Diritto e Fisco | Articoli

Cos’è l’omicidio preterintenzionale

23 gennaio 2017 | Autore:


> Diritto e Fisco Pubblicato il 23 gennaio 2017



Molto spesso giornali, telegiornali e talk show di cronaca nera ci parlano di omicidio preterintenzionale: ma cos’è realmente questo delitto?

Ascoltando fatti di cronaca nera, spesso sentiamo parlare di omicidio preterintenzionale, chiedendoci in cosa consiste questo reato. Ebbene, l’omicidio preterintenzionale è quello commesso «oltre l’intenzione». In poche parole, il colpevole vuole solo picchiare, percuotere o comunque provocare lesioni alla vittima, senza volerlo uccidere: a causa delle ferite, però, il soggetto muore. Si tratta di un reato meno grave dell’omicidio volontario, ma la pena prevista dalla legge resta molto alta.

I vari tipi di omicidio secondo la legge

Il codice penale prevede tre tipi di omicidio:

  • l’omicidio doloso [1];
  • l’omicidio colposo [2];
  • l’omicidio preterintenzionale [3].

L’omicidio doloso è quello commesso volontariamente, ossia quando il colpevole vuole commettere il delitto (egli ha intenzione di uccidere la vittima e lo fa: la pena base irrogata da giudice non può essere inferiore a 21 anni di reclusione).

Viceversa, questa volontà manca nell’omicidio colposo, ove il colpevole causa la morte di una persona per negligenza, imperizia, imprudenza oppure per inosservanza di leggi o regolamenti, ordini o discipline. Tipico caso di omicidio colposo è quello che deriva da incidenti stradali: il colpevole non vuole uccidere delle persone, ma, ad esempio, passando col rosso o mantenendo una velocità troppo elevata cagiona la morte di altri soggetti. Egli ha comunque una colpa sull’accaduto, quindi ne risponde penalmente (la pena base va da sei mesi a cinque anni di reclusione).

L’omicidio preterintenzionale si distingue da entrambi i delitti descritti. Se l’omicidio doloso è «secondo l’intenzione» e quello colposo è «contro l’intenzione», l’omicidio preterintenzionale è «oltre l’intenzione» (praeter, in latino, vuol dire appunto «oltre»). In pratica, commette omicidio preterintenzionale chi percuote un soggetto o lo colpisce per cagionargli lesioni e, senza volerlo, ne causa la morte. Si pensi ad una persona che vuole picchiare un’altra, senza però volerlo uccidere: le ferite inferte, però, sono talmente gravi che il soggetto decede. Il colpevole non voleva uccidere la vittima: tuttavia la legge lo punisce perché ha intenzionalmente percosso o leso quest’ultima causandone inevitabilmente la morte (il decesso avviene, appunto, oltre l’intenzione dell’assalitore).

La pena per l’omicidio preterintenzionale

La pena per l’omicidio preterintenzionale va da 10 a 18 anni di reclusione. La sanzione irrogata in concreto dal giudice (vedi Come si calcola la pena per un reato) sarà aumentata da un terzo alla metà se concorrono una serie di circostanze, come ad esempio: l’aver commesso il fatto contro un ascendente o un discendente per futili motivi o con sevizie e crudeltà; il fatto che l’autore sia un latitante che ha commesso il reato per sottrarsi alla cattura o per procurarsi i mezzi per vivere durante la latitanza; ancora, il fatto che l’omicidio sia stato commesso contro un ufficiale o agente di polizia [4].

La pena inoltre è aumentata fino a un terzo se l’omicidio è stato commesso [5]:

  • nei confronti di un ascendente o discendente;
  • con veleno o con altro mezzo insidioso;
  • con premeditazione;
  • con sevizie o crudeltà (per sevizie si intendono sofferenze fisiche; per crudeltà sofferenze morali);
  • per motivi futili e abietti;
  • con armi o sostanze corrosive (sono assimilati alle armi gli esplosivi e i gas asfissianti o accecanti);
  • da persona travisata (ossia con volto coperto);
  • da più persone riunite.

Competente a decidere sulle cause di omicidio preterintenzionale è la Corte d’assise, che è formata da due giudici togati (cioè i magistrati ordinari) con l’aggiunta di sei giudici popolari. La Corte d’assise, così composta, è infatti l’organo giudiziario che si pronuncia per i delitti più gravi previsti dal nostro codice penale, sia in primo grado che in appello.

note

[1] Art. 575 cod. pen.

[2] Art. 589 cod. pen.

[3] Art. 584 cod. pen.

[4] Art. 576 cod. pen.

[5] Art. 577 cod. pen.

Cassazione penale, Sez. I, sentenza 28 marzo 2014, n. 14647

Il criterio distintivo tra l’omicidio volontario e l’omicidio preterintenzionale risiede nel fatto che nel secondo caso la volontà dell’agente esclude ogni previsione dell’evento morte, mentre nell’omicidio volontario la volontà dell’agente è costituita dall’ «animus necandi», ossia dal dolo intenzionale, nelle gradazioni del dolo diretto o eventuale, il cui accertamento è rimesso alla valutazione rigorosa di elementi oggettivi desunti dalle concrete modalità della condotta.

Per avere il pdf inserisci qui la tua email. Se non sei già iscritto, riceverai la nostra newsletter:

Informativa sulla privacy
DOWNLOAD

ARTICOLI CORRELATI

Lascia un commento

Usa il form per discutere sul tema. Per richiedere una consulenza vai all’apposito modulo.

 



NEWSLETTER

Iscriviti per rimanere sempre informato e aggiornato.

CERCA CODICI ANNOTATI