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Separazione: chi paga le rette della scuola privata del figlio?

11 febbraio 2017


Separazione: chi paga le rette della scuola privata del figlio?

> Diritto e Fisco Pubblicato il 11 febbraio 2017



Mi sono separato. Mio figlio frequenta una scuola privata. È vero che le relative spese sono straordinarie e vanno versate in aggiunta al mantenimento nella misura del 50%? Devo anche versare gli arretrati?

Le spese ordinarie sono quelle prevedibili e rientrano nell’importo dell’assegno di mantenimento: esse sono, per esempio, le spese relative agli acquisti scolastici come libri di testo, materiale di cancelleria, quote di iscrizione a gite scolastiche, abbigliamento per fare sport.

Le spese straordinarie, invece, sono quelle connotate dal requisito della imprevedibilità  che non ne consente l’inserimento nell’assegno mensile, il quale copre le normali esigenze di vita quotidiana ma non gli esborsi  dettati da esigenze specifiche.

Tra le spese straordinarie sono compresi i costi per far conseguire la patente di guida al figlio, le spese per un soggiorno in uno Stato estero, per frequentare corsi di lingua inglese, l’acquisto di un motorino o di un computer, di un apparecchio ortodontico ecc… È necessario sottolineare che la spesa straordinaria, perché possa essere rimborsata, deve essere concordata da entrambi i genitori; dunque, deve essere una spesa programmabile perché non è una spesa sanitaria urgente.

Il lettore ci ha riferito che, in sede di separazione, le spese per la frequentazione della scuola privata del figlio erano già inserite nell’assegno di mantenimento. In prossimità del divorzio, sua moglie chiede che il lettore partecipi nella misura del 50% al pagamento della retta della scuola privata e che le rimborsi tutti gli arretrati delle quote non versate con riferimento alle rette scolastiche.

Secondo un recente sentenza della Corte di Cassazione [1], se la decisione di iscrivere un figlio ad una scuola privata è stata presa solo da un coniuge (quindi nel caso in questione, solo dalla moglie) senza il parere dell’altro genitore, l’altro coniuge non è tenuto a contribuire alla spesa per la retta. La ragione di ciò sta nel fatto che, con la separazione dei coniugi, i figli vengono affidati ad entrambi i genitori con il cosiddetto affido condiviso; quindi, l’indirizzo scolastico deve essere deciso di comune accordo da entrambi i genitori.

Pertanto, se il padre non era d’accordo ad iscrivere suo figlio ad una scuola privata, potendo tranquillamente iscriverlo ad una scuola pubblica, deve provarlo in sede di divorzio dimostrando che la scelta l’ha fatta sua moglie senza tenere conto del suo diniego.  Se così fosse, egli non sarebbe tenuto a versare la metà del costo per pagare l’iscrizione di suo figlio alla scuola privata. Fondamentale in tal senso è il verbale redatto in sede di separazione; dalla lettura dello stesso si possono trarre utili elementi a sua difesa. Solo se l’iscrizione è particolarmente costosa rispetto al reddito dei genitori, trattandosi di spesa di carattere straordinario, deve essere presa da entrambi i genitori [2].

Una recente sentenza del Tribunale di Milano ha stabilito che, nell’assegno di mantenimento per i figli, è compresa anche la retta e la mensa della scuola privata. Quindi, il coniuge beneficiario del mantenimento non può chiedere all’ex il pagamento di spese già comprese nell’assegno di mantenimento.

Articolo tratto da una consulenza dell’avv. Barbara Pirelli

note

[1] Cass. sent. n. 10174 del 20.06.2012.

[2] Trib.  Torino sent. n. 655 del 04.02.2004.

[3] Trib. Milano sent. del 27.11.2013.

Corte di Cassazione, sez. I Civile, sent. 20.06.2010, n. 10174

I provvedimenti del giudice del divorzio relativi all’affidamento dei figli ed al contributo per il loro mantenimento, dovendo ispirarsi all’esclusivo interesse dei minori, non sono vincolati dalle richieste dei genitori, né dal loro accordo. Ne consegue che la sentenza di divorzio, che tale accordo recepisca, non può essere interpretata in base ai criteri stabiliti dall’art. 1362 cod. civ. – astenendosi, cioè, dall’esclusivo riferimento al senso letterale delle espressioni usate ed indagando, invece, la comune intenzione delle parti, anche alla luce del comportamento successivamente tenuto – non potendo essere attribuita natura negoziale alle condizioni in essa stabilite.

Tribunale di Milano, sent. 27.11.2013

La mensa scolastica non riveste alcuna connotazione straordinaria, essendo solo una modalità sostitutiva della voce “vitto” domestico già compresa in qualsiasi assegno mensile.

Tribunale di Torino, sent. 04.02.2004, n. 655

In tema di separazione personale dei coniugi, l’iscrizione del figlio presso una scuola privata altamente specialistica e costosa rispetto al reddito dei genitori, anche in considerazione della presenza di un altro figlio, non può ritenersi una scelta conforme al livello sociale ed economico degli stessi. Trattandosi – dunque – di spesa di carattere straordinario e rientrante, ai sensi dell’art. 155 c. c., tra le decisioni di maggiore interesse per i figli, tale scelta deve essere presa con l’accordo di entrambi i genitori

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