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Lo sai che? Il portiere può ritirare la posta?

Lo sai che? Pubblicato il 22 gennaio 2017

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> Lo sai che? Pubblicato il 22 gennaio 2017

Che succede se una raccomandata o un atto giudiziario viene consegnato al portiere? È valida la notifica?

Il postino o l’ufficiale giudiziario è legittimato a consegnare la posta al portiere dello stabile, anche se si tratta di un documento importante come un atto giudiziario. La notifica, in tali casi, è valida e il destinatario non potrà sostenere di non aver preso conoscenza del suo contenuto. Così, ad esempio, se si tratta di uno sfratto, l’inquilino potrà ben essere sbattuto fuori di casa nonostante l’intimazione sia stata consegnata, appunto, al portiere. È quanto chiarito dalla Cassazione con una recente sentenza [1].

La consegna della posta al portiere è valida?

Il portiere può ritirare la raccomandata o gli atti giudiziari?

In assenza a casa dell’effettivo destinatario dell’atto, il codice di procedura civile individua una serie di soggetti cui, al suo posto, il postino o l’ufficiale giudiziario possono consegnare la posta: i familiari conviventi (purché maggiori di 14 anni o non incapaci), le persone addette alla casa (la colf, la domestica, ecc.) o all’ufficio (la segretaria, il dipendente addetto alla posta, ecc.) e, solo in ultima analisi, il portiere. È ovviamente facoltà di tali soggetti ritirare la posta per conto dell’effettivo destinatario così come di rifiutarla. Se si tratta di una raccomandata, il postino che affida la busta a una persona diversa dal destinatario invia immediatamente a quest’ultimo una seconda raccomandata con cui lo avvisa dell’avvenuta consegna dell’atto a un soggetto diverso (è la cosiddetta Can, ossia Comunicazione di avvenuta notifica).

Che succede se il portiere si dimentica di consegnare la raccomandata?

Secondo la Cassazione, la consegna della posta al portiere è valida e sortisce ugualmente effetti nei confronti dell’effettivo destinatario anche se poi quest’ultimo non viene messo al corrente della notifica, per dimenticanza del predetto portiere.

Se il portiere omette di consegnare al condomino l’atto ricevuto per suo conto, la scadenza dei termini per un’eventuale opposizione e difesa ricade solo su quest’ultimo e non c’è possibilità di aggrapparsi a una ipotetica «giusta causa» per poter ottenere una seconda possibilità. È del resto la legge stessa che stabilisce la validità della notifica al portiere e, pertanto, non c’è possibilità di lamentare la mancata trasmissione della corrispondenza. Tale omissione non integra, secondo la giurisprudenza, gli estremi del caso fortuito per legittimare una opposizione tardiva o fingere che la notifica non sia mai avvenuta.

La notifica eseguita al portiere è quindi pienamente valida.

note

[1] Cass. sent. n. 942/17 del 17.01.2017.

Autore immagine: 123rf com

Corte di Cassazione, sez. III Civile, sentenza 29 novembre 2016 – 17 gennaio 2017, n. 942
Presidente Spirito – Relatore Cirillo

Svolgimento del processo

1. La s.r.l. Ennedi Commerciale intimò sfratto per morosità alla s.r.l. Bliss 145 davanti al Tribunale di Gorizia, il quale con ordinanza del 21 luglio 2010 convalidò lo sfratto e fissò la data di rilascio.
In forza di quel provvedimento la locatrice notificò precetto per il rilascio e, a seguito di tale atto, la s.r.l. Bliss 145 propose opposizione successiva alla convalida, ai sensi dell’art. 668 cod. proc. civ., davanti al medesimo Tribunale di Gorizia.
Il Tribunale dichiarò inammissibile l’opposizione e condannò l’opponente alle spese di lite.
2. La pronuncia è stata impugnata dalla società Bliss 145 e la Corte d’appello di Trieste, con sentenza del 21 marzo 2012, ha respinto il gravame, confermando la decisione del Tribunale e condannando l’appellante al pagamento delle ulteriori spese del grado.
Ha osservato la Corte territoriale che la tesi dell’appellante ruotava intorno alla presunta mancata trasmissione, da parte del portiere dello stabile dov’era la sede legale della società, della notifica dell’intimazione di sfratto e del conseguente giudizio di convalida. La notifica al portiere, prevista dall’art. 145 cod. proc. civ., era invece pienamente valida, né poteva la mancata consegna dell’atto integrare gli estremi del caso fortuito idoneo a legittimare l’opposizione tardiva. L’amministratrice della società, inoltre, aveva ricevuto personalmente la notifica prima di dimettersi dalla carica e il Tribunale aveva provveduto, alla prima udienza, ad un rinvio proprio per rinnovare la notifica, in tal modo escludendo ogni possibile lesione del diritto di difesa.
3. Contro la sentenza della Corte d’appello di Trieste propone ricorso la società Bliss 145 con atto affidato ad un motivo.
Resiste la s.r.l. Ennedi Commerciale con controricorso.

Motivi della decisione

1. Con il primo ed unico motivo di ricorso si lamenta, in riferimento all’art. 360, primo comma, n. 3), cod. proc. civ., violazione e falsa applicazione degli artt. 145 e 668 cod. proc. civ., rilevando che la Corte d’appello avrebbe dovuto riconoscere che il mancato recapito dell’atto da parte del portiere integrava gli estremi del caso fortuito.
Ribadisce la società ricorrente che il portiere dello stabile non aveva consegnato l’avviso dell’udienza di convalida dello sfratto; che la notifica all’amministratrice (in data 29 marzo 2010) era per l’udienza del 10 maggio 2010, mentre la stessa si tenne, per motivi d’ufficio, il giorno successivo; che la nuova notifica disposta dal G.I. all’udienza dell’11 maggio 2010 (per il successivo 21 luglio) era stata consegnata al portiere dello stabile della sede legale, che neppure in tale occasione l’aveva consegnata. Doveva, quindi, riconoscersi l’esistenza del fortuito ed ammettere l’opposizione tardiva.
1.1. Il motivo non è fondato.
La Corte d’appello ha costruito la propria motivazione su due fondamentali argomentazioni che il ricorso non è affatto in grado di superare. La sentenza, come si è già accennato, sulla premessa che la notifica alla persona giuridica può avvenire anche tramite consegna al portiere (art. 145 cod. proc. civ.), ha escluso che l’omessa consegna da parte del portiere (peraltro rimasta non dimostrata) potesse integrare gli estremi del caso fortuito, anche perché il legale rappresentante della società Bliss aveva ricevuto la notifica in data precedente alla propria cessazione dalla carica; e comunque, il G.I. aveva provveduto al rinnovo della notifica fissando una nuova udienza per il 21 luglio 2010.
A fronte di tale motivazione, la doglianza non considera che la mancata consegna dell’atto da parte del portiere non può integrare il fortuito a meno che non se ne provi l’esistenza, senza contare che nella specie si tratterebbe di due notifiche non consegnate in date diverse, mentre la prima notifica all’amministratrice andò a buon fine, sia pure per una data diversa da quella nella quale l’udienza effettivamente si tenne. A ciò va aggiunto che la valutazione sull’esistenza o meno del caso fortuito è rimessa al giudice di merito e che i capitoli di prova di cui si lamenta la mancata ammissione sono comunque inidonei a conseguire il risultato probatorio che la società ricorrente si prefigge (v. ricorso a p. 6).
Ne consegue che il ricorso in esame non fa altro che riproporre osservazioni critiche già vagliate dalla Corte d’appello, insistendo nella prospettazione di tesi giuridiche evidentemente prive di qualsiasi fondamento.
2. Il ricorso, pertanto, è rigettato.
A tale esito segue la condanna della società ricorrente al pagamento delle spese del giudizio di cassazione, liquidate ai sensi del d.m. 10 marzo 2014, n. 55, sopravvenuto a determinare i compensi professionali.
L’insistenza della parte ricorrente nel prospettare tesi giuridiche del tutto eccentriche, a fronte di due pronunce di merito che avevano chiaramente delineato gli esatti termini della questione, induce il Collegio a condannare la società ricorrente al risarcimento dei danni, in favore della controparte, ai sensi dell’art. 96, terzo comma, cod. proc. civ., poiché tale comportamento svela una colpa grave che si traduce nell’evidente abuso dello strumento processuale (v. sentenza 19 aprile 2016, n. 7726).

P.Q.M.

La Corte rigetta il ricorso e condanna la società ricorrente al pagamento delle spese del giudizio di cassazione, liquidate in complessivi Euro 10.200, di cui Euro 200 per spese, oltre spese generali ed accessori di legge, nonché al pagamento della somma di Euro 5.200 a favore della controparte, ai sensi dell’art. 96, terzo comma, del codice di procedura civile.


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