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Cos’è la raccomandata a me stesso e come si fa?

22 Gen 2017


Cos’è la raccomandata a me stesso e come si fa?

> Diritto e Fisco Pubblicato il 22 Gen 2017



Per dare valore legale a un documento è spesso necessario conferirgli una data certa e, tra tutti i metodi, quello della spedizione a sé stessi è il più facile e il meno costoso.

Ti sarà capitato di sentire parlare della raccomandata a sé stessi come un sistema infallibile e a basso costo per conferire, alla data di un documento, un valore certo, attestato da un pubblico ufficiale. Ma perché si ricorre a questo sistema e, soprattutto, come si procede? Lo cercheremo di capire in questo articolo dedicato, appunto, alla raccomandata spedita a me stesso.

Cos’è la raccomandata spedita a me stesso?

La raccomandata spedita a sé stessi altro non è che una normale raccomandata con avviso di ricevimento («raccomandata a.r.») dove mittente e destinatario sono la stessa persona. Il soggetto che spedisce il plico indica, sulla busta, come destinatario, il proprio indirizzo di casa o altro indirizzo a lui riconducibile (l’ufficio, lo studio, ecc.). L’ufficio postale è tenuto ad accettare la busta e a consegnarla dove indicato dal mittente senza poter contestare il fatto che mittente e destinatario coincidono. Non si tratta di un comportamento illecito, né di un abuso di un servizio pubblico. Difatti il mittente paga per questo servizio il prezzo di una normale raccomandata.

Molto importante: lo scopo della raccomandata a sé stessi si realizza solo se la busta viene spedita attraverso Poste Italiane e non con un servizio di posta privata (spiegheremo le ragioni a breve).

Quanto costa la raccomandata spedita a se stessi?

Il prezzo che, come noto, varia a seconda del peso della busta. Attualmente, i costi per una raccomandata di formato standard (250 mm di altezza x 353 mm di lunghezza x 25 mm di spessore) sono i seguenti:

  • fino a 20 g: 5,00 euro;
  • oltre 20 g fino a 50 g: 6,45 euro euro;
  • oltre 50 g fino a 100 g: 6,90 euro;
  • oltre 100 g fino a 250 g: 7,45 euro;
  • oltre 250 g fino a 350 g: 8,35 euro;
  • oltre 350 g fino a 1000 g: 10,25 euro;
  • oltre 1000 g fino a 2000 g: 13,70 euro.

Perché spedire una raccomandata a sé stessi?

Alcuni documenti, per poter avere effetti nei confronti dei terzi, devono avere una «data certa»: non basta, cioè, la data riportata dalle parti che hanno redatto il documento, ma è necessario che la stessa sia certificata da un pubblico ufficiale. Ciò al fine di rendere tale data indiscutibile ed escludere che possa trattarsi di una data fittizia, magari frutto di una retrodatazione dolosa, solo per far apparire il documento come creato in un determinato momento piuttosto che in un altro.

Il pubblico ufficiale per eccellenza è il notaio (il quale ha un costo elevato e richiede un appuntamento). Si potrebbe ricorrere a un dirigente del Comune o altra pubblica autorità, le quali però – pur potendo certificare una data – si sottraggono spesso a questo compito, sostenendo che non rientri tra i loro doveri d’ufficio, rivolti piuttosto agli interessi pubblici che non a quelli privati.

Non resta che il postino, in particolare quello di Poste Italiane. Il postino “tradizionale” è considerato infatti dalla legge (a differenza dei dipendenti delle poste private e dei corrieri) un pubblico ufficiale: ciò che certifica acquista la cosiddetta pubblica fede, ossia è incontestabile (salvo un particolare e complesso procedimento giudiziale, volto a togliere la validità alla sua dichiarazione, che si chiama «querela di falso»).

Con il timbro postale e la data in esso riportata, il postino attesta che, in quel determinato momento, il documento gli è stato consegnato. Sicuramente, non può certificare l’esatta data in cui il documento è stato creato (potrebbe trattarsi di un momento anteriore), ma se non altro garantirà, con la massima certezza, che non può essere successivo a quel giorno. Ecco perché è necessario procedere alla spedizione a sé stessi nel più breve tempo possibile dalla data di creazione del documento che necessita della data certa.

In questo modo, nel momento in cui la raccomandata viene consegnata all’indirizzo del destinatario, ossia allo stesso mittente, essa contiene anche il timbro postale, ossia la certificazione della data certa.

Un tempo non c’era bisogno di tutta questa finzione; si andava presso qualsiasi ufficio di Poste Italiane e si chiedeva il servizio «data certa»: il postino metteva il timbro e riconsegnava, nell’immediatezza, la busta all’interessato (che così non doveva attenderla a casa). L’anno scorso, tuttavia, Poste Italiane ha cancellato il servizio «data certa». Così ora, non resta che attendere il postino a casa propria (esistono tuttavia ulteriori sistemi per dare data certa a un documento).

Per quali documenti è necessaria la data certa?

La data certa può essere necessaria per una serie di ipotesi. Ne elenchiamo solo alcune:

  • chi vuole certificare di aver creato un manoscritto o un’opera letteraria o fotografica e la vuol proteggere dai plagi altrui prima di metterla in circolazione, può spedire una copia dell’originale a sé stesso: in tal modo potrà sempre dimostrare che il proprio diritto d’autore si è formato in epoca anteriore a quella del contraffattore. In questo modo si evita anche la registrazione alla Siae;
  • chi vuol certificare di aver dato, in prestito, determinati beni a un’altra persona e impedire così che i creditori del comodatario possano pignorarli, può spedire una copia del contratto di comodato a sé stesso: infatti, essendo detti beni di proprietà di un terzo, non possono essere soggetti all’esecuzione forzata. Bisognerà però dimostrare che il comodante è anche proprietario dei beni dati in prestito (ad esempio, con le fatture di acquisto);
  • chi vuol certificare, davanti a eventuali contestazioni dell’Agenzia delle Entrate, di aver donato delle somme a un parente o a un amico, può spedire a sé stesso la scrittura privata in cui tale cessione è stata formalizzata.

Come spedire una raccomandata a me stesso

Se vuoi spedire una raccomandata a te stesso è necessario che la busta e il documento siano un unico corpo. In altre parole, si deve trattare della cosiddetta raccomandata senza busta (per il tutorial sulla creazione della raccomandata senza busta clicca qui). In sintesi, il documento non deve essere inserito in una busta, ma va:

  • piegato su sé stesso;
  • sulla facciata rimasta bianca va scritto il nome del mittente e del destinatario;
  • sempre su tale spazio bisogna apporre il francobollo;
  • va apposto nastro adesivo o spille sui lati del foglio;
  • va poi consegnato all’ufficio postale affinché apponga il timbro sempre sullo stesso foglio.

note

Autore immagine: 123rf com


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9 Commenti

  1. Tutto bene ma occorre un dettaglio in più…. Perché potrebbe contestarsi che….
    Vi sia sufficiente il dubbio….

  2. Buongiorno il tema delle raccomandate A.R. è sempre stato particolare in quanto certifica la busta e non il contenuto. Come posso dimostrare di aver inserito all’interno una mia opera o un altro documento e non un foglio bianco? O gli auguri di natale per mia zia? Saluti

  3. Secondo me, pur effettuando il cd. “piego postale”, una volta ricevuta la raccomandata, non bisognerebbe aprirla. Aprendola, si potrebbe eccepire che il contenuto sia stato scritto successivamente alla ricezione, per cui verrebbe meno la “data certa”. Diventa però difficile esibirla chiusa in un eventuale contenzioso.

  4. Non sempre è possibile però applicare la raccomandata senza busta. Un dattiloscritto o opera fotografica di grosso spessore difficilmente sono piegabili in tre.

    1. Le commissioni tributarie richiedono che i ricorsi alle cartelle di pagamento siano notificati mediante plico senza busta; un singolo ricorso può contenere anche una quarantina di fogli, il plico và consegnato all’addetto dell’uff. Postale, piegato su se stesso e sigillato da graffette.

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