correnti, anche quelli cointestati a firma disgiunta, ma per realizzare tale risultato è necessario che, con l’apertura della successione [3], gli eredi o anche i semplici chiamati all’eredità informino tempestivamente l’istituto di credito dell’avvenuto decesso del titolare del conto corrente presentando il certificato di morte: la banca richiede, inoltre, che gli eredi depositino la dichiarazione di successione o quando questa non è obbligatoria, un atto notorio o di un certificato sostitutivo di atto notorio.

Per quanto concerne invece i rapporti interni tra i cointestatari è necessario fare riferimento alla norma [4] che prevede che il debito o il credito di un conto corrente bancario devono ritenersi ipoteticamente divisi in parti uguali (50% ciascuno nel caso di conto corrente cointestato a due persone). La presunzione di uguaglianza delle quote è analoga a quella prevista in tema di comunione [5], ma può essere superata dall’esistenza di una diversa volontà delle parti o da situazioni preesistenti, trattandosi di presunzione che dà luogo all’inversione dell’ordine della prova. La prova della disuguaglianza delle quote può, difatti, essere fornita con ogni mezzo (ad esempio: bonifici, stipendio o pensione, ecc…) ed anche tramite presunzioni semplici, purché gravi, precise e concordanti (ad esempio anche per via testimoniale).

È, dunque, possibile che le quote delle somme depositate sul conto corrente non appartengano tutte ad uno dei cointestatari: ciò in quanto è ammessa la possibilità di fornire la prova che tutto o parte del denaro affluito sul conto sia di esclusiva spettanza dell’altro intestatario.

In altri termini, nel caso di un conto corrente cointestato, le somme depositate si presumono pertanto di spettanza al 50% in capo a entrambi gli intestatari: il 50% delle somme cade, dunque, in successione al momento della morte di uno dei cointestatari, a meno che non si fornisca la prova della titolarità esclusiva degli importi depositati in capo al de cuius, giacché, in caso contrario, il restante 50% è di competenza del cointestatario.

Contratto di conto corrente e servizio di deposito titoli in amministrazione

Nel caso di specie, il contratto di conto corrente è, inoltre, collegato al servizio di deposito titoli in amministrazione, in virtù della sottoscrizione di quote di un fondo comune di investimento che viene gestito da una società di gestione del risparmio o Sgr e costituisce un patrimonio autonomo suddiviso in quote di pertinenza di una pluralità di partecipanti.

Nei fondi aperti, il risparmiatore ha la possibilità di sottoscrivere, in ogni momento, quote del fondo (cosiddetto investimento) oppure richiedere il rimborso totale o parziale di quelle già sottoscritte (cosiddetto disinvestimento). La custodia dei valori e delle disponibilità liquide è, tuttavia, affidata ad una banca depositaria [6].

La banca deve tenere un comportamento diligente nell’amministrazione dei titoli, essendo incaricata della funzione di custodia, riscossione ed accredito per conto e nell’interesse del depositante [7]. La banca depositaria deve anche:

  1. accertare la legittimità delle operazioni di emissione e rimborso delle quote del fondo;
  2. accertare la correttezza del calcolo del valore delle quote del fondo o, su incarico della Sgr, provvede essa stessa a tale calcolo.

La banca depositaria è quindi responsabile nei confronti dei partecipanti al fondo di ogni pregiudizio da essi subito in conseguenza dell’inadempimento dei propri obblighi. È importante osservare che, con l’apertura della successione, anche le quote di un fondo comune d’investimento cadono direttamente in comunione ereditaria in termini del tutto analoghi rispetto a quanto avviene per le somme depositate su un conto corrente cointestato: ciascun coerede diviene infatti formalmente intestatario delle quote. La banca dovrebbe, pertanto, astenersi dall’acquisire ordini di investimento o disinvestimento con l’apertura di una successione non appena venga comunicato all’istituto di credito la morte del titolare delle quote del fondo comune d’investimento e il conseguente possibile intervento degli eredi.

Obblighi informativi della banca

Per effetto dell’apertura della successione, si ritiene inoltre che gli eredi subentrino totalmente al de cuius nel diritto di acquisire informazioni dall’istituto di credito. Gli eredi ed i chiamati all’eredità hanno, infatti, il diritto di ottenere notizie dalla banca su tutti i rapporti con la stessa intrattenuti dal de cuius (conti correnti, libretti di risparmio, depositi di somme, custodia di titoli, mutui, finanziamenti ecc…).

La legge [8] riconosce specificatamente a colui che succede a qualunque titolo al cliente dell’istituto di credito e, quindi, anche agli eredi di poter ottenere, a proprie spese, entro un congruo termine comunque non superiore a 90 giorni, copia della documentazione inerente a singole operazioni poste in essere negli ultimi 10 anni. Il rifiuto opposto dalla banca di fornire la documentazione contabile riguardante il conto corrente deve pertanto qualificarsi come ingiustificato e contrario ai generali doveri di correttezza e buona fede, con conseguente responsabilità della banca anche ai fini di un possibile riconoscimento del risarcimento del danno.

Ai fini dell’esercizio dei tale diritto è necessario e sufficiente che il richiedente fornisca alla banca gli elementi minimi indispensabili per consentire alla stessa di individuare i documenti richiesti, quali ad esempio, il soggetto titolare del rapporto, il tipo di rapporto a cui si riferisce la richiesta, il periodo di tempo entro il quale le operazioni da documentare si siano svolte.

A ciò si aggiunge il fatto che gli eredi possono accedere ai dati del defunto anche in forza di quanto previsto nel Codice di Protezione dei Dati Personali. I diritti di accesso ai dati personali concernenti persone decedute possono essere, infatti, esercitati da chi ha un interesse proprio o agisce a tutela dell’interessato o per ragioni familiari meritevoli di protezione. Gli eredi legittimi hanno, infatti, un interesse proprio ad accedere anche ai dati relativi ai rapporti intrattenuti dal de cuius con l’istituto di credito, al fine di ricostruire la consistenza dell’asse ereditario nella sua interezza e di poter esercitare i diritti inerenti all’eredità, ivi compresi quelli conseguenti all’accettazione con beneficio d’inventario.

Alla luce di quanto sopra richiamato e per quanto concerne il servizio di deposito titoli in amministrazione, il titolare e, quindi, anche l’erede ha il diritto di ottenere dalla banca copia della documentazione afferente il rapporto contrattuale e, in caso di inadempimento a tale obbligo, può essere pronunciata condanna della banca alla consegna della documentazione richiesta.

Qualunque omissione nel fornire la documentazione relativa ai rapporti di conto corrente o a fondi d’investimento (in relazione agli ultimi dieci anni) si pone, pertanto, in contrasto con le citate disposizioni, in assenza di spiegazioni da parte dell’intermediario idonee a giustificare l’impossibilità di fornire la documentazione richiesta.

Nel caso esaminato, l’istituto di credito non ha apparentemente messo a disposizione degli eredi tutta la documentazione riguardante il rapporto di conto corrente (copia del contratto di conto corrente, copia degli estratti conto e dei rendiconti periodici, nonché copia del contratto di servizio di deposito in amministrazione dei titoli) ed il fondo comune d’investimento (regolamento del fondo, prospetto informativo, rendiconti, prospetto degli ordini di investimento e disinvestimento con indicazione del soggetto che ha disposto la movimentazione), nonostante venga riferito che la banca sia stata più volte sollecitata a fornire detto compendio documentale: si tratta quindi di informazioni che devono essere messe a disposizione di tutti gli eredi e non soltanto ad alcuni di essi attraverso una specifica rendicontazione.

La consegna della documentazione di natura contabile riguardante i movimenti di conto corrente e le operazioni di investimento e disinvestimento (carico e scarico delle quote) che appaiono essere state compiute dopo il decesso del de cuius, avrebbe inoltre consentito agli eredi di poter avere un’esatta identificazione del soggetto che ha autorizzato dette operazioni, tenuto conto che l’istituto di credito non avrebbe dovuto consentire alcun tipo di azione in ragione dell’apertura della successione (laddove appositamente denunciata; è evidente che la documentazione prodotta dalla banca relativamente alla movimentazione dei fondi presenti una palese anomalia, essendo state effettuate operazioni di sottoscrizione e rimborso delle quote dopo la morte del de cuius. Ciò può essere spiegato con il fatto che le quote del fondo comune di investimento appaino essere state oggetto di cointestazione. Circostanza che avrebbe potuto legittimare il cointestatario nei confronti della banca ad effettuare operazioni al massimo sul 50% delle quote).

Il comportamento tenuto dalla banca sembrerebbe pertanto complessivamente contravvenire al disposto della legge, in quanto gli eredi non sono stati messi nella condizione di poter avere una conoscenza completa delle somme depositate sul conto corrente e delle quote del fondo d’investimento a fronte della movimentazione (carico e scarico) effettuate dopo la morte del de cuius, anche al fine di una corretta determinazione dell’asse ereditario.

Per quanto concerne, poi, la conservazione delle somme depositate e delle quote del fondo comune d’investimento, si deve ritenere che in caso di pluralità di eredi:

  1. si instaura la comunione ereditaria con riferimento al credito rappresentato dal saldo attivo del conto corrente;
  2. occorre una disposizione congiuntamente impartita da tutti i coeredi per la liquidazione di tale saldo attivo (la banca richiede pertanto a tutti gli eredi di firmare un atto necessario alla liquidazione delle quote ereditarie rappresentate da somme di denaro depositate sul conto, autorizzando l’istituto di credito al rimborso del valore dei titoli, se esistenti, quali ad esempio sono le quote di un fondo comune d’investimento; ciò al fine di evitare di subire possibili contestazioni);
  3. il decesso del depositante dà luogo al subentro degli eredi nell’intestazione delle quote che ne sono oggetto con riferimento al deposito di titoli in amministrazione.

Per rispondere all’ulteriore quesito, si precisa che le somme di denaro che risultano depositate su un conto corrente cointestato si presumono di spettanza di entrambi gli intestatari (nella misura del 50%). Gli importi depositati su un conto corrente bancario sono, infatti, da ritenersi divisi in parti uguali, a meno che il soggetto interessato non si fornisca la prova contraria del fatto che le somme presenti sul conto sono imputabili in via esclusiva ad uno solo dei cointestatari (è il caso di una contestazione fittizia del conto corrente, in cui cioè il conto corrente è intestato a due persone, ma solo una di esse è il reale titolare delle somme depositate).

Per poter avere una conoscenza più ampia del caso appare, tuttavia, necessario acquisire nel più breve tempo possibile dall’istituto di credito tutta la documentazione riguardante il rapporto di conto corrente e l’investimento del fondo (con le specifiche sopra richiamate), tenuto conto del termine di prescrizione decennale, nonché la documentazione relativa alla successione.

Si suggerisce, in ogni caso, di inviare innanzitutto una formale lettera di diffida/reclamo alla banca, chiedendo la consegna della documentazione bancaria riguardante i rapporti intrattenuti con il de cuius, costituendo così in mora l’istituto di credito, anche ai fini di valutare una possibile azione di responsabilità da esercitarsi nei confronti della banca a titolo di risarcimento del danno. Nel caso di risposta negativa da parte dell’istituto di credito, è possibile presentare una:

1) domanda da proporre avanti all’Arbitro Bancario e Finanziario [9] oppure anche un ricorso al Garante della Privacy [10] oppure

2) domanda giudiziale, in via cautelare, nei confronti dell’istituto di credito nelle forme di un ricorso d’urgenza [11].

Ciò al fine di acquisire la documentazione integrativa necessaria per verificare la sussistenza di profili di responsabilità dell’istituto di credito che potrebbe essere chiamato a rispondere in solido con la persona che ha effettuato i possibili prelievi illegittimi di somme e titoli, sottraendoli dall’asse ereditario nel periodo immediatamente successivo alla morte del de cuius (si suggerisce, inoltre, di inviare una lettera di diffida, al fine di interrompere il decorso della prescrizione, anche nei confronti di tutti i potenziali eredi, lamentando l’impossibilità di una esatta ricostruzione dell’asse ereditario e l’esistenza di verosimili fonti di responsabilità).

Articolo tratto da una consulenza dell’avv. Leonardo Serra

note

[1] Art. 1852 cod. civ.

[2] Art. 1854 cod. civ. che va interpretato alla luce dell’art. 9 delle Condizioni generali relative al rapporto banca-cliente, contenute nell’Allegato A della circolare dell’Associazione Bancaria Italiana (Abi) del 25.02.2005.

[3] Si veda anche la decisione n. 2415 del 02.05.2013 dell’Arbitrato Bancario e Finanziario, secondo cui: «Nel caso di cointestazione del conto corrente “a firma disgiunta”, l’evento morte di uno dei contitolari non porta allo scioglimento del rapporto. Pertanto poiché nel caso che ci occupa è prevista la facoltà di firme disgiunte, il cointestatario superstite può continuare ad utilizzare il conto dovendosi riconoscere una piena continuità, pure successivamente alla morte di uno dei cointestatari, dell’efficacia del patto di firma disgiunta e quindi della potestà di compiere operazioni disgiuntamente anche oltre le rispettive quote. La Cassazione, infatti, come già accennato sopra, ha chiaramente affermato (seppure in tema di deposito bancario) che “nel caso in cui il deposito bancario sia intestato a più persone, con facoltà per le medesime di compiere, sino alla estinzione del rapporto, operazioni, attive e passive, anche disgiuntamente, si realizza una solidarietà dal lato attivo dell’obbligazione, che sopravvive alla morte di uno dei contitolari, sicché il contitolare ha diritto di chiedere, anche dopo la morte dell’altro, l’adempimento dell’intero saldo del libretto di deposito a risparmio e l’adempimento così conseguito libera la banca verso gli eredi dell’altro contitolare» (Cass. sent. n. 15231 del 29.10.2002).

[4] Art. 1298 cod. civ.

[5] Art. 1101 cod. civ.

[6] Così come previsto dall’art. 36 d.lgs. n. 58 del 24.02.1998 (Tuf).

[7] In forza del disposto dell’art. art. 1838 cod. civ. e dell’art. 38 Tuf.

[8] Art. 119, co. 4, d.lgs. n. 385 del 01.09.1993 (Tub).

[9] Ai sensi dell’art. 128 bis Tub.

[10] Ai sensi dell’art. 147 del Codice di Protezione dei Dati Personali.

[11] Art. 700 cod. proc. civ.


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